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Papa Francesco in Mozambico: una terra-simbolo della pace e della riconciliazione. “Riconciliazione” cantavano infatti i giovani all’evento interreligioso, ricordando davanti al Papa il male della guerra. Ogni guerra è per Francesco una guerra mondiale perché spezza il legame umano molto al di là di se stessa e provoca reazioni anche lontano.

Poco prima davanti al Papa il presidente Nyusi aveva ricordato la pace del 1992 negoziata da Sant’Egidio, facendo alzare davanti a tutti il leader della Renamo e presentandolo a Francesco. È stato un gesto denso di significati, come se il presidente dicesse “siamo tutti mozambicani”. Ed è questo il sogno comune: sempre il popolo ha voluto la pace, fin dagli anni Ottanta, e ancora oggi. Con grande forza. Il ricordo della pace del ‘92 – confermata ancora quest’anno – marca in profondità la coscienza del Mozambico e ne fa un modello per il mondo. Dimostra che si può costruire un Paese sopra una visione di pace a lungo termine. Pace non è solo un negoziato, un accordo ma anche un lungo percorso di riconciliazione da rafforzare ogni giorno.

Il papa andrà anche a Zimpeto a visitare il Centro Dream di Sant’Egidio contro l’Aids: è anche quello un frutto della pace, un solido esempio di come la guerra sia “madre di ogni povertà” e la pace invece sia sinonimo di sviluppo, salute, prosperità. Non si tratta di una vecchia storia ma di una realtà vissuta ogni giorno dai mozambicani.

Colpisce il calore con cui i mozambicani hanno accolto il pontefice: un’accoglienza spontanea, non organizzata ma di popolo. Tutti sono scesi in strada per salutarlo, negli uffici, nei locali, nei negozi, appena Francesco è atterrato sono scoppiati grandi applausi. Segno che il Papa porta con sé la speranza di un futuro migliore, anche se il Mozambico è già molto cambiato dal 1992. Tale accoglienza supera la chiesa mozambicana stessa, pervade il popolo al di là della confessione. Ogni mozambicano vede in Francesco un grande leader mondiale che pone l’Africa al centro, non in maniera paternalistica ma fraterna.

Infatti va notato che tra i grandi leader mondiali, sono i pontefici romani coloro che più hanno solcato la terra africana, ad iniziare con Paolo VI e soprattutto con Giovanni Paolo II, Benedetto ed ora Francesco. L’Africa interessa la chiesa di Roma, non solo e non tanto perché in quel continente il numero dei cattolici aumenta stabilmente, ma anche perché si guarda oltre: la chiesa cattolica ha maturato nel tempo (fino dopo la decolonizzazione) la consapevolezza che in Africa si giocheranno una parte essenziale dei destini mondiali da tutti i punti di vista. Una bella lezione per i nostri leader europei e occidentali impauriti, che la percepiscono per lo più come una minaccia e non sanno più guardare lontano.

Vi spiego la lezione di Papa Francesco in Mozambico. Parola di Mario Giro

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