Skip to main content

Matteo Renzi, Carlo Calenda, Giovanni Toti e tutti gli altri attori che si vogliono intestare lo spazio politico del centro non hanno fatto i conti con un fattore fondamentale: il fattore C., ossia Giuseppe Conte, che nel centro può trovare molti più spazi di chiunque altro, in questo momento. A crederlo è Enzo Risso, direttore scientifico di Swg, che in una conversazione con Formiche.net analizza l’assalto a quel recito che si pone tra i due estremi di un quadro politico in ridefinizione, che potrebbe essere l’ago della bilancia di tutti i futuri governi e che vale il 20% dei consensi degli italiani.

Professore, c’è una corsa al centro, tra Renzi, Calenda, Cairo, Toti?

Intanto farei un passo indietro, ricostruendo il quadro politico attuale.

Prego.

Il quadro politico italiano negli ultimi 5 anni si è modificato rispetto al passato, non si è più costruito su un asse lineare destra-sinistra (come nella Seconda Repubblica) in cui tutti i partiti si dislocavano lungo il suo corso, ma ha ridisegnato un quadro più tridimensionale.

In che senso?

Nel senso che le posizioni degli elettori si dislocavano lungo un asse che andava da una visione di una comunità chiusa a quella di una comunità aperta, un asse che definirei orizzontale, e poi avevamo un asse verticale che era popolo contro elites. Lungo questo asse si sono strutturate tre identità politiche: prima gli italiani, nell’asse della società chiusa, quello verso una comunanza aperta, ossia del Pd, e poi i 5 Stelle posizionati sull’asse del popolo contro le elites. In questo quadro esisteva un’area, quella della borghesia metropolitana, urbana, aspirazionale, che stava nella parte alta di questo ideale quadrante e che non aveva una piena rappresentanza. Negli ultimi 3, 4 anni ha guardato al Pd di Renzi come a un possibile soggetto che lo potesse incarnare e rappresentare. Il governo 5 Stelle-Pd muta questa mappa politica.

In che modo?

Muta il fatto che il polo del popolo viene in qualche modo parzialmente abbandonato dai 5 Stelle. Questo provoca uno spostamento del quadro politico e delle pulsioni politiche della società, che va verso l’asse comunità aperta-comunità chiusa. Questo asse, insomma, si amplia, si popola, cresce di dimensione e nel crescere di dimensione genera un nuovo spazio per forze moderate di centro.

E torniamo qui alla domanda iniziale: c’è una corsa per riempire lo spazio di centro?

Sì. Oggi abbiamo uno spazio politico nel corpo elettorale complessivo per moderati di centro che ruota intorno al 20% e quello è il bottino da aggredire. Se la politica torna ad essere su un solo asse, comunità aperta-comunità chiusa – o stai da una parte o stai dall’altra – l’essere in mezzo vuol dire non solo essere l’ago della bilancia, ma creare forze in grado di determinare la vittoria o la sconfitta di uno dei due poli. Una forza di interdizione importante e significativa per gestire politica, potere, ruoli.

Questo spazio si sta popolando, però, di molte realtà diverse…

Certo, abbiamo una vasta popolazione, di provenienza di centrosinistra – Renzi, Calenda – poi soggetti che vengono da una storia di centrodestra, come Toti. Abbiamo soggetti che storicamente stanno al centro e sono alleati col centrodestra come Lupi, ad esempio; ancora abbiamo oltre a Forza Italia nuovi soggetti che non si sa ancora se scenderanno in campo, come Cairo. Quindi è un’area che comincia a essere popolata da due anime: una che guarda verso “prima gli italiani” e una che guarda verso la comunanza.

A cosa è dovuto questa “corsa al centro”?

Se la situazione si polarizza – comunità aperta contro comunità chiusa – ci sono una vasta quota di persone che non si sentono rappresentate da questa doppia radicalizzazione. Per cui ci saranno persone che non si sentono rappresentate, perché meno radicalizzate, che hanno bisogno di case che guardino in entrambe le direzioni, ma con pulsioni meno forti.

Ad esempio?

L’esempio tipico è lo spazio che può avere Toti come forza centrista che guarda al centrodestra, che è alleata con “prima gli italiani”, e quindi con la Lega, ma rappresenta istanze meno radicali.

E così vale per Renzi e Calenda, ma dal lato opposto…

Esattamente. In tutto questo progetto, sia gli attori di centrodestra sia quelli di centrosinistra, non hanno ancora tenuto conto di un fattore fondamentale: il fattore C.

Ossia?

Non stanno tenendo conto di Giuseppe Conte. In questo momento Conte, anche per parte della base dei 5 Stelle, non è più vissuto come l’avvocato del popolo, ma socialmente è passato a rappresentare più le istanze di un ceto moderato che vuole il cambiamento e che vuole istanze mediane e non radicalizzate come quelle che rappresentava la Lega, ma neanche eccessive verso visioni socialdemocratiche. Oggi se si chiede chi potrebbe essere il leader di un centro unificato e moderato Conte è al primo posto, prima degli altri che abbiamo citato. Quindi il fattore C. rischia di destabilizzare una parte dei progetti centristi.

