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Barra dritta. Alessia Morani, sottosegretario al Mise in quota dem, vuole voltare pagina. Nel Pd, il partito in cui ha scelto di rimanere dopo la scissione di Matteo Renzi. E nel governo Conte due, che, spiega a Formiche.net, ha appena chiuso un accordo europeo sui migranti destinato ad aprire una nuova stagione politica.

Morani, un bilancio della direzione Pd?

Positivo. Veniamo da un periodo complicato, sia per la formazione di governo che per la scissione. Ho apprezzato molto gli interventi di Guerini e di Ascani, così come l’apertura di Zingaretti. Il Pd deve essere la casa di tutti, è il momento di superare il congresso.

Lei ha deciso di rimanere e non seguire Renzi. Una scelta condizionata?

La nostra è stata una scelta politica, abbiamo ribadito che il Pd è la nostra casa e vogliamo che i riformisti abbiano uno spazio al suo interno. Chiediamo semplicemente che la componente riformista del Pd possa dare una mano al segretario.

Rosi Bindi ha detto che non si fida di Renzi e che la scissione non è ancora terminata. C’è del vero?

Le ruggini fra Bindi e Renzi sono note e spiegano la sua affermazione un po’ tranchant. Io non credo che Renzi voglia mettere in discussione il governo. Ha ribadito più volte che ci vuole da parte di tutti spirito di collaborazione per rafforzare la maggioranza.

E per rafforzare il consenso popolare?

I sondaggi ci dicono che l’area di governo sta recuperando consenso nel Paese. È un trend che possiamo mantenere se lavoriamo in maniera seria senza dichiarazioni mirabolanti.

Laura Boldrini torna nel Pd. I dissapori con Leu sono acqua passata?

I protagonisti della scissione di Leu sono altri. La Boldrini è una donna di grande valore ed esperienza politica e può essere d’aiuto al Pd, soprattutto sulle questioni di genere. Lo stesso discorso vale per Beatrice Lorenzin. Il Pd deve essere un soggetto politico che dà voce a una pluralità di riformismi.

Si avvicinano le elezioni in Umbria. L’intesa su Vincenzo Bianconi è preludio di un’alleanza organica con i Cinque Stelle?

Ogni realtà locale deve fare i conti con aspettative e bisogni particolari, non c’è una formula buona per tutte le occasioni. Nelle mie Marche che andranno al voto nel 2020 si può dare vita a un’operazione simile, poi ciascun territorio deciderà per sé. Siamo un partito federale, non imponiamo dall’alto accordi e alleanze.

Il governo ha siglato un accordo per la redistribuzione dei migranti. Gli impegni saranno rispettati?

È un accordo particolarmente importante perché inaugura una nuova stagione politica nella cooperazione fra Stati membri. Salvini ci ha completamente isolato e trasformati nei sudditi di Orban, le politiche ungheresi sono diventate quelle italiane. Un grave errore, perché l’Ungheria non ha alcuna intenzione di modificare il trattato di Dublino.

Rimane qualche dubbio sulla responsabilità dei Paesi di primo approdo.

Il primo passo è stato fatto. Dopo un anno e mezzo Italia, Francia, Germania e Malta si sono sedute intorno a un tavolo e hanno stabilito dei principi comuni. L’8 ottobre vedremo se altri Paesi aderiranno all’accordo e se saranno messi in dubbio i principi del trattato di Dublino sui rimpatri. Il nodo dei Paesi di primo sbarco sarà cruciale.

Partenza sprint al Mise. Su Whirpool il ministro Stefano Patuanelli ha scelto la linea dura. Andrete fino in fondo?

Credo proprio di sì. Il ministro ha fatto molto bene ad assumere una posizione severa nei confronti della proprietà. Stanno contravvenendo a un patto sottoscritto solo l’anno scorso. Ora come abbiamo annunciato è allo studio un provvedimento per sanzionare coloro che entro un determinato periodo decidono di vendere la proprietà dopo aver beneficiato di sussidi pubblici.

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