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Concedere a Huawei un ruolo nella costruzione dell’infrastruttura 5G del Regno Unito sarebbe come “lasciare una volpe libera in un pollaio”. La citazione è di un’alta fonte del Sunday Times al GCHQ, la più grande agenzia d’intelligence britannica, l’equivalente dell’Nsa statunitense. Un avvertimento che suona simile a quello lanciato in Italia dal Copasir un mese fa.

Il quotidiano britannico da settimane segue gli sviluppi che stanno portando alla decisione che il premier Boris Johnson e il National Security Council dovranno prendere entro fine mese sul colosso cinese raccontando le pressioni statunitensi e le voci che a Londra, invece, spingono per un’apertura a Huawei (dal capo dell’MI5 fino a diversi ministri di punta dell’esecutivo conservatore). Nei giorni scorsi anche noi su Formiche.net abbiamo raccontato lo scontro tra Regno Unito e Stati Uniti in un mese caldissimo per il primo: non soltanto la scelta sul 5G ma anche, il 31 gennaio, la Brexit.

L’ultimo tassello di questo complesso puzzle l’ha messo, come dicevamo, il Sunday Times: “Alti funzionari dell’agenzia sono preoccupati del rischio di un’apertura della rete 5G britannica a Huawei, azienda tecnologica con stretti legami con l’intelligence cinese”, scriveva ieri l’edizione domenicale dello storico giornale londinese. Anche un ex funzionario citato dal quotidiano è critico: “Sarebbe fottutamente assurdo”.

La decisione, però, sembra essere ormai stata presa. Le fonti del quotidiano parlano, infatti, di una “conclusione già scritta” nonostante i risultati preoccupati dei test sugli apparecchi Huawei condotti in una struttura governativa a Banbury, nell’Oxfordshire. Le preoccupazioni dell’agenzia sono legate alla sicurezza di Huawei, al rischio che il colosso, e quindi potenzialmente anche l’intelligence cinese, abbia un “accesso senza precedenti” ai dati sensibili dei cittadini britannici. E non bastano le rassicurazioni secondo cui l’azienda dovrebbe essere esclusa da aree sensibili come Westminster e le basi principali della Marina di Sua Maestà a Faslane, Davenport e Portsmouth.

In un ultimo disperato tentativo, il GCHQ avrebbe consigliato al governo di evitare l’apertura a Huawei per quanto riguarda le parti “core” della rete, nonostante molti esperti riscontrino difficoltà a distinguere tra queste e le “edge”.  

Nel Regno Unito sta andando in scena uno scontro tra servizi segreti. Il capo dell’MI5, Andrew Parker, la scorsa settimana ha detto che la condivisione di intelligence tra Stati Uniti e Regno Unito non subirebbe ripercussioni in caso di apertura a Huawei, nonostante le minacce del presidente statunitense Donald Trump. Il numero uno dell’MI6, Alex Younger, invece, ha sottolineato come la maggior parte dei Paesi dei Five Eyes abbiano escluso Huawei. Un’annotazione che ha fatto riecheggiare gli avvertimenti della Casa Bianca.

Per la partita è sceso in campo pubblicamente anche il colosso, con un articolo, sempre sul Times, firmato dal vicepresidente Victor Zhang che ha messo in guardia Londra: servirebbero sette anni per rimuovere completamente Huawei dalle reti britanniche. E sembra proprio il rischio di tempi lunghi paventato da Huawei ad aver convinto il governo britannico ad aprire le sue reti 5G alle aziende cinesi nonostante i loro legami con l’intelligence di Pechino. 

Londra pare decisa a dire sì a Huawei nonostante due leggi cinesi minaccino la sicurezza dei cittadini britannici: la National Security Law che “obbliga cittadini e organizzazioni a fornire supporto e assistenza alle autorità di pubblica sicurezza militari e alle agenzie di intelligence” e la Cyber Security Law, che impone agli operatori di rete di “fornire supporto agli organi di polizia e alle agenzie di intelligence nella salvaguardia della sicurezza e degli interessi nazionali”.

Gli 007 inglesi non hanno dubbi sui rischi di Huawei nel 5G

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