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Il decreto per il salvataggio della Popolare di Bari inizierà a giorni il suo percorso alla Camera. Una volta approvato, si capirà se lo schema messo in campo dall’esecutivo, darà i suoi, buoni, frutti. La rotta è tracciata e anche nota: il governo inietterà i 900 milioni nel capitale di Invitalia, 500 dei quali verranno girati alla controllante Mcc che a sua volta parteciperà alla ricapitalizzazione della Popolare. Gli altri 500 milioni, visto che serve un miliardo, arriveranno con ogni probabilità dal Fondo interbancario di tutela dei depositi (Fitd), partecipato dagli istituti di credito italiani. Formiche.net ha chiesto il parere di Roberto Napoletano, giornalista, ex direttore del Sole 24 Ore e oggi alla guida del Quotidiano del Sud.

GIUSTO SALVARE LA POPOLARE

Tanto per cominciare “la banca andava salvata. E questo perché un suo default avrebbe significato costi enormi, molto seri, per il tessuto locale ma anche per il resto del Paese”, chiarisce Napoletano. “L’operazione messa in campo dal governo deve partire dal presupposto che l’Italia a dispetto di molti altri Paesi ha speso molto meno per salvare le proprie banche. La Germania, tanto per fare un esempio, ha speso quasi 15 volte tanto noi. Ora, è necessario che la banca pugliese diventi a tutti gli effetti una spa per superare la logica cooperativa alla base del credito popolare, che più volte si è dimostrato soggetto ai poteri, facendo vincere le clientele. Oggi, l’operazione che occorre fare è quella di prendere il meglio delle popolari, il loro legame con i territori e trasformarlo in spa”.

SUD, UNA QUESTIONE NAZIONALE

Napoletano poi sposta il baricentro della discussione sul ruolo del Mediocredito centrale per il rilancio del Sud. “Si tratta di una realtà che ha tutte le capacità e le competenze per assolvere a questa funzione. Ma una cosa deve essere ben chiara. Oggi in Italia viviamo un problema sistemico, il Meridione, che richiede una risposta sistemica. E questa risposta deve ripartire da un progetto di banca per il Mezzogiorno che è e rimane decisivo. Occorre attingere al capitale storico, pubblico, per creare quel motore di cui il Sud ha bisogno. E questo per un motivo molto semplice: il Meridione è una questione nazionale, non locale e come tale va trattata. Con una sua banca che sfrutti al meglio le qualità e le competenze di cui lo stesso Mcc è dotato”.

SE IL NORD DIPENDE DAL SUD

L’ex direttore del Sole va ancora più in là. “Quello che piano piano si comincia a dire è che il Sud non è più l’idrovora dell’Italia. Sono state fatte alcune operazioni verità, alcune delle quali finite in Parlamento, grazie alle quali abbiamo scoperto che 20 miliardi di fondi europei per la coesione sono stati utilizzati per la stabilità finanziaria dei nostri conti piuttosto che per il Sud. E ancora, proprio oggi, il presidente dell’Istat ha detto che in Val d’Aosta ci sono più dipendenti che in Campania. Non è certo il Mezzogiorno che sta saccheggiando il Paese”.

 

Il Sud è una questione nazionale e ha bisogno della sua banca. Parla Napoletano

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