Skip to main content

Quando la leader di Hong Kong, Carrie Lam, è andata a Pechino l’ultima volta – in occasione della dimostrazione muscolare con cui il presidente cinese, Xi Jinping, ha voluto festeggiare il 70esimo anno della Repubblica popolare: un viaggio simbolico – ha usato un volo dell’Air China. Scelta non abituale, perché l’ex colonia britannica è la casa della Cathay Pacific, una compagna che secondo la classifica stilata per il 2018 dal sito specializzato Skytrax è la quarta migliore del mondo.

Cathay è controllata per il 75 per cento da Air China, è la punta di diamante qualitativa dell’alleanza, è hongkonghese, ma Lam ha viaggiato con Air China: perché? Perché Pechino è parzialmente in rotta con la compagnia, dato che ha concesso ai suoi dipendenti di partecipare alle manifestazioni di dissenso contro la cinesizzazione di Hong Kong. Durante le proteste che durano da quasi venti settimane è intervenuto addirittura il Ceo, Roy Farrell, per rimproverare i dipendenti: ma la Cina vorrebbe di più, vorrebbe che fossero licenziati coloro che hanno protestato.

Una sorte analoga (le proteste formali del governo cinese, che non ama si manifesti il dissenso e che se ne parli) era toccata alla Bnp Paribas, la banca francese tra i migliori istituti sul mercato (secondo i dati S&P’s): dipendenti delle filiali di Hong Kong avevano sposato la causa anti-cinese, Pechino ne ha chiesto il licenziamento in tronco. Ricetta simile per l’Nba, la National Basket Association: è bastato un tweet di sostegno alle proteste scritto dal generale manager degli Houston Rockets, Daryl Morey, per scatenare una tempesta arrivata fino alla sospensione delle trasmissioni del basket-più-bello-del-mondo in Cina. I Rockets si sono visti cancellare inoltre le sponsorizzazioni dalle società cinesi, e non è difficile immaginare chi abbia fatto pressioni su queste. La Cina per altro è un mondo con cui i Rockets hanno creato negli anni un feeling, legato agli anni in cui giocava da centro Yao Ming; Yao ha aperto la via della Cina al basket americano essendo stato il primo cinese a diventare una All Star; Houston ne ha ritirato la maglia col numero 11 a febbraio del 2017

Ieri il commissioner Adam Silver è tornato sull’argomento e ha spiegato: le conseguenze finanziarie sono state “abbastanza drammatiche e potrebbero continuare ad esserlo”. La Cina ha forza economica e demografica, e la usa per influenzare e veicolare dinamiche politiche. Se il governo di Pechino decide che milioni e milioni di cinesi devono smettere di vedere l’Nba, per esempio, interrompendone la trasmissione, la perdita per l’impresa sportiva americana è completa: dai diritti al merchandising. “Substanzial”, dice Silver, che ha anche raccontato di aver ricevuto pressioni dal governo cinese per far licenziare Morey (Silver è una sorta di capo dell’associazione, ma non ha potere esecutivo sulle singole franchigie chiaramente: concetto, la libertà e l’individualità, i diritti e l’indipendenza, che Pechino però non recepisce troppo bene).

Nella rete delle pressioni cinesi è finita anche la Apple. Prima si è vista costretta a rimuovere l’emoji con la bandiera di Taiwan dalle tastiere hongkonghesi, perché la Cina la considera una provincia ribelle e parla di riconquista anche con la forza; poi nei giorni scorsi ha rimosso Hpmap.live dall’Apple Store. L’app – come spiega Wired – funziona sulla base della “raccolta di informazioni di crowdsourcing e che individua e segnala la presenza di agenti o di veicoli della polizia nei paraggi”. Le autorità locali hanno accusato la società di Cupertino di essere “complice” nelle proteste perché Hpmap ha aiutato i manifestanti a evitare la polizia (con cui durante questi mesi ci sono stati molti scontri). Non bastasse questa censura più discreta, Apple ha anche rimosso dallo Store cinese l’applicazione di collegamento diretto a Quartz, una rivista americana che si occupa di molti temi e che ha seguito con costanza le proteste.

Ieri, Xiao Yaqing, il direttore della State Administration for Market Regulation cinese, ha ricevuto a Pechino Tim Cook, il Ceo del gigante americano. È stato un segno di distensione, ma anche una sorta di resa e una prova di forza. Cook ha cercato di non perdere il contatto con la Cina, che è un mercato enorme e il posto in cui gli iPhone e i Mac vengono “assembled“. Di episodi del genere ce ne sono vari, e riguardano in generale l’approccio cinese, non soltanto per quello che concerne la crisi nell’ex colonia britannica. Apple già lo scorso anno era stata costretta a spostare i dati immagazzinati su iCloud-Cina in server cinesi secondo le direttive del governo (non è difficile immaginarne il motivo: i server della società americana non avrebbero permesso alle autorità cinese di controllare le attività dei propri cittadini).

Mercoledì le opposizioni hanno interrotto per due volte il discorso annuale con cui Lam avrebbe dovuto diffondere il piano per la programmazione politica. Cartelli che la riprendevano con le mani sanguinanti, urla e slogan contro di a Chief Executive – così viene chiamata la governatrice locale, decisa da Pechino, nel sistema di semi-indipendenza di Hong Kong. Il discorso è stato poi trasmesso al parlamento in video-conferenza, qualcosa di mai successo prima. Poche ore dopo, uno dei leader simbolici della protesta, Jimmy Sham, fondatore e guida del Civil Human Rights Front, è stato aggredito per strada da quattro uomini mascherati che l’hanno colpito alla testa con un martello (come gli era già successo a giugno). Non è difficile pensare a una ritorsione.

