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La preoccupazione per la crisi del Venezuela è stata protagonista della riunione dell’Organizzazione di Stati Americani (Osa) mercoledì sera. Dodici su 19 Paesi membri del Trattato Interamericano di Assistenza Reciproca (Tiar) hanno votato a favore dell’attivazione dell’accordo di difesa regionale congiunta. Il voto favorevole è arrivato dal rappresentante del governo ad interim del Venezuela, così come Argentina, Brasile, Cile, Colombia, El Salvador, Guatemala, Haiti, Honduras, Paraguay, Repubblica Dominicana e Stati Uniti. Ci sono stati 5 voti contro (Trinidad e Tobago, Costa Rica, Panama, Uruguay e Perù) e un’assenza (Bahamas). Il gruppo dovrà dibattere ancora una volta sull’attivazione effettiva del trattato.

LA SPERANZA DI GUAIDÓ

Il rappresentante del presidente ad interim Juan Guaidó all’Osa, Gustavo Tarre, ha celebrato l’approvazione del Tiar con questa prima fase: “Siamo in contatto con un regime che non vuole il dialogo, non vuole un’uscita negoziata. Questo ci obbliga a riunirci e scambiare opinioni su cosa si può fare. Non stiamo vincolando la riunione dell’organizzazione a nessun tipo di soluzione (in riferimento all’opzione di intervento militare, ndr). Siamo aperti a tutte le proposte, a tutte le idee che possano emergere. A condizioni che l’obiettivo sia uno, l’uscita del regime assassino e dittatoriale. Questo è il motivo per cui invochiamo il Tiar”.

LA POSIZIONE DEGLI USA

Il segretario di Stato americano, Mike Pompeo, ha spiegato che gli Usa hanno invocato il Tiar dopo le esercitazioni militari del regime di Maduro iniziate ieri nella frontiera con la Colombia: “I recenti e bellicosi movimenti di dispiegamento al confine con la Colombia da parte dell’esercito venezuelano e la presenza di gruppi armati illegali e organizzazioni terroristiche in territorio venezuelano dimostrano che Nicolás Maduro non è solo una minaccia per il popolo venezuelano, ma che le sue azioni minacciano la pace e la sicurezza dei vicini del Venezuela”.

CHE COS’È IL TIAR

L’accordo Tiar, firmato il 2 settembre 1947 dopo la Seconda Guerra Mondiale, segna un impegno di difesa reciproca tra i Paesi della regione contro gli attacchi armati, seguendo la dottrina che un attacco a uno Stato membro è un attacco a tutti i membri. L’accordo prevede che i ministri degli Esteri possano adottare misure che vanno dall’interruzione delle relazioni diplomatiche all’uso della forza armata. L’attivazione dà legittimità a un intervento dell’Osa contro il Paese aggressore.

Il Venezuela è stato uno dei paesi fondatori del trattato, ma l’ha abbandonato nel 2013 durante il governo di Hugo Chávez. A luglio il Parlamento venezuelano, guidato da Guaidó, ne ha approvato il ritorno.

LE ACCUSE DI TRUMP

Anche se dalla Casa Bianca confermano che si proseguirà la stessa linea sul Venezuela dopo l’addio del consigliere per la sicurezza, John Bolton, il presidente Donald Trump ha sottolineato alcune differenze. “Ero in disaccordo con John Bolton sul Venezuela – ha dichiarato il capo del governo americano -. Penso che sia andato oltre ogni limite”.

Tra i due non c’era sintonia sulla gestione della crisi venezuelana: “Ha commesso alcuni errori molto grandi. Non è stato in grado di trovare un linguaggio comune con le persone dell’amministrazione, che considero molto importante”.

Venezuela: la regione verso lo scontro militare?

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