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Sì, la Germania locomotiva d’Europa è a corto di carbone. E sì, l’Italia ha come primo mercato di sbocco continentale proprio Berlino. E, ancora sì, il bund tedesco è e rimane il benchmark per il costo del nostro debito dovrano. Ma, no, non è il caso di vedere solo il bicchiere mezzo pieno.

Antefatto: le stime diffuse ieri dall’Eurostat dicono due cose. Primo, per l’Italia conferma la crescita zero nel secondo trimestre. Secondo, la Germania dallo 0,4% del primo trimestre è crollata al -0,1% nel secondo trimestre, con la ragionevole convinzione di cominciare a parlare di rischio recessione tecnica per Berlino (molto dipenderà dal prossimo trimestre ma di mezzo c’è l’estate e dunque una flessione della produzione semi-fisiologica). Se oltre le Alpi si rallenta ci sarà meno domanda per le nostre aziende, questo è certo. Eppure la crisi tedesca (che ha spaventato molto le Borse, da Milano a Francoforte fino a Wall Street) può essere vista da un altro punto. Almeno secondo alcuni economisti interpellati dall’Agi.

Il rallentamento dell’economia tedesca per l’Italia “rappresenta una notizia cattiva e una mezza buona. Da una parte avrà un impatto negativo sull’export delle nostre aziende, specie quelle del Nordest e dall’altra costringerà il governo di Berlino a reagire con un’espansione
del budget che per noi potrà avere effetti positivi” dice per esempio Luigi Guiso, ordinario di Economia all’Università Tor Vergata di Roma. “La Germania – sostiene Guiso – è la prima vittima della guerra dei dazi. La nostra e la loro economia sono fortemente integrate, per cui la ricaduta sull’Italia di un’eventuale recessione tedesca sarà molto forte, perché parte del manifatturiero italiano, specie quello del Nord Est, serve il manifatturiero tedesco. Anche la Francia é interconnessa con la Germania ma l’economia francese è in condizioni molto migliori di quella italiana, per cui per loro l’impatto sarebbe minore”.

Fin qui i lati negativi. “D’altra parte, la frenata dell’economia costringerà Berlino a un mutamento di politica economica, i tedeschi dovranno espandere il loro budget e non potranno più dire agli altri Paesi europei, Italia inclusa, che devono contenere le spese e che non possono fare politica espansiva sui loro budget. Cambierà la filosofia della politica fiscale in Europa”. E si sa, se la Germania cambia approccio, Bruxelles gli va dietro. Una scelta espansionistica poi potrebbe essere gradita per esempio dai fautori delle manovre corpose, magari a base di deficit, come la Lega.

Insomma, secondo l’esperto “la  contrazione tedesca comporterà un cambio di politica economica da parte di Berlino, i tedeschi dovranno fronteggiare il calo di domanda estera con un’espansione interna. La Germania dovrà rivedere la politica economica che ha avuto dal 2008 fino ad oggi e questo per noi potrebbe essere un cambiamento positivo, che controbilancerà l’effetto negativo sull’export. Sostanzialmente Berlino dovrà espandere il budget federale a sostegno della domanda interna e questo significhera’ un cambio di filosofia”.

Pil tedesco in calo (recessione?). Ecco chi pensa non sia una cattiva notizia

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