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La riforma delle pensioni non c’è ancora, ma il solo averla prima ventilata e poi proposta ha mandato in tilt il mondo politico e sindacale francese. Tutti mobilitati, dalla Cgt, il potente (almeno un tempo) sindacato, ai partiti politici, a cominciare da Rassemblement di Marine Le Pen con tutte le sinistre al seguito, indipendentemente dalle appartenenze. Emmanuel Macron non ha più davanti a sé l’incubo dei gilets jaunes, ma una realtà che non faticherà ad organizzarsi, composita e non addomesticabile, spalleggiata da “cani sciolti” che non si fanno scrupolo di mettere la capitale a ferro e fuoco come è avvenuto ieri tra Magenta e République, con fermi, violenze assortite, arresti e feriti.

L’autunno è stato politicamente “mite”, l’inverno si annuncia crudele in Francia, a meno che il presidente ed il suo governo non ritirino le proposte di riforma delle quali per ora si sa soltanto che penalizzeranno i ceti più deboli.

La Francia è in ginocchio per molti motivi. Basta girare per Parigi e farsi un’idea della decadenza della capitale amministrata dalla socialista Hidalgo in modo approssimativo. Non c’è voglia di feste in queste settimane prenatalizie. Le luminarie che la trasformavano negli anni passati sono davvero a ridotte a miserabili parodie di addobbi. E le proteste si confanno al clima di “astinenza” che sembra essersi instaurato.

Ieri mattina per puro caso sono riuscito a prendere un treno per Londra: senza preavviso, improvvisamente, tutto si è bloccato. I mezzi pubblici hanno più che dimezzato i servizi, le metropolitane, gli ospedali, le scuole, i servizi pubblici in genere sono stati come contagiati da una sorta di agitazione della quale si parlava da mesi, ma che soltanto negli ultimi giorni si è concretizzata con gli scioperi di ieri, riuscita benissimo, soprattutto in provincia, visti gli esiti, con disappunto dei francesi i quali ormai giustificano tutto ciò che è contro Macron, dai gilets jaunes ai pensionati che rischiano di vedersi impoveriti nel giro di pochi mesi.

Le politiche neo-liberiste del presidente, che sembrava essersi “calmato” entrando in una fase di ragionevolezza, hanno riacceso gli animi. Naturalmente i black block hanno rifatto la loro comparsa. L’ordine pubblico è sembrato traballante. La miscela esplosiva che si temeva , si è manifestata: i violenti, insieme, ma rigorosamente distinti dai sindacati, promettono di tornare in strada nei prossimi giorni, sotto Natale.

E con loro riprendono fiato i partiti politici, tutti, nessuno escluso, perché sanno che sulle pensioni si giocano il futuro, ma anche la riconferma di Macron che, a questo punto, o fa marcia indietro, rimediando una pessima figura, o si industria a concertare la riforma con i sindacati che non può essere sulla falsa riga di quella annunciata, vale a dire incentivi per uscire dal processo produttivo e niente indicizzazione per quelle in essere. Insieme ad un cumulo di tasse, da quelle sull’abitazione ai rifiuti.

Quando i pensionati scendono in piazza la Francia si ferma. Si ricorda ancora lo sciopero del 1995 contro un altro tentativo di riforma, prima o ministro era Juppé, presidente Chirac (che riuscì a tenersi a distanza): il Paese restò fermo, con conseguenze gravissime, non soltanto nei servizi pubblici, per ben tre settimane. Una tragedia sociale e politica. Centottanta intellettuali hanno firmato un documento, pubblicato da Le Monde, contro Macron e le sue politiche autoritarie e liberiste. Sono quasi tutti di sinistra, a cominciare dal noto Thomas Piketty. Li seguiranno in molti.

Dall’Eliseo bocche cucite. Si ha la sensazione che la rivolta dei gilets jaunes sia stata stata la prova generale di una ben più vasta mobilitazione che potrebbe indurre Macron a misure senza precedenti e le forze politiche a richieste che mai sono state avanzate durante la Quinta Repubblica. Insomma, il “governo dei ricchi” trema. Ma i più poveri sembrano essere i più forti. Se si uniscono tutte le componenti che contestano Macron, la Francia rischia di diventare una santabarbara pronta ad esplodere. I Paesi vicini temono, non senza ragione, il contagio. Intanto si fa il conto dei danni. Non sono pochi, né lievi.

Di fronte ad un’altra crisi sociale, Macron si è rivelato inadeguato a fronteggiarla. Soprattutto non è stato in grado di far capire ai francesi il suo progetto. Che, qualcuno dice, non lo capisce neppure lui. C’è qualcosa di vero: la riforma delle pensioni ha spaventato, ma non è stata delineata. Si è capito solo che i più deboli avranno meno motivi per essere sereni in futuro. Sempre che Macron continueranno a lasciarlo giocare con le sue ricette economiche degne di un giocoliere, che molti chiamano il politico Stranamore.

Pensioni, Macron alle corde. Così la Francia rischia di esplodere

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