Qual è la forza di Giuseppe Conte?

Conte potrebbe portarsi dietro una quota degli elettori dei 5 Stelle e potrebbe conquistare una quota degli elettori moderati in grado di formare un altro nucleo dalla visione centrista indebolendo così le altre due forze che guardano rispettivamente verso Lega e verso Pd. Quella di cui parliamo è una piccola area, molto popolata, con un fattore nuovo che è di centro puro e tende a un concetto: il né-né.

Cosa significa?

Significa né troppo di qua né troppo di là. In questo quadro chi ha un vestito più lindo per incarnare questo concetto è, a tutti gli effetti, molto più Giuseppe Conte che gli altri.

Immaginando una forza politica di Renzi, che margini di consenso avrebbe a suo parere?

Non mi posso pronunciare su questo, perché ancora non l’abbiamo testata e non ho numeri a cui fare riferimento. Anche oggi, inoltre, è difficile testare una forza che non è ancora nata e che gli italiani non sanno neanche che contorni avrà. Certamente è una forza che ha una sua identità parlamentare, ma che nella società è tutta da costruire. Tutto dipenderà quindi da come si comporterà nei prossimi mesi e dalla gestione del rapporto con il nuovo governo.

Secondo lei che strategia attuerà Renzi?

Questo bisogna chiederlo a lui. È chiaro, però, che detiene come gli altri attori le chiavi di questo governo. Formando il gruppo alla Camera e con i numeri che ha al Senato ha aumentato il suo peso politico e la sua forza di interdizione e incisione.

Strategicamente come crede che potrebbe rispondere Forza Italia, che al momento è in difficoltà?

Sicuramente ha un’identità storica forte e le riesce difficile sradicarsi dalla relazione con quello che fu il centrodestra. Come dicono gli stessi componenti di FI, loro sono stati i fondatori del centrodestra, ma oggi il centrodestra non c’è più ed è sostituito da uno spazio “primatista” (io continuo a ricordare che è sbagliato chiamarli sovranisti, almeno in Italia) quindi la difficoltà di Forza Italia è di ritrovare un’identità e un ruolo all’interno di uno spazio primatista. Sembra che le convulsioni siano lì, come dimostra al rottura di Toti. Un altro pezzo, quello attorno a Berlusconi, ha difficoltà a fare questo cambio perché fa riferimento a un leader che è cresciuto in un’altra epoca politica.

Sul Pd, invece, che ripercussioni avrà questa ennesima scissione?

Il Pd ha una nuova identità verso cui non riesce a tendere, quella della comunanza umanistica, quindi con l’idea di costruire un’Italia più comunitaria fondata su una visione di riduzione delle disuguaglianze e delle distorsioni generate dal liberismo degli ultimi 20 anni. Questo è un ruolo che però va incarnato, e in questo momento il Pd non sta riuscendo a farlo, perché non è più il vecchio ruolo della sinistra.

Parliamo dell’idea della comunanza di cui diceva prima?

Esatto. Questa idea implica non solo gli aspetti solidaristici, ma anche il concetto di ricostruire un tessuto sociale e una nuova dimensione unitaria della società – innovare, dare spazio a un nuovo modo di fare impresa, favorire lo sviluppo della società verso un universo green – che non è il vecchio concetto di socialismo, per intenderci. È una sfida al cambiamento, alla società del XXI Secolo, che però bisogna saper interpretare.

In tutto questo il Movimento 5 Stelle che prospettive ha? Il partito “biodegradabile” di Grillo rischia di essere assorbito dalle altre forze?

Il Movimento 5 Stelle dopo essere stato il pivot del cambiamento nella nuova dimensione in cui si sta ricostruendo il quadro dell’opinione elettorale degli italiani è destinato sicuramente non a scomparire ma a giocare un ruolo diverso, e probabilmente nel tempo a costruirsi diverse anime e identità separate.

Ad esempio…

Penso a una possibile anima legata a Di Battista, che possa staccarsi andando a coprire quell’area di popolo non più rappresentato dai 5 Stelle di Conte ,che guarda con attenzione a “prima gli italiani” e un’altra area, che può essere quella di Fico e della base storica dei 5 Stelle che invece trovano agio a essere una forza politica che dialoga in modo costruttivo, anche se distante, col Pd. E poi una terza area che invece va a coprire questo spazio di centro.

Insomma, è tutto in ridefinizione?

È così. E aggiungo che esattamente come chi sta pensando di costruire uno spazio di centro non ha considerato il fattore C., anche nelle altre aree potrebbero arrivare dei fattori che al momento non vediamo ancora.

