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Il credito del governo Conte 2 non è infinito. I mercati hanno concesso alla maggioranza nascente una luna di miele che è andata oltre le aspettative per quantità e qualità, tra spread in calo e borse euforiche a partire dai titoli delle banche. Ma l’aria potrebbe cambiare.

Un segnale è arrivato venerdì quando Luigi Di Maio ha posto come condizione per la formazione del nuovo esecutivo il rispetto di 20 punti programmatici. Alcuni oggettivamente indigeribili per il Pd. Dichiarazioni arrivate a poche ore dalla chiusura della Borsa, ma capaci di fare virare in negativo Piazza Affari e fare tornare il differenziale tra Btp decennali e Bund tedeschi sopra quota 170. Solo un segnale. I nostri mercati in questi mesi si sono abituati a scossoni più consistenti.

Ora però gli analisti iniziano a guardare con occhi diversi l’incarico a Giuseppe Conte, a considerare l’operazione meno solida rispetto alle premesse. Ieri l’agenzia Agi ha citato una analisi di Rabobank sull’Italia secondo la quale la rottura delle ultime ore “difficilmente porterà la stabilità politica necessaria per risolvere i problemi dell’Italia” e quindi “rimaniamo preoccupati per la crescita a lungo termine”. Poi le valutazioni dell’Oxford Economics: “Ci aspettiamo che l’economia continui a ristagnare” mentre la situazione politica “rimane fragile”. Sotto la lente anche la capacità del governo di rispettare i patti europei sul disavanzo. Quelli che i leader della nuova maggioranza pensano di potere sforare. Gli analisti iniziano a dubitare sulle differenze di programma tra M5s e Pd, allo stato delle finanze pubbliche che rendono inevitabili risparmi e aprono la strada alla recessione. “Alla luce di questa attuale situazione politica – secondo Rabobank – difficile vedere un governo in grado di affrontare efficacemente i problemi strutturali e stimolare un’economia di mercato duratura”.

Queste preoccupazioni nelle ultime ore sarebbero rimbalzate anche al Quirinale. La reazione dei mercati al rilancio di Di Maio non è passata inosservata. L’attenzione è a cosa potrebbe succedere se lunedì, quando riapriranno i mercati, i due partiti non dovessero avere ancora trovato una quadra.

Il clima di incertezza rischia di protrarsi oltre l’inizio della settimana e arrivare a mercoledì, quando l’accordo con il Pd sarà sottoposto al giudizio di Rousseau, la piattaforma del movimento per consultare gli iscritti. Vero punto di svolta dagli esiti molto più incerti di quanto si possa pensare.

Comunque vada le frizioni su programma e poltrone hanno già lasciato un segno nella comunità degli affari, dando agli investitori l’immagine di una convivenza politica difficile e di un paese ancora instabile.

Spread e borse. Cari Conte, Zingaretti e Di Maio non c’è tempo da perdere!

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