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Ci vuole coraggio per andare a combattere una guerra che da qui sembra lontana e che invece ci riguarda direttamente. Ci vuole coraggio e altruismo per lasciare una vita tranquilla nel mondo della ristorazione e impugnare le armi contro l’Isis al fianco delle milizie curdo-siriane Ypg (Unità di protezione del popolo). Il fiorentino Lorenzo Orsetti, 33 anni compiuti poco più di un mese fa, è morto a Baghuz, in Siria, dove si sta combattendo l’ultima battaglia contro i miliziani del Califfato che avrebbero sorpreso in un’imboscata il reparto del quale faceva parte l’italiano. È stato proprio l’Isis a diffondere la notizia annunciando la morte di un “crociato italiano” e pubblicandone la foto sui social network. Orsetti, nome di battaglia Tekoser (lottatore), è il secondo italiano morto in pochi mesi tra i combattenti filo curdi: lo scorso 7 dicembre era toccato al bergamasco Giovanni Francesco Asperti, 53 anni, del quale lo Ypg annunciò la morte a Derik, in Siria, per uno “sfortunato incidente mentre compiva il suo dovere”.

Orsetti per 13 anni aveva lavorato come cameriere, sommelier e cuoco nei pressi di Firenze e in diverse interviste aveva spiegato la scelta di unirsi ai curdi perché ne condivideva gli ideali con l’obiettivo di una “società più giusta”, di una democrazia. Sarebbe stato disposto a combattere ovunque, poi si convinse con la crisi di Afrin, la città della Siria settentrionale da anni controllata dai curdi che fu conquistata un anno fa dai ribelli siriani appoggiati dalla Turchia dopo due mesi di feroce battaglia. Considerava la guerra combattuta dalle “sue” milizie “una battaglia di civiltà” e si diceva pronto ad assumersi le proprie responsabilità quando fosse tornato in Italia perché sarebbe stato certamente messo sotto inchiesta dalla magistratura come foreign fighter.

Un anno fa tre italiani, tra cui Orsetti, avevano inviato un comunicato al Corriere della Sera spiegando che non avevano intenzione di “abbandonare il popolo curdo mentre la comunità internazionale sta girando le spalle di fronte a un vero e proprio genocidio”. Una settimana fa, in un’intervista a Radio Ondarossa, aveva confermato la sconfitta militare dell’Isis anche se i civili avrebbero dovuto aspettare tempo prima di tornare a una vita normale considerando la scarsità di cibo, acqua e le città distrutte e minate. Orsetti aveva anche denunciato bombardamenti turchi sui campi profughi. Il dramma è piombato in casa sua dalla tv: sua madre, Annalisa Orsetti, ha detto di averlo appreso da un telegiornale ricordando che i genitori erano contrari alla sua partenza, “ma lui voleva aiutare questo popolo oppresso”.

Italiani contro: anche se in momenti e zone diverse, il delirio del Califfato ha spinto diversi connazionali su fronti opposti. Oltre a Orsetti e Asperti altri stanno combattendo con i curdi mentre tra i foreign fighters nell’elenco del nostro antiterrorismo ci sono solo due italiani di nascita, Giuliano Del Nevo e Francesco Cascio, entrambi morti. Chi voleva abbattere l’Occidente e restaurare il Medioevo e chi lottava per gli ideali più alti: Orsetti, tra questi ultimi, è stato definito da Anna Maria Bernini (FI) “un eroe che si è sacrificato per la libertà di tutti noi”.

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