Renzi, Calenda, Cairo... Tutti al centro ma occhio al fattore Conte. Parla Risso (Swg)

Matteo Renzi, Carlo Calenda, Giovanni Toti e tutti gli altri attori che si vogliono intestare lo spazio politico del centro non hanno fatto i conti con un fattore fondamentale: il fattore C., ossia Giuseppe Conte, che nel centro può trovare molti più spazi di chiunque altro, in questo momento. A crederlo è Enzo Risso, direttore scientifico di Swg, che in…

CECCANTI

Caro Renzi, l'Italia non ha bisogno di un altro Macron. Parla Ceccanti

È stato uno dei più convinti sostenitori della stagione renziana. Nell’ex premier di Rignano sull’Arno ha sempre visto il portavoce ideale della sinistra liberale in Italia. Oggi Stefano Ceccanti, deputato dem, professore di diritto costituzionale all’università La Sapienza, dice no. La scissione è un errore, confida deluso a Formiche.net, in Italia non c’è spazio per un nuovo esperimento alla Macron.…

La sicurezza petrolifera è una priorità (anche per noi). Nicolazzi spiega perché

Prima occorrevano armate e caccia, oggi con un drone e un gruppetto isolato e mediamente rifornito si può portare un attacco come quello subito dagli impianti sauditi di Aramco. E'la riflessione che Massimo Nicolazzi, manager con alle spalle una solida esperienza nel settore degli idrocarburi, (Eni e Lukoil), affida a Formiche.net ragionando sugli sviluppi dell'attacco. Sviluppi che investono non solo…

Con Aramco l'Iran alza la posta e scommette sullo stallo. Parla Bianco

Nel Golfo, dove l'Arabia Saudita ha subito il bombardamento di alcuni impianti del colosso petrolifero Saudi Aramco, ci si trova di fronte "a un classico scenario di stallo strategico", dove la tensione resterà alta a lungo ma difficilmente vedrà un conflitto armato. A crederlo è Cinzia Bianco, research fellow per la Penisola Arabica e il Golfo allo European Council on…

Fusione di Leonardo e Fincantieri? Perché l’idea di Renzi non mi convince. Parla Nones

Nell'intervista in cui annuncia la scissione dal Pd, Matteo Renzi interviene a gamba tesa sull'ipotesi di fusione tra Leonardo e Fincantieri. È senza dubbio il punto più programmatico della conversazione con Repubblica, in cui l'ex premier sposa l'idea di una unione tra i due maggiori player italiani del settore della Difesa. Eppure, l'ipotesi non convince tutti, a partire da Michele…

Africa, Mediterraneo e Nato. Il puzzle diplomatico di Di Maio. Il punto di Bressan

Bene il focus sull'Africa voluto dal neo ministro degli Esteri Luigi Di Maio, ma prima di tutto sarebbe bene partire dalla definizione degli interessi da tutelare, “tre o quattro priorità da cui partire” e su cui è necessaria una riflessione “che coinvolga tutto il Parlamento”. Per la Difesa, occorre confermare la convinta partecipazione alla Nato, ma ci sono anche da…

Perché la sicurezza è Nazionale. Parla l'amb. Massolo

Di Giampiero Massolo

Il rallentamento della globalizzazione porta al riaffacciarsi del criterio dell’interesse nazionale come parametro di azione prioritario degli Stati nazionali: comportarsi seguendo i propri interessi non è una novità, ovviamente, ma più inedito è farlo così apertamente, quasi ostentatamente dopo aver passato decenni a tessere le lodi del multilateralismo e della mondializzazione. Sul piano securitario, è lecito interrogarsi, tuttavia, se il…

Il Califfo è alle strette: l’audio per rilanciare il proselitismo

Nel discorso con cui Abu Bakr al Baghdadi ha arringato i suoi proseliti, diffuso ieri, non ci sarebbe niente di eccezionale, se non fosse l’eccezionalità del discorso stesso. La seconda uscita pubblica dopo pochi mesi da un video diffuso in maniera tutt’altro che consueta. Va considerato che dietro questa produzione multimediale c’è uno sforzo multiplo: il messaggio da preparare, tutto il…

Se Intelligence fa rima con dialogo. Parla Frattini (Sioi)

Interesse nazionale, motore dell’intelligence. Un concetto mutevole in forma e contenuti che ne rende permeabile la definizione dei confini. Ma se è vero che esso è la ragion d’essere dell’attività di intelligence, è altrettanto vero che quest’ultima deve evolversi almeno allo stesso passo. Ma il lavoro dell’intelligence non è soltanto di servizio – cioè quello di agire in base alle…

Prima la giustizia, poi la politica. Il caso Atlantia letto da Giuricin

Quando la politica arriva prima della giustizia. Succede in Italia, è successo in questi mesi. Da una parte il governo gialloverde e una tragedia immane, il crollo del ponte Morandi di Genova. Dall'altra uno dei maggiori gruppi privati italiani ed europei, Atlantia, il braccio per le infrastrutture (Autostrade, aeroporti) della famiglia Benetton. Da quel 14 agosto 2018 è passato del…

×

Iscriviti alla newsletter