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Dopo duecento giorni nello Spazio e quattro mesi di comando della Stazione spaziale internazionale, Luca Parmitano è atterrato nelle steppe del Kazakistan. Sorridente, con il pollice all’insù, è uscito per terzo dalla navicella russa Soyuz. Avviati da subito i primi controlli medici, per poi iniziare le tradizionali attività, anche di qualche settimana, per riabituare il corpo alla gravità. Un “bentornato” speciale è arrivato dal sottosegretario Riccardo Fraccaro, delegato dal premier per lo politiche spaziali. “AstroLuca rappresenta l’eccellenza dell’Italia nel settore, siamo orgogliosi di lui”, ha detto Fraccaro, rinnovando poi l’invito già lanciato qualche tempo fa: “Lo aspetto al più presto a palazzo Chigi per lavorare insieme alle politiche spaziali del nostro Paese”.

UN VIAGGIO DA RECORD

L’astronauta italiano dell’Agenzia spaziale europea (Esa) è partito nella prima mattina italiana a bordo della navicella russa Soyuz-MS13. Con lui, l’astronauta americana Christina Koch e al cosmonauta Alexander Skvortsov, lo stesso che lo aveva accompagnato nell’andata lo scorso 20 luglio. L’americana era invece già sulla stazione spaziale, tanto da arrivare alla fine di dicembre a battere il record di permanenza nello Spazio per un donna, prima detenuto da Peggy Annette Whitson con 288 giorni. Pure la missione di AstroLuca è stata comunque corredata da record. Parmitano è ora l’italiano con più tempo nello spazio, nonché l’europeo che ha passato più ore (oltre 33) in attività extra-veicolare, al di fuori della Stazione spaziale (Iss).

LA CADUTA…

Il viaggio di ritorno è decisamente più breve dell’andata. Ci sono volute quattro ore dal distacco dalla Iss per raggiungere terra. A circa 120 chilometri dalla superficie scatta la prima frenata rispetto a una velocità di quasi 29mila Km/h; gli astronauti vengono premuti sui seggolini a una forza di 4/5 g, pari a circa quattro volte il proprio peso. Inizia la discesa controllata, fino all’apertura del grande paracadute. “What a ride!”, ha detto via radio Parmitano in questa fase. Quando manca ormai poco all’atterraggio, entrano in azione anche i retrorazzi, indispensabili per scendere a 5 Km/h. Una volta a terra, sono gli stessi astronauti a comunicare la posizione esatta al team di supporto. Iniziano così le attività di estrazione, spesso piuttosto lunghe a causa della difficoltà di movimento dei viaggiatori spaziali dopo diversi mesi in assenza di gravità.

…E LA RIPRESA

Parmitano verrà dunque portato a Colonia, in Germania, sede del Corpo astronauti europeo. Lì sarà supportato da un team medico per riadattarsi rapidamente alle condizioni della terra. Ci vorrà un po’, qualche settimana per riprendere al meglio tutte quelle funzioni (dalla vista al sistema cardiaco) che hanno imparato ad adattarsi per sei mesi a un ambiente completamente diverso. Lo aveva spiegato l’astronauta italiano ad alcuni studenti romani in uno dei suoi ultimi collegamenti dallo Spazio: quale è la cosa più strana quando si torna a Terra? “Il fatto che la libertà di movimento che diamo per scontata svanisce immediatamente, e con essa anche la memoria della stessa”. Con la gravità, aveva spiegato Parmitano, “ti dimentichi subito cosa vuol dire sapersi muovere in maniera armonica e libera, questa è la cosa più triste di questo lavoro”.

LA MISSIONE

Anche perché i sei mesi della missione Beyond dell’Esa sono stati particolarmente intensi. Parmitano ha contribuito a oltre 200 esperimenti, tra cui sei proposti dall’Agenzia spaziale italiana (Asi): Nutriss, Acoustic diagnostics, Amyloid aggregation, Lidal, Xenogriss e Mini-Euso. Hanno riguardato la preparazione di future missioni, ma anche la fisiologia umana per capire come migliorare la vita terrestre. Le attività extra-veicolari sono state ben quattro per AstroLuca, tutte dedicate al prolungamento della vita operativa dell’Ams-02, il cacciatore di materia oscura. Nel 2013, con la missione Volare, Parmitano era stato il primo italiano a compiere una missione extra-veicolare. Ne aveva messe a segno due, una delle quali interrotta per il rischio di affogare dentro il casco riempitosi d’acqua. Con le quattro di Beyond, l’astronauta siciliano ha superato lo svedese Christer Fuglesang, diventando l’europeo con più ore trascorse nello spazio aperto.

IL COMANDO

Il 2 ottobre il momento più significativo: l’abbraccio con il collega russo Alexei Ovchinin e il suono della tradizionale campanella, simbolo del passaggio di consegne al vertice dell’equipaggio. In quel momento, il colonnello dell’Aeronautica militare è diventato il primo italiano (terzo europeo) ad assumere il comando della Stazione spaziale. Parmitano ha svolto anche un’intensa attività istituzionale, tra cui spicca il collegamento a dicembre con gli esperti riuniti nella conferenza internazionale sul clima, la Cop 25 a Madrid. In questi mesi sono state tante le immagini sensazionali diffuse via Twitter dall’astronauta, dedicate alle bellezze della Terra ma anche alle sue ferite, come quella che ritraeva la coltre di fumo e cenere sopra un’Australia attraversata dagli incendi. Questa forse la cifra stilistica della missione Beyond. Dagli oltre 400 chilometri di quota, AstroLuca ci ha sensibilizzato sulla “fragilità” del Pianeta.

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