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Prezzolini sosteneva che la piazza fosse “il vero governo italiano, che decide la guerra o fa cessare lo sciopero dei tranvieri”. A Ferrara però, questa sera di piazze ce n’erano due. Una acclamante a sostegno di Lucia Borgonzoni, candidata alla presidenza della Regione Emilia Romagna in quota lega (assieme a lei anche il leader del Carroccio, Matteo Salvini), mentre l’altra popolata dal movimento ittico delle sardine. Pesci azzurri però che, differentemente dalle altre volte, erano armati di libri, di qualsiasi tipo: da Roberto Saviano a Hanna Arendt, passando per Russel e Eco.

“Una piazza contro l’ignoranza della destra che ha portato questo Paese a sprofondare nell’odio e nell’intolleranza”. Il refrain che da più parti echeggia in una piazza Castello unita dal coro di “Bella Ciao”. Sulla finestra della piazza accanto biancheggia il sorriso di Lucia Borgonzoni. Malgrado i numeri delle due platee siano simili, il popolo leghista rumoreggia e reclama il suo tributo d’attenzione. “Questi applausi sono l’esempio di come governa un’amministrazione leghista: con la testa e con il cuore”. Il riferimento è al primo cittadino leghista Alan Fabbri che, il 10 giugno, ha espugnato uno dei feudi tradizionalmente rossi dell’Emilia Romagna. Parlando poi della sfida che la attende da qui al 26 gennaio, conscia del consenso che ancora riscuote il competitor Stefano Bonaccini, Borgonzoni punta il dito sul fatto che “si siano create le condizioni per avere una sanità di serie A e una sanità di serie B”, in un territorio in cui “le rette degli istituti sono più care per i disabili perché nel conteggio dell’Isee è quantificata anche la percezione del sussidio riconosciuto per i disabili: non si può lucrare sulla vita delle persone”.

La frase ad effetto serve per introdurre un altro concetto che, malgrado sappia un po’ da slogan, a livello di applausometro è efficace: “Per noi le persone non sono numeri di una lista d’attesa: le persone sono storie, vite, volti”. Gli stessi volti che si trovano, stretti come sardine (qui ci possiamo concedere una battuta), “sui treni mai in orario, malgrado i grandi proclama di Bonaccini. Questa è una Regione che ha bisogno di infrastrutture che ne garantiscano una corretta fruibilità, anche per il commercio”. Facile il link al tema dell’impresa. “Il Pd – dice ancora – si è fatto bello con i numeri eccellenti che registrano le nostre imprese. Ma è il caso di ricordare che le nostre imprese sono riuscite a tirarsi su, anche dopo il terremoto del 2012, non grazie al Pd, ma nonostante il Pd”. Facile lo scroscio di un consenso che monta a perdita di flash tra smarphone e telecamere degli operatori assiepati sotto al palco di galleria Matteotti.

Quella che Borgonzoni immagina è insomma una Regione “in cui le case popolari vengano garantite prima agli italiani, o anche ai migranti integrati che lavorano onestamente e che pagano le tasse; una regione sicura, che permetta ai comuni di difenderci”. Un territorio però “che non usi i cittadini come bancomat”, chiude Borgonzoni passando la parola a un Salvini che vuole ripartire da Ferrara, dove ha già vinto. “Perché contiamo su di voi – dice il leader del Carroccio -: perché se ci darete il voto il 27 gennaio sarà tutta un’altra Regione. Qui c’è bisogno di fare un miracolo”. Un miracolo perché “non è normale trovarsi un lunedì sera, d’inverno, a dover difendere il valore del presepe, il valore dell’agricoltura emiliana, la nostra storia, la nostra lingua, le nostre bellezze e il Natale”. E sulla difesa del Natale, con l’albero e le luci che fiammeggiano in una città vestita a festa, è acclamazione popolare. “Matteo, Matteo”. Sì, la sfida alla guida dell’Emilia Romagna significa tutto questo.

Così Borgonzoni e Salvini scaldano la piazza contro le sardine armate di libri

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