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Dal 22 luglio 2015, dopo la condanna della Corte di Giustizia europea per la malagestione dei rifiuti in Campania, l’Italia ha pagato fino ad oggi 151 milioni di euro, più o meno 120.000 € al giorno. E continueremo a pagare fino a quando la gestione dei rifiuti in Campania non sarà ricondotta nel rispetto delle leggi italiane e delle direttive europee. A questo dato va aggiunto il costo di circa 200€ a tonnellata per i rifiuti che vengono trasportati dalla Campania nei termovalorizzatori in Olanda, Portogallo e Spagna. In questi Paesi i rifiuti della Campania vengono poi utilizzati per produrre e vendere energia elettrica e termica. Ovvero, la Campania utilizza, con altissimi costi, i termovalorizzatori “nel giardino degli altri” per lo smaltimento dei propri rifiuti.

A Roma, che non riesce a gestire i propri rifiuti urbani per la mancanza di impianti adeguati, la gara indetta da Ama nell’ottobre scorso per la cessione dei rifiuti a impianti al di fuori della Regione Lazio e dell’Italia, con base d’asta a 156€ a tonnellata, è andata deserta perché evidentemente il prezzo è considerato troppo basso! A Brescia, dove la raccolta differenziata dei rifiuti ha raggiunto il 65% ed è in funzione da 20 anni un termovalorizzatore che utilizza ogni anno 700.000 tonnellate di rifiuti non riciclabili per la produzione di energia elettrica e calore che copre circa il 70% della domanda urbana, il costo medio si aggira attorno a 40€ per tonnellata.

La situazione di Brescia non è diversa dalle città al top della classifica internazionale per sostenibilità ed il riciclo dei rifiuti, come Copenaghen, Stoccolma, Malmo, Vienna.
Il nuovo impianto di Copenaghen, Amager Resource Center, fornisce elettricità a 62.500 abitazioni e acqua calda ad altre 160.000. Sul tetto del termovalorizzatore è stata costruita una pista da sci!

L’Italia è anche una incomprensibile eccezione tra i paesi europei per quanto riguarda l’uso del combustibile solido secondario (Css). In molti paesi europei il Css prodotto dai rifiuti viene usato in percentuali elevate per sostituire il “pet coke” nella produzione di cemento : fino al 98% in Olanda, al 90% in Austria, al 65% in Germania. In Italia, dopo un lungo lavoro di preparazione in collaborazione con la Commissione europea, ho firmato il 14 febbraio 2013 un decreto che stabilisce le caratteristiche chimiche e fisiche del Css, introducendo limiti molto restrittivi anche rispetto alle più rigorose norme introdotte in Europa.

Uno studio condotto nel 2016 dal Leap – laboratorio energia ambiente del Politecnico di Milano – ha dimostrato che le emissioni dagli impianti che utilizzano Css sono di gran lunga inferiori rispetto a quelle emesse dal pet coke. D’altra parte basta confrontare le caratteristiche del Css con quelle del pet coke per capire la differenza: il pet coke è il peggiore e più inquinante tra i combustibili fossili. Eppure l’opposizione di politici e comitati all’impiego del Css in Italia, per pensare bene, fa ritenere che per la salute e l’ambiente sia preferibile il combustibile più inquinante!

Insomma, la termovalorizzazione è una parte dell’economia circolare dei rifiuti, nella quale il riciclaggio e il riuso di materia sono sicuramente la componente e l’obiettivo più importanti mentre il recupero di energia chiude il ciclo con vantaggi ambientali ed economici molto significativi. Ovvero, il recupero energetico è una parte della soluzione. Ed è interessante notare che i più avanzati sistemi di raccolta differenziata e recupero di materia in Italia e in Europa sono integrati al recupero efficiente di energia.

In Campania, nel Lazio, in Calabria, in Puglia, in Sicilia, nonostante piani e impegnative dichiarazioni, il recupero di materia è a livelli modestissimi e il recupero di energia viene considerato un’opzione obsoleta. E va anche rilevato che gran parte delle discariche abusive, che dal 2014 ad oggi ci sono costate una multa di 204 milioni di euro per la condanna da parte della Corte di Giustizia europea, sono ubicate in queste regioni.

Termovalorizzatori nel giardino degli altri. Numeri e anomalie italiane

Dal 22 luglio 2015, dopo la condanna della Corte di Giustizia europea per la malagestione dei rifiuti in Campania, l’Italia ha pagato fino ad oggi 151 milioni di euro, più o meno 120.000 € al giorno. E continueremo a pagare fino a quando la gestione dei rifiuti in Campania non sarà ricondotta nel rispetto delle leggi italiane e delle direttive…

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