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L’Istat fotografa le finanze delle famiglie italiane. Punto primo, il reddito dei nuclei scende ancora e dunque diminuisce il loro potere di acquisto, limitandone la capacità di consumare. Punto secondo aumenta la pressione fiscale su imprese e famiglie e questo vuol dire che una quota sempre maggiore di reddito se ne va in tasse. Non proprio rose e fiori, se si considera che nemmeno 36 ore fa il presidente della commissione europea, Jean Claude Juncker, chiedeva al governo italiano (qui l’articolo) sforzi straordinari per la crescita. Per un Paese che è la seconda manifattura d’Europa, dietro la Germania, la capacità di spendere da parte di piccole imprese e famiglie rappresenta la vera spinta al Pil. Per questo i dati Istat vanno letti con grande attenzione, soprattutto ora che mancano, parola del premier Giuseppe Conte, dieci giorni al varo del Def.

Cominciando proprio dal reddito delle famiglie, l’Istituto di statistica ha calcolato che il reddito disponibile delle famiglie consumatrici nel quarto trimestre 2018 è diminuito dello 0,2% in termini nominali e dello 0,5% in termini reali, rispetto ai tre mesi precedenti. Secondo l’Istat, il reddito nell’ultima parte dell’anno scorso ha subito una nuova diminuzione, riportandosi sul livello registrato all’inizio dell’anno. Le famiglie hanno tuttavia mantenuto una dinamica espansiva dei consumi, alimentata a sua volta da una nuova diminuzione della propensione al risparmio, scesa a un livello vicino al minimo registrato un anno e mezzo prima. In altre parole, per qualche mese si è pensato meno a mettere da parte delle risorse. Per quanto riguarda la spesa per consumi delle famiglie è aumentata dello 0,5% in termini nominali e come detto ne deriva una flessione di 0,6 punti della propensione al risparmio delle famiglie, scesa al 7,6% (8,2% nel terzo trimestre). Un’ultima voce al capitolo famiglie, riguarda il tasso di investimento delle famiglie consumatrici (a cominciare dall’acquisto di titoli di debito, come i Btp). Nel quarto trimestre del 2018 è stato pari al 6,0%, invariato rispetto al trimestre precedente, a fronte di un aumento degli investimenti fissi lordi dello 0,6%.

L’altra nota dolente riguarda l’aumento della pressione fiscale reale, cioè la parte di reddito che se ne va in tasse e dunque il rapporto tra le entrate dello Stato e la ricchezza nazionale prodotta, nell’arco dei vari adempimenti spalmati su un anno fiscale. Stando alle stime dell’Istat, sempre negli ultimi quattro mesi dell’anno, il peso del fisco sui redditi è risultato pari al 48,8%, in aumento di 0,2 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Nel complesso lo scorso anno, la pressione fiscale si è attestata al 42,1% del Pil, in riduzione di 0,1 punti percentuali rispetto al 42,2% del 2017. Nel 2016 era stata pari al 42,4% e nel 2015 al 43%.

L’ultima parte dell’analisi Istat riguarda l’aggiornamento dei principali parametri di finanza pubblica. Lo scorso anno, le Pubbliche amministrazioni hanno registrato un indebitamento netto pari al 2,1% del Pil, in miglioramento rispetto al 2,4% del 2017. Anche il debito è confermato al 132,1% del Pil in aumento rispetto al 131,1% del 2017. Nel quarto trimestre dell’anno scorso il deficit è stato pari al 2% del pil (1,9% nello stesso trimestre del 2017). Quest’ultimo dato deve far riflettere: proprio mentre l’Italia trattava con l’Europa la possibilità di alzare il deficit al 2% per finanziare la manovra, il disavanzo si era già portato al 2%. Ma nessuno lo sapeva.

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