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Supremazia economica e strategica. Due ambiti che rappresentano l’intero sviluppo globale previsto nel 2019. Una prospettiva che comprende l’evoluzione degli assetti strategici e le tensioni, palesi e sommerse, della crescente sfida a tutto campo fra Stati Uniti, Europa e i Paesi occidentali da una parte e Russia e Cina dall’altra.

Scenari con molte incognite e persistenti minacce. Le incognite degli sconvolgimenti climatici e dai cataclismi che sempre più spesso colpiscono il pianeta.

E le minacce costituite dalla sanguinaria imprevedibilità del terrorismo islamico e dalla pervasività finanziaria e politica del narcotraffico. L’incubo degli attentati terroristici, la corruzione ed i condizionamenti occulti del traffico della droga. Un business criminale stratosferico cogestito dalla ‘ndrangheta calabrese, dai narcos colombiani e dai cartelli messicani e che secondo le Nazioni Unite sfiora annualmente un fatturato di un trilione di narcodollari, cioè un miliardo di miliardi di dollari.

“Ci dobbiamo attendere un 2019 pieno di sorprese”  sottolinea  l’esperto di strategie geopolitiche Andrea Margelletti, presidente del Centro Studi Internazionali.

Priorità globali?

Strategiche e di sicurezza.

Paesi più a rischio?

Certamente l’Europa vedrà ancora alcuni atti di terrorismo perché il trend è quello purtroppo di attentati compiuti sia da elementi solitari sia da cellule organizzate, anche se questa è una realtà più difficile da concretizzarsi. Continuerà la conflittualità in Afghanistan e in Iraq, ma l’incognita che peserà di più è quella relativa alla politica degli Stati Uniti per il 2109 perché tutto il mondo occidentale ha bisogno di una forte politica americana. Cocktail 2019: guerra fredda, terrorismo e narcotraffico.

Capacità di prevenzione italiana e internazionale ?

Sicuramente elevata. L’Italia vanta una struttura che nessun altro Paese europeo ha, e questo dice molto sul fatto che nell’Unione Europea le gelosie fra i servizi di sicurezza sono più forti della logica di prevenire gli atti di terrorismo. Questa struttura è il Comitato di Analisti strategica antiterrorismo. È un comitato permanente, presieduto da Lamberto Giannini, direttore del Servizio Centrale Antiterrorismo della Polizia di Stato, e del quale fanno parte i vertici delle strutture operative antiterroristiche dell’intelligence, dell’Arma dei Carabinieri, della Guardia di Finanza e della fondamentale Polizia Penitenziaria, perché purtroppo spesso le carceri diventano università di radicalizzazione. Questo fa sì che in Italia ciascun organismo si coordina e collabora con le altre strutture per la sicurezza nazionale.

Aree più delicate per l’interesse nazionale del nostro Paese?

Sotto tutti i punti di vista, dalle fonti energetiche alla prevenzione antiterroristica, dai traffici di armi e droga, al traffico di esseri umani e all’immigrazione, il nord Africa e l’Africa Centrale sono fondamentali per la sicurezza nazionale italiana e rappresentano le aree nelle quali il nostro Paese dovrebbe necessariamente continuare a mantenere un essenziale baricentro.

Eventuali contraccolpi dello sganciamento americano dalla Siria e dall’Afganistan?

Lo vedremo all’inizio del nuovo anno. Se sarà attuato così come è stato preannunciato, il ritiro americano rischia di determinare un riempimento del vuoto lasciato da parte della Russia e della Cina sia nel Medio Oriente che nell’Asia centrale.

Evoluzione della sfida strategicamente sempre più serrata fra Russia e Cina da una parte e Stati Uniti d’Europa e Occidente dall’altra?

La Russia e la Cina non hanno l’urgenza della democrazia. Hanno governi con prospettive molto, molto lunghe e sono inoltre avvantaggiate dalla difficoltà interne, politiche e istituzionali, ma anche economiche, che attraversano tutti i Paesi occidentali. Da una parte gli Stati Uniti con un presidente che gioca il ruolo del battitore libero all’interno della sua stessa amministrazione, come dimostrano le tantissime defezioni che hanno caratterizzato questi due anni di amministrazione Trump. Dall’altra parte una Europa che il raziocinio vorrebbe vedere più protagonista e più forte, mentre spesso gli stessi Paesi membri attuano scelte che la indeboliscono, allontanando così la concretizzazione della realtà compiuta dell’Unione europea.

In definitiva dal punto di vista strategico militare e geopolitico che 2019 ci dobbiamo attendere?

Un nuovo anno pieno di sorprese se il mondo occidentale non riprenderà il punto di essere prima di tutto morale e politica di tante popolazioni e di tanti Paesi che ancora sperano di vivere dignitosamente nel pieno rispetto dei diritti umani.

minniti strasburgo

Guerra fredda, terrorismo e narcotraffico. Tutte le sfide per il 2019 spiegate da Margelletti

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