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Con quattro anni di anticipo rispetto a quanto previsto da Bruxelles nell’ambito del Cielo unico europeo, l’Enav ha attivato sui cieli del Bel Paese il Free route, un’innovativa procedura che permette di risparmiare carburante (e dunque di ridurre i costi per le compagnie), abbattere le emissioni di anidride carbonica e attrarre traffico internazionale. In breve, si tratta di liberare le rotte al di sopra dei novemila metri, consentendo a tutti i velivoli in sorvolo oltre tale quota di attraversare i cieli con percorso diretto. In altre parole, le compagnie aree sono oggi libere di pianificare, senza vincoli, la traiettoria più breve risparmiando carburante, emissioni nocive e ovviamente costi, mantenendo inalterati i livelli di sicurezza.

I NUMERI DEL FREE ROUTE

Sono i dati a rendere meglio l’idea di questa rivoluzione del trasporto aereo: nel 2018, sono stati percorsi nel complesso circa 11,5 milioni di chilometri in meno; sono stati risparmiati 43 milioni di chilogrammi di carburante e si sono ridotte le emissioni di CO2 per 135 milioni di chilogrammi. Numeri destinati ad aumentare, considerando che l’applicazione della procedura si è estesa nel maggio dello scorso anno, passando dalle rotte sopra gli undicimila metri (per cui il Free route era scattato già a dicembre 2016) a quelle superiori ai novemila. Nel 2017, i risparmi di carburante erano stati di 30 milioni di chilogrammi (pari a circa 22 milioni di euro), mentre le minori emissioni si erano attestate a 95 milioni di chilogrammi. “I benefici della procedura Free Route – ha spiegato l’ad Roberta Neri – sono la dimostrazione del valore professionale e tecnologico di Enav, raggiunto grazie alla costante formazione del personale operativo e agli investimenti in ricerca e innovazione.

L’IMPATTO SUI DATI FINANZIARI

Da non sottovalutare poi l’impatto che la procedura ha sui ritorni economici per Enav, la società che gestisce il traffico aereo nel nostro Paese per circa 1,8 milioni di voli all’anno. La liberalizzazione delle rotte ha difatti garantito l’aumento sensibile del traffico di attraversamento – cioè di quei velivoli che entrano ed escono dai cieli nazionali senza partire o atterrare sul territorio – il cui peso sul fatturato di rotta della Società è pari a oltre il 30% %. Già nel 2017, Enav registrava un +5,9% per il traffico di sorvolo rispetto all’anno precedente, con effetti importanti sul complessivo traffico di rotta e dunque sui ricavi, saliti a 881,8 milioni di euro.

L’EFFETTO ROTTE

Basti considerare le nuove rotte che, nel 2017, si sono aggiunte alla lista di quelle che attraversano i nostri cieli per la prima volta. La tratta Istabul-Caracas, con un percorrenza media per volo di circa 730 chilometri, ha attraversato l’Italia 108 volte. Ben di più lo ha fatto la rotta Istanbul-Havana (165), mentre il percorso da Shangai a Barcellona è stato attraversato per 96 volte. Altre rotte hanno aumentato la frequenza di passaggi sull’Italia e la percorrenza media, come la tratta Parigi-Tel Aviv, passata da 54 attraversamenti del 2016 (su 344 voli) ai 522 del 2017 (su 580 voli), fino ai 746 del 2018 (su 750 voli) La tratta Londra-Atene ha visto nel 2018 1.257 attraversamenti su 2.320 voli pianificati, un aumento considerevole rispetto ai 962 attraversamenti dell’anno precedente su 2.210 voli.

L’ANTICIPO

Numeri resi possibili dagli avanzamenti compiuti da Enav sul fronte della gestione del traffico aereo, particolarmente allettanti per lo compagnie aeree, chiamate a comunicare solo punto di ingresso e punto di uscita dallo spazio aereo nazionale. Ciò ha permesso di attrarre il traffico di sorvolo, rendendo competitivo il passaggio sull’Italia anche rispetto a spazi aerei (come i Balcani) che mantengono i costi di gestione più bassi. Una procedura che ha permesso anche di far fronte agli impatti negativi derivanti dall’instabilità nord africana, soprattutto in coincidenza con la chiusura dello spazio aereo libico che avrebbe potuto avere effetti ben più sensibili sulla riduzione dei passaggi sui nostri cieli. Tra l’altro, tutto questo è avvenuto in netto anticipo rispetto al resto dell’Europa. Tra i maggiori cinque service provider del Vecchio continente, Enav è stato il primo a mettere in operatività il Free route, in netto anticipo rispetto a quanto prevede la regolamentazione europea del Single European Sky, che ne definisce l’obbligatorietà per tutti gli Stati europei a partire dal 1 gennaio 2022.

IL FOCUS SULL’INNOVAZIONE

Ma il Free route è solo una delle innovazioni di Enav, ormai nel pieno dell’attuazione del Piano industriale 2018-2022 presentato a marzo dello scorso anno. Per i cinque anni in oggetto, si prevedono complessivamente circa 650 milioni di euro, autofinanziati, finalizzati allo sviluppo e all’implementazione di nuove piattaforme tecnologiche, alla formazione e addestramento del proprio personale e alla modernizzazione e trasformazione di alcune infrastrutture propedeutiche alla transizione al nuovo modello operativo. Tra i focus c’è il rafforzamento della leadership di Enav nel campo dell’innovazione, con lo sviluppo delle future piattaforme per il controllo del traffico aereo. Tra queste, oltre al Free route c’è il Data link, sistema che consente le comunicazioni terra/bordo/terra per via telematica senza far ricorso alle comunicazioni verbali via radio.

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