(Foto: Flikr)

Cathay Pacific, Bnp Paribas, Nba e Apple nella rete delle pressioni cinesi. Ecco perché

Quando la leader di Hong Kong, Carrie Lam, è andata a Pechino l'ultima volta – in occasione della dimostrazione muscolare con cui il presidente cinese, Xi Jinping, ha voluto festeggiare il 70esimo anno della Repubblica popolare: un viaggio simbolico – ha usato un volo dell'Air China. Scelta non abituale, perché l'ex colonia britannica è la casa della Cathay Pacific, una…

Ieri Obama, oggi Trump. Ian Bremmer spiega perché la Siria è la Caporetto Usa

La strage è stata evitata, ma il danno è fatto. Ian Bremmer, presidente di Eurasia Group e analista geopolitico americano, traccia un bilancio impietoso delle scelte di Donald Trump sulla Siria. È stato il più grande fallimento di Barack Obama, spiega a Formiche.net, e Trump ci ha messo sopra la sua firma. Trump ha fatto un passo indietro e una…

Boris Johnson è in una posizione win-win. Parola dell'ex consigliere di Theresa May

In maniera quasi inaspettata Boris Johnson è riuscito in extremis a chiudere un accordo conveniente tra Ue e Uk sulla Brexit. Ma la partita è tutt'altro che conclusa. Sabato il Parlamento inglese voterà l'accordo, ma sarà molto difficile per il Primo Ministro ottenere un voto favorevole. Formiche.net ha parlato con James Johnson, consulente politico e sondaggista, firma del Times, già…

Perché anche il segretario all'Energia Usa Perry lascia l'amministrazione Trump

Il turn over nell'amministrazione Trump prosegue. Questa volta ad annunciare la sua fuoriuscita è Rick Perry (nella foto), segretario all'Energia che lascerà l'incarico entro la fine dell'anno. LA CONFERMA DI TRUMP A confermarlo è stato lo stesso presidente, sottolineando di sapere da mesi che Perry si sarebbe dimesso, che pensava se ne sarebbe andato prima - forse lo farà già…

Che errore Quota 100. Ma Conte non si preoccupi. Parla Conzatti (Italia Viva)

Se c'è un neo nella manovra giallorossa, quello è la Quota 100. La creatura della Lega, sopravvissuta alla prima legge di Bilancio targata M5S-Pd. Il premier Giuseppe Conte non ha mai nascosto l'intenzione di rivederne alcuni aspetti, senza tuttavia stravolgerne la filosofia e l'impianto. Non è così per Italia Viva, il partito nato dalla scissione renziana dal Pd, che chiede…

No all’estremismo di Salvini. Per FI meglio Italia Viva o Conte. Parla Rotondi

Dalla diserzione alla piazza del destracentro di domani (dove "nasce il predellino di Salvini"), al discorso del premier ad Avellino di pochi giorni fa ("denso di cultura politica"). È condensato in questi due luoghi ideali il pensiero di chi oggi guarda al popolarismo, sia in Europa che in Italia, per tratteggiarne contorni e scenari, uno dei quali vede, secondo il…

Così (anche) l’Italia potrà competere nel mercato globale della Difesa

Una grande novità è in arrivo per la Difesa italiana. Invocato da tempo dal comparto nazionale per poter competere nelle sfide dell'export, il meccanismo degli accordi governo-governo (o g2g) è stato inserito come norma all'interno dell'ultima bozza del decreto fiscale. “Attendiamo che passi”, ha commentato ai nostri microfoni Guido Crosetto, presidente dell'Aiad, la Federazione che riunisce le aziende dell'aerospazio, difesa…

Sorpresa, ora gli investitori si fidano dell'Italia. Parola di Bankitalia

C'erano una volta le fughe di investitori, terrorizzati da quel contratto legastellato, pietra angolare dell'ex governo gialloverde. Era l'estate del 2018 quando risparmiatori e fondi scaricarono poco meno di 60 miliardi di Btp, intimoriti dal fatto che un'impennata dello spread, poi verificatesi, li riducesse a carta straccia. Forse quei tempi sono lontani, almeno a leggere l'ultimo bollettino economico di Bankitalia,…

Le imprese sono pronte alla svolta green. E la politica?

Vale la pena sognare un'Europa verde. Mai come oggi il progressivo addio al carbone, unito all'emergenza climatica planetaria, apre la strada a una svolta epocale in termini di tutela dell'ambiente. In Italia si sta faticosamente costruendo quel Green new deal da 10,5 miliardi in tre anni e 50 entro il 2035 (qui la road map indicata a Formiche.net dal sottosegretario…

Italia in prima fila in Libia con gli aiuti umanitari. I timori per le bombe di Haftar

Il 21 e 22 ottobre la Farnesina ospiterà una conferenza umanitaria sulla Libia guidata — secondi quanto riferisce Agenzia Nova — dal viceministro degli Affari esteri Emanuela Del Re. I lavori saranno condotti da alti funzionari e si concentreranno sul coordinamento degli aiuti umanitari da inviare nel paese nordafricano, spiega l’agenzia stampa Italia (sempre molto informata sulla Libia). Roma intende dare…

×

Iscriviti alla newsletter