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Forse alla fine un parlamento europeo con qualche sfumatura diversa non è una pessima notizia per i mercati. L’importante è che da adesso in poi, dal nuovo assestamento, nascano politiche per la crescita. Il messaggio arrivato questa mattina dagli investitori è piuttosto chiaro. L’architettura Ue è tutto sommato salva, la tanto temuta spallata populista, almeno al livello europeo, non c’è stata visto che la maggioranza del parlamento è rimasta in mano ai partiti filo-Ue. Ma cresce il fronte che vuole un cambio di rotta a Bruxelles. Per le Borse può andare bene così, purché non si abusi della pazienza dei mercati.

LA RISPOSTA DEI MERCATI

La prima reazione positiva è arrivata dalla piazza finanziaria milanese che ha aperto le contrattazioni con un sonoro +1,2% per poi ripiegare a +0,7%. Nessun crollo dunque, segno che i mercati non vedono all’orizzonte una messa in discussione dell’impianto europeo. Ma anche un’apertura di credito verso le nuove forze entrate in parlamento. Un mix di rassicurazioni e ottimismo che ha mantenuto i principali listini europei in territorio positivo. Anche i rigoristi tedeschi: in avvio a Francoforte il Dax è salito del 0,63% mentre a Parigi il Cac40 ha guadagnato lo 0,67%. In positivo Madrid (+1%)  mentre Londra rimane chiusa per festività. E lo spread? Ebbene, il più temuto dei nemici, l’indicatore della sostenibilità del nostro debito, non è esploso, ma si è mantenuto intorno ai 270 punti base, con punte a 272. E con un rendimento del Btp sul decennale vicino al 2,5%, su valori più bassi rispetto ai giorni scorsi.

IN ATTESA DEI FATTI

Attenzione però, perché la reazione positiva delle piazze finanziarie non deve illudere. Il nuovo parlamento Ue dovrà infatti garantire crescita e investimenti o la reazione, lì sì, sarà durissima. Secondo Joerg de Vries-Hippen, chief investment officer for European equities di Allianz “i risultati delle elezioni europee indicano che l’Unione europea può puntare su politiche che portino a maggiore crescita. Il fatto che i partiti pro Europa siano risultati in maggioranza, mentre quelli euro scettici non hanno avuto l’exploit temuto, potrà consentire di portare avanti politiche più rivolte alla crescita. Detto questo nel 2019 l’incertezza politica resterà elevata”. Dunque nessuno spauracchio populista ma adesso crescita senza se e senza ma. Secondo Barclays, interpellata da MF-Milano Finanza, “l’attuale governo in Italia resterà in piedi, ma non è escluso che avvenga un rimpasto per dare maggior peso alla Lega”. Per gli esperti, nonostante il successo della Lega e la debole performace del Movimento Cinque Stelle, la Lega non avrebbe interesse a far cadere ora il governo.

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