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Luigi Di Maio e chi lo segue in questa azione distruttiva sta massacrando il lavoro sia con le parole sia con decisioni deleterie. Il decreto che porta l’indisponente titolo dignità, l’eutanasia del lavoro in bicicletta, la chiusura dei negozi la domenica, sono tutte decisioni irresponsabili che hanno già causato danni. E non solo a parole a cominciare dal decreto di fine luglio – il d.l. n. 87/2018, che ha modificato in maniera significativa aspetti centrali della disciplina del contratto a tempo determinato contenuta nel d.lgs. n. 81/2015, e si consolida con la relativa legge di conversione (l. n. 96/2018), la quale, è intervenuta per diversi aspetti sul testo originario del decreto convertito complicando la legislazione.

Si pensi alle nuove disposizioni in materia di somministrazione di lavoro, alla riproposizione degli incentivi contributivi per le assunzioni stabili, alla parziale riforma delle prestazioni di lavoro occasionale, nonché alla introduzione di un (ulteriore) periodo transitorio. Tutte evidenze di ulteriori criticità, cui conseguono incertezze e rischi in capo alle imprese, figlia di una decretazione d’urgenza priva di un inquadramento sistematico rispetto al contesto normativo di riferimento, e suscettibile di nuove modifiche, ma che diventa arduo immaginare in senso chiarificatore. Sulla questione fattorini in bicicletta i cosiddetti riders abbiamo già visto che grandi catene come Foodora hanno già chiuso parecchi esercizi ovviamente licenziando i dipendenti per la campagna denigratoria quando proprio la multinazionale ha dovuto specificare “che i rider, avendo un contratto di collaborazione coordinata e continuativa hanno sia assicurazione Inail in caso di infortunio su lavoro sia i contributi Inps.

Sempre a carico dell’azienda è stata inoltre stipulata un’assicurazione integrativa in caso di “danni a terzi”. Sulla questione della chiusura domenicale proprio oggi Istat conferma quello che noi già avevamo scritto e cioè che l’apertura festiva è femminile in larga maggioranza degli addetti del commercio. Si tratta del 61% rispetto a una media sul totale degli occupati del 47,8%. La lavoratrice domenicale è giovane è under 35 e scegli questa tipologia contrattuale perché gli asili e i servizi sono chiusi e le lavoratrici sono disponibili per il part time aumentando nella piccola distribuzione dal 38,7 al 56,9% e nelle grandi catene dal 38,3 al 45,8%.

Dunque Di Maio, che di lavoro non solo non conosce le regole ma ne ha prodotto veramente poco come steward nello stadio napoletano, deve rendersi conto dei danni irreparabili che sta producendo e non permettersi di definire assassini politici chi ha sacrificato la sua vita in nome e per conto del diritto al lavoro che gli italiani,in uno Stato democratico,possono guadagnarsi.

LUIGI DI MAIO

Le domeniche, i riders e il non lavoro Di Maio

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