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La cattiva notizia era nell’aria. Forse già data, anche se non ufficialmente, dal falco tedesco Guenther Oettinger, il potente commissario europeo al Bilancio. Che, a poche ore dalla diffusione delle raccomandazioni europee sui conti degli Stati membri, aveva assicurato l’avvio di una procedura per debito eccessivo contro l’Italia qualora i suoi parametri di finanza pubblica, deficit in primis, fossero stati confermati dalla stessa Unione. E così a quanto pare è stato. Pensare che proprio ieri il premier italiano, Giuseppe Conte, aveva dato motivo allo spread di scendere sensibilmente (qui l’articolo), rassicurando i mercati circa la buona tenuta del governo.

L’UE BASTONA L’ITALIA

Non è bastato, come non deve essere bastata la lettera di risposta dell’Italia inviata venerdì sera, a pochi minuti dalla mezzanotte. La commissione europea ha fatto i conti in tasca all’Italia e i conti non tornano. Per questo Bruxelles ha deciso che una procedura di infrazione nei confronti dell’Italia non si può proprio evitare. La brutta notizia è contenuta in un passaggio, lungo una riga, del comunicato che ha accompagnato la conferenza del commissario agli Affari Monetari, Pierre Moscovici. “Per l’Italia, la relazione conclude che è giustificata una procedura per disavanzi eccessivi per il debito“. Messaggio chiaro: il vostro debito è troppo alto, non è sceso come doveva e in più continuate a fare misure a deficit. Questo porta il Paese fuori dal perimetro del patto di Stabilità, impossibile non intervenire.

COLPA DEL DEBITO

Dunque, oggi 5 giugno, la Commissione europea compie il primo passo formale per l’avvio della procedura per deficit eccessivo nei confronti dell’Italia. Il collegio dei commissari presieduto da Jean Claude Juncker infatti, considerando la deviazione del deficit strutturale dell’Italia nel 2018, ha concluso che l’Italia semplicemente “non ha rispettato il criterio del debito” e che quindi una procedura per deficit eccessivo basata sul debito è inevitabile. Il fatto è che secondo Bruxelles nei conti italiani 2018 e 2019 c’è una “deviazione significativa” dagli impegni presi con la Ue, che “non cambierebbe se l’impatto di bilancio del programma straordinario di manutenzione delle strade (0,18% del Pil) seguito al crollo del ponte Morandi e il piano per limitare i rischi idrogeologici dovuti al maltempo venisse considerato tra gli eventi eccezionali”. Anche perché c’è un altro fatto. L’attuale manovra di bilancio italiana poggia su un deficit (concordato con la stessa Europa) del 2%. A fine 2019 il disavanzo, stando all’ultimo Def, dovrebbe portarsi al 2,4% ma solo se si lascerà scattare l’Iva (23 miliardi di entrate). Altrimenti si potrebbe sfondare il 3%, tornando agli albori del Fiscal compact.

COME FERMARE LA MACCHINA

Ora che il meccanismo della procedura si è messo in moto (ufficialmente l’avvio spetta all’Ecofin, in programma a luglio) non è detto che non lo si possa più fermare. Ma bisogna correre ai ripari prima che l’incendio divampi sui mercati (lo spread è risalito velocemente a 280 punti base). “In Italia” scrive la commissione, “le prospettive di crescita e delle finanze pubbliche sono peggiorate, e le recenti misure politiche messe in atto (quota 100 e reddito di cittadinanza, ndrcostituiscono una marcia indietro su alcuni elementi di precedenti riforme, incluse quelle legate al sistema pensionistico”. E allora, occorre secondo l’Europa “usare le entrate inattese per abbattere il debito, spostare la tassazione dal lavoro, combattere l’evasione, specialmente l’omessa fatturazione, rafforzando l’uso di pagamenti elettronici, e abbassando la soglia per i pagamenti in cash. Attuare pienamente le passate riforme delle pensioni per ridurre il peso di quelle di vecchiaia sulla spesa pubblica e creando spazio per altre spese sociali pro-crescita: sono alcune delle raccomandazioni della Ue all’Italia”.

INTERVENIRE SULLA SPESA

Per fermare il contatore del debito c’è solo un modo. Contenere la spesa pubblica. “Per il 2020, l’Italia deve assicurare un calo della spesa primaria dello 0,1% corrispondente a un miglioramento strutturale del bilancio pari allo 0,6% del Pil”, scrive l’Ue nelle sue indicazioni all’Italia. Il governo prevede in questo senso un scarto dello 0,3% sulla spesa primaria e un rischio di deviazione significativa nel 2019 e nel 2020 presi insieme con uno scarto dello 0,5% all’anno in media. Poi prevede un miglioramento del bilancio dello 0,2% nel 2020 sul quale Bruxelles ritiene che ci sia già “un rischio di deviazione su un anno, con uno scarto dello 0,4% del Pil nel 2020, e un rischio di deviazione significativa nei due anni presi insieme, 2019 e 2020 con uno scarto di 0,6% per anno in media”.

L'Europa non perdona l'Italia e apre la procedura di infrazione. Ecco perché

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