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Mentre il Turkish Stream procede ormai spedito nella direzione della nuova geografia dei gasdotti, i timori di Washington non si limitano solo al perimetro energetico. Non è stato messo da parte il ragionamento di sempre che investe i due quadranti assolutamente strategici del Mediterraneo: ovvero a chi conviene lasciare che la Turchia abbracci la causa mediorientale (e caucasica)? E oggi il ministro turco Çavuşoğlu incontra Pompeo.

GAS

La visita di Vladimir Putin ieri sui cantieri turchi del gasdotto certifica un’evidenza: che l’infrastruttura da 950 chilometri che porterà in Turchia 31 miliardi di metri cubi di metano russo è quasi ultimata. E corre sui binari del tandem con Erdogan. Il Mar Nero come nuovo risiko geopolitico, con la questione sempre aperta del bypassaggio ucraino, degli intrecci tedeschi con North Stream II e soprattutto europei con Tap in chiave atlantica.

Insomma, l’opa che Mosca ha lanciato su Ankara e sul costone balcanico alla voce energia è significativa, perché abbraccia diversi settori imbullonati al dossier energetico. Ciò che conta, a questo punto del guado, è l’ircocervo delle contromosse che investono, di conseguenza, gli equilibri distanti (ma connessi al gas), in Libia, Siria, Emirati. In un gioco ad incastri che produce costantemente nuovi scenari.

I FRONTI APERTI

Il presidente americano Donald Trump lo ha ribadito ancora una volta ieri che non è all’ordine del giorno la questione dell’estradizione del predicatore Fetullah Gulen: ma secondo Nbc News la Casa Bianca starebbe valutando se espellerlo per “placare la Turchia” e “persuadere Erdogan ad allentare la pressione sul governo saudita” dopo il caso del giornalista Jamal Khashoggi, ucciso nel consolato saudita a Istanbul.

Ma se ufficialmente Trump sembra non voler cedere su questo punto, su un altro si aprono spazi di dialogo. Il riferimento è alla gestione dei curdi nel nord della Siria così da “lasciare mano libera” a Erdogan. La Turchia, inoltre, è uno degli otto Paesi esentati dalle sanzioni americane per l’import del petrolio iraniano e da qualche settimana i soldati statunitensi pattugliano assieme ai turchi la città siriana di Manbij, che in passato era stata conquistata dallo Ypg curdo. Nelle stesse ore il ministro degli Esteri turco Mevlut Cavusoglu aveva ribadito che il sostegno degli Stati Uniti alle milizie dell’Ypg curdo siriano è un “grosso errore”, aggiungendo che il problema ha messo in tensione i legami tra gli alleati della Nato.

Si aggiunga che a inizio novembre Washington ha promesso lo stanziamento di alcuni fondi per contribuire alla cattura di tre leader del Pkk provocando l’approvazione di Ankara. Resta il nodo libico e siriano, in cui Trump tenta di infilarsi.

F35

Negli ambienti diplomatici e militari circola la vulgata che, al netto delle mille problematiche esistenti con Erdogan, lasciare la Turchia ad un destino per così dire “orientale” sarebbe un errore non solo geopolitico ma anche commerciale.

Un passaggio che investe anche la fornitura di F35 alla Turchia, come l’acquisto turco dei missili russi S-400: il caccia di quinta generazione è il passepartout a stelle e strisce per bloccare il sistema russo. Ecco che lo scivolamento erdoganiano verso Mosca è in questo momento in cima all’agenda del Pentagono (che per l’occasione ha presentato al Congresso un paper per estromettere Ankara dal programma F35).

QUI MOSCA

Il punto di forza in questo momento dell’asse russo-turco si ritrova nelle parole del presidente Putin: “L’attuazione di progetti di questo tipo e di questo progetto in particolare è un esempio vivido e positivo della capacità di proteggere i vostri interessi nazionali, perché il TurkStream corrisponde pienamente agli interessi dell’economia nazionale della Repubblica di Turchia. Mi congratulo con voi per il completamento di una fase così importante della sua attuazione”, ha detto ieri alla platea turca. Il gas come collante che in questo momento unisce anche altri elementi, come la prima centrale nucleare turca che verrà costruita dai russi ad Akkuyu e che innesca una serie di reazioni a catena conseguenti.

Sul punto infatti Putin ha detto che entrambi sono “chiari simboli del crescente sviluppo della Russia e della poliedrica partnership della Turchia”. All’orizzonte l’obiettivo di arrivare all’ambizioso dato di 100 miliardi di dollari di scambi bilaterali.

QUI WASHINGTON

In questo senso si inserisce la visita del ministro degli Esteri turco Mevlüt Çavuşoğlu a Washington dove incontrerà oggi Mike Pompeo per valutare le relazioni tra i due alleati Nato. L’occasione è la partecipazione del ministro turco al Forum Globale dell’Alleanza delle Civiltà delle Nazioni Unite (Unaoc) che si svolge nel Palazzo di Vetro, ma di fatto nel bilaterale discuteranno di tutti i dossier aperti, come gli F 35, i missili S-400, Gulen e il gas.

Çavuşoğlu alla vigilia ha detto provocatoriamente che il sostegno degli Stati Uniti all’Ypg/Pkk è stato un “grave errore” ed è considerato da Ankara come lo scoglio al momento più significativo. Ma gli Usa riconoscono il Pkk come un’organizzazione terroristica, anche se sostengono i combattenti dell’Ypg.

twitter@FDepalo

f35

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