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L’ARRESTO DI ZAMBRANO

All’alba di questo giovedì, agenti armati e con il volto coperto del servizio di intelligence del Venezuela, Sebin, la cosiddetta polizia politica del regime di Nicolás Maduro, hanno arrestato al vicepresidente dell’Assemblea Nazionale, Edgar Zambrano.

L’hanno portato via con una gru, non riuscendo a farlo uscire dall’auto dove si trovava. Zambrano, deputato del Parlamento venezuelano e leader dello storico partito Acción Democratica, è considerato uno degli uomini più vicino al presidente ad interim, Juan Guaidó.

Da mercoledì non aveva più l’immunità parlamentare, dopo la decisione del Tribunale Supremo di Giustizia contro i “deputati ribelli” che sfidano il governo di Maduro. Nella lista è inclusa anche la parlamentare Mariela Magallanes (anche se la sentenza, pubblicata sul sito, presenta un errore nel nome “Marianela”), che si trova in qualità di ospite nell’ambasciata italiana a Caracas.

Molto probabilmente per evitare la fuga di dissidenti, il governo di Maduro ha preso il controllo di tutti gli aeroporti privati della capitale venezuelana, con membri delle Forze Armate e agenti della Forza di Azioni Speciali. Secondo il ministro dell’Interno, Néstor Reverol, il processo fa parte di una “trasformazione, per un maggior controllo operativo e amministrativo”.

PER WASHINGTON E’ UNA DECISIONE ILLEGALE

L’arresto di Zambrano e i fatti delle ultime ore hanno provocato dure reazioni a livello internazionale. Gli Stati Uniti, per primi, esigono la liberazione di Zambrano. In un messaggio pubblicato dall’account ufficiale di Twitter, l’ambasciata americana a Caracas ha avvertito: “La decisione arbitraria del vicepresidente del Parlamento è illegale e non ha scuse. Maduro e i suoi complici sono responsabili diretti della sicurezza di Zambrano. Se non è liberato immediatamente ci saranno conseguenze”.

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha riferito sui social di avere incontrato i senatori Rick Scott e Marco Rubio per parlare sui “terribili abusi di Maduro”. L’incontro è avvenuto all’uscita di un evento in Florida nel quale il capo della Casa Bianca ha confermato il “sostegno al popolo del Venezuela per tutto il tempo che sia necessario”.

L’EUROPA

Anche l’Unione europea ha alzato la voce contro le ultime azioni del regime venezuelano. “La detenzione del vicepresidente dell’Assemblea Nazionale, Edgar Zambrano, in mano alla polizia segreta venezuelana, rappresenta un’altra flagrante violazione della Costituzione del Paese – si legge in un comunicato del Servizio europeo per l’azione esterna dell’Unione europea -. È un’azione politicamente motivata, destinata a silenziare l’Assemblea Nazionale”.

Nel testo si legge che anche l’Unione Europea chiede l’immediata liberazione di Edgar Zambrano e responsabilizza alle autorità per la sua sicurezza e integrità. E che l’immunità parlamentare e i diritti civili di tutti i membri del Parlamento venezuelano – incluso il suo presidente Juan Guaidó -, devono essere “completamente rispettati”.

Il piano di Maduro potrebbe essere quello di smontare pezzo per pezzo, cioè, deputato per deputato, l’intero Parlamento. Nel 2017, il regime aveva provato ad annullare con una legge speciale l’organismo, dopo che l’opposizione aveva vinto la maggioranza dei seggi. Tuttavia, la pressione della comunità internazionale fermò il tentativo e Maduro semplicemente inaugurò un Parlamento parallelo, l’Assemblea Nazionale Costituente, formata da soli deputati del suo partito.

“Stanno cercando di abbattere il potere che rappresenta tutti i venezuelani, ma non ci riusciranno – ha dichiarato il presidente Guaidó -. Ventinove deputati sono stati perseguiti e arrestati da tribunale illegittimo. Questo rappresenta il 24% dei parlamenti dell’opposizione al regime di Maduro. Di questo gruppo, 10 deputati sono stati oggetto di violazione dell’immunità parlamentare in meno di 24 ore”. L’Assemblea Nazionale Costituente di Maduro ha annunciato la revisione dello status di altri parlamentari: Freddy Superlano, Sergio Vergara e Juan Andrés Mejía.

Il segretario generale dell’Organizzazione di Stato Americani, Luis Almagro, si è anche pronunciato contro l’azione del regime: “Esigiamo che il Sebin cessi nell’intimidazione, che si rispetti l’immunità dei parlamentari dell’Assemblea Nazionale e che sia liberato immediatamente Edgar Zambrano”.

Anche il governo cileno ha chiesto la scarcerazione del deputato dell’opposizione. “Dal Cile ripudiamo la detenzione arbitraria del deputato Edgar Zambrano – si legge nell’account del ministero degli Esteri cileno – e chiediamo la sua liberazione immediata”. Il ministro Roberto Ampuero Espinoza ha aggiunto che “è responsabilità della dittatura di Maduro questo nuovo colpo ai diritti umani e l’intensificazione della repressione che soffrono i venezuelani”. Condividono questa linea i governi di Perù e Colombia.

La repressione del regime non si limita però ai parlamentari. Anche i giornalisti, venezuelani e stranieri, sono oggetto di intimidazione da parte della polizia politica agli ordini di Maduro.

Ieri il giornalista spagnolo Joan Guirado, corrispondente del sito OK Diario, è stato arrestato dal Sebin. Dopo avergli tolto passaporto, macchina fotografica, computer e telefono – impedendo così qualsiasi tipo di comunicazione -, è stato portato all’aeroporto internazionale di Maiquetia perché espulso dal Paese. L’Ordine Nazionale dei Giornalisti del Venezuela ha denunciato che Guirado è il 12° giornalista straniero espulso e il 53° arrestato in Venezuela quest’anno.

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