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Lo schema è sempre lo stesso, con Giovanni Tria, il ministro che non si sbilancia e cerca sempre di far tornare i conti, frenando gli impeti di Matteo Salvini e Luigi Di Maio. E le Bcc, le banche di credito cooperativo, innervosite da quello che appare a tutti gli effetti un altro scontro tra scuole di pensiero, non fanno eccezione.

Piccolo riassunto. Salvini sembra essere riuscito a convincere il premier Conte della necessità di smontare quasi totalmente la riforma del credito cooperativo per tararla sul modello tedesco (qui l’articolo di Formiche.net). I risultati si sono visti. La Lega ha prontamente promosso, per bocca del presidente della commissione Finanze Alberto Bagnai, l’idea di una moratoria di sei mesi della riforma, il tempo necessario ad approntare il provvedimento propedeutico a bloccarla e resettare il tutto. Di Maio ha invece accusato l’intero sistema bancario nazionale di arroganza e arrivando a paventare una sorta di punizione da parte dell’esecutivo.

Ancora una volta è stato Tria a tappare la falla o a tentare di farlo. La riforma, ha detto il ministro in commissione al Senato due giorni fa, si può modificare ma non certo smontare. Certo su due aspetti il ministro ha aperto alla possibilità di ritocchi: la revisione dei requisiti professionali e la soglia di accesso a soggetti esterni. Due temi che erano stati posti in dubbio da molti della base legastellata e che appunto potrebbero essere oggetto di modifica. Ma l’impianto generale deve restare saldo nella logica di Tria.

Si vedrà ora in che modo l’esecutivo si muoverà per accogliere, nel caso, queste modifiche. Si parlava di una proroga limitata di qualche mese oggetto di un decreto già venerdì 20 luglio, ipotesi al momento senza conferme. D’altronde il titolare del Tesoro sa benissimo che la riforma targata Renzi è sul tavolo della Vigilanza europea, pronta per ricevere il bollino verde. Fermare del tutto le macchine potrebbe creare non pochi problemi.

L’unica certezza, al momento, è che tra le Bcc sta aumentando il nervosismo. Gli ambienti sondati da Formiche.net, raccontano di un’attesa che sta sfociando nell’impazienza. Dalle parti di Iccrea, uno dei tre poli aggregatori insieme a Cassa centrale (Trento) e le Bcc altoatesine (Reiffeisen), per esempio non si è riusciti a capire ancora se prevarrà la linea della Lega, per un azzeramento della riforma, o quella di Tria, per una limatura. In altre parole “se cambia la legge o la normativa secondaria”, viene fatto notare.

Il gruppo bancario ha più volte chiesto di non bloccare il percorso della riforma ma ora, dovendo scegliere tra stroncatura o ritocco, forse è meglio il secondo. Anche se viene sottolineato un aspetto. Non è detto che moratoria e ritocchi debbano necessariamente essere una contraddizione, perché la prima potrebbe benissimo partorire quei ritocchi auspicati da Tria.

Aria di seccatura si respira anche al nord, tra le Bcc del nord est. In Cassa centrale viene ripetuto che no, la riforma non si può bloccare. Se non altro, viene sottolineato, per non buttare a mare due anni e mezzo di riforma (ma la gestazione è datata 2014-2015). La vera paura delle Bcc riunite sotto cassa centrale è, semplicemente, quella di Iccrea: tornare al punto di partenza.

 

Tria, la Lega e il nervosismo delle Bcc. Lo strano puzzle del credito cooperativo

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