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Occorre scomporre i diversi elementi della materia nella loro sostanza originaria per conoscerne l’essenza o come dicevano gli antichi alchimisti “Solve et coagula” per sapere quali elementi componevano le sostanze e quali fossero le possibilità di creare alchimie, soluzioni , composizioni e reazioni. Questo si pensa leggendo una piacevole silloge ricolma di quegli arcani che non svelano immediatamente gli interrogativi ancestrali dell’uomo, osservando da sempre ciò che lo circonda e soprattutto se stesso.
Il Lato oscuro delle Cose, di Raffaele Urraro, RP Libri,Il Lato oscuro delle Cose, di Raffaele Urraro, RP Libri,Il Lato oscuro delle Cose, di Raffaele Urraro, RP Libri, si sofferma sulla osservazione del nostro tempo nel “tentativo di scoprire il vero significato delle cose” e sulla capacità di anelare al sorriso, il sorriso della scoperta.
E’ in questo tentativo che si ha l’intuizione intorno alle cose , le quali non sono da intendersi come sola “materia”, ma circostanze della vita, pensieri, angosce, sentimenti, stati d’animo tutta questa natura e dimensione parallela che ci attraversa mentre attraverso le cose viviamo, creiamo, pensiamo.
Questo interrogarsi incessante che sta alla base del motivo euristico esistenziale : cercare il senso della vita ,domandandosi se la vita un senso ce l’ha? Una Logica Formale o un’altra Logica che possa giustificarne gli eventi?
Urraro in queste pagine di interrogativi in versi, frammenti di pensiero, di sogno, di riflessione pura ci conduce nella ricerca intimistica che è pero aperta a tutti, indicandone il percorso e la salita perché, menzionando un celebre verso della canzone di Pino Daniele, ci ricorda che “ Siamo angeli che cercano un sorriso”.
L’uomo non si è mai accontentato della superficie e della visione della superficie già lo schiavo legato in fondo alla caverna nell’aneddoto di Platone non si accontentava delle ombre ma anelava alla vera conoscenza, all’essenza dell’ Idea e l’idea è già nella parola, in quella forma vocale o scritta del pensiero che è strumento ed essenza dell’intelligenza umana.
Ma Le parole dei poeti sono esse stesse “enigmi da svelare” sostiene Urraro, sono chiare e rappresentative, ma allo stesso tempo nascondono il seme dell’oscuro, del segreto, dell’intendere, “Crediamo di intenderci, non ci intendiamo mai” affermava Luigi Pirandello .
Le parole dei poeti sono destinate alla Luna, ma sempre alla sua faccia nascosta, a quel lato della Luna che a causa della rotazione sincrona lunare l’uomo non riesce a vedere, è come se questo fenomeno di librazione appartenesse all’ universo delle cose, degli eventi, e al Macrocosmo. Affascinato dalla faccia visibile e attratto dalla ricerca dell’ignoto.
Ma le parole dei poeti sono comunque enigmi da svelare/ altrimenti parlerebbero a vuoto/disperdendo nell’aria/ il “senso del suono” / e il “suono del senso”.
I fili delle cose sembrano essere tutti annodati, riconducono alle stelle del cielo all’interrogativo che l’uomo si pone da sempre, dalla comparsa del suo raziocinio e della sua capacità di indagare e di indagarsi.
E’ forte il legame / che annoda le cose ed Urraro lo annota questo pensiero come un sentiero tra le stelle, tenendo presente l’insegnamento di Galileo Galilei, un legame così forte di cui si ravvede solo il poeta /pensatore che se ne ravvede e si perde nella notte non già “culla del mistero” bensì “specchio delle nostre paure”.
Ma il poeta autentico che si porta dentro i frammenti delle angosce di tutti gli uomini non teme il pensiero negativo, anzi lo vede quasi sorridere, vede l’abisso e lo chiama rimanendo sull’orlo a rimirare il silenzio tanto che prova il desiderio di “ Andare ad abitare col poeta ” il vero vate di quell’abisso e di quel silenzio dove brillano le stelle ed Urraro sa quale casa abita il poeta e chi è quel poeta che gli lascerebbe aperta la porta dell’ Infinito.
Gli stessi fili che ci legano alle cose e le cose a noi sono gli stessi che ci legano al mondo, al qui ed ora, anche se in un “andare sconvolgente ed inquieto” ci muoviamo come l’ Albatros tra la realtà, il sogno, la volontà di essere e il desiderio di non essere, e l’elucubrazioni del pensiero che non sono mai vane per il poeta, perché il poeta non riesce a pensare a cose che non abbiano un’essenza.
Raffaele Urraro ci invita a riflettere, ma senza essere pedante, con un linguaggio poetico, ma chiaro, ci mostra un sentiero, solleva il velo di Maya e ci lascia vedere che “ anche la poesia dorme e sembra morta” in questo mondo in cui come automi ci muoviamo nella sfida del Tempo che non è fuori di noi, non è cosa estranea ma è essenza nostra, nostra creatura pertanto dovremmo sorreggerlo il tempo, indirizzarlo al nostro ritmo, cadenzarlo a piacimento e non farci annegare nella metà della clessidra già colma di sabbia.
Ora sono mille le strade…/ mentre i mostri dell’anima / affacciati alla ringhiera del mondo/ non sanno più che fare/ e uccidono” questo ha prodotto l’uomo del suo Tempo, ne ha fatto un mostro di se stesso, perché di stelle e di Tempo è fatto l’uomo.
Ma anche la Terra e l’ Universo hanno un lato oscuro che a volte tracima, una Natura prorompente al di sopra delle cose e della vacuità stessa delle cose umane , un Universo che possiede un ordine superiore, sconvolgente, oscuro esso stesso e se l’Universo si ribellasse e ci cadesse in testa? Se accadesse il poeta sarebbe il primo ad osservare questa terribile caduta e avere un ghigno impetuoso contro una umanità che non ha saputo comprendere di essere “pietre che si sfanno” capaci di pensiero, capaci di sogno, ma pietre.
Per vincere il tedio del silenzio e dell’incomunicabilità non ci resta che “ scavare nelle profondità / della parola e sapere/come nasce un’idea o / come vive e muore il mondo, perché nelle parole e nelle cose all’improvviso/ parte il destino incomprensibile di un seme da dove tutto si origina e muove l’onda del vivere, dell’immaginare e del generare idee nuove.

Il viaggio vertiginoso di un poeta

Occorre scomporre i diversi elementi della materia nella loro sostanza originaria per conoscerne l'essenza o come dicevano gli antichi alchimisti “Solve et coagula” per sapere quali elementi componevano le sostanze e quali fossero le possibilità di creare alchimie, soluzioni , composizioni e reazioni. Questo si pensa leggendo una piacevole silloge ricolma di quegli arcani che non svelano immediatamente gli interrogativi…

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