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Dicono che manchi l’opposizione. E se a mancare fosse il governo? Un governo che è spaccato su tutto: dall’immigrazione alle grandi opere, dalla nazionalizzazione di Autostrade all’Ilva. Il caso della Diciotti è emblematico con il Viminale costretto a smentire e sconfessare le dichiarazioni dei componenti del suo stesso governo. Ma questo caos, che farebbe impallidire chiunque, è supportato da un sistema perverso di comunicazione strozzata in 150 caratteri, che richiede superficiale immediatezza e non contenuti di valore, che confonde, individua nemici sui quali scagliarsi senza prove e senza basi.

Così crolla un ponte e con esso vediamo crollare lo Stato di diritto in 7 parole, quelle del premier Conte che dichiara: “non possiamo aspettare i tempi della giustizia”. E cosa si può aspettare se non che prevalga il diritto sulle colpe? Se non che emerga la verità sulla menzogna? Questo ‘nuovo’ modo di far politica non ha bisogno di ricercare l’autenticità, la verità, perché tale attività intellettuale oltre che morale richiederebbe lavoro, fatica, a volte poca popolarità, e soprattutto coraggio, il coraggio di agire, ma dà in pasto al popolo affamato di giustizia sommaria colpevoli privi di nome e cognome, colpevoli che non hanno un volto ma che facilmente sono parte di un complotto avvolto dal mistero, che appaga insicurezze e incanala l’indignazione.

Quindi a chi mi dice, dovete fare opposizione rispondo: che tipo di opposizione? Una che insegue il populismo, fatta sui social, o una che entra nel merito delle proposte? Io credo nella seconda, nonostante sia impopolare. Dicono di voler nazionalizzare Società Autostrade? È preistoria, siamo contrari. Dicono di voler bloccare le grandi opere? È una visione retrograda e anti sistema, siamo contrari. Dicono di voler chiudere l’Ilva? È una pazzia bloccare un impianto così strategico in Europa e lasciare senza lavoro 14.000 famiglie, siamo contrari. Cos’è questa se non opposizione? La stessa che faremo in autunno sulle politiche economiche in vista della manovra, dove vi assicuro i nodi di questo esecutivo verranno al pettine. Perché avere alto consenso politico nel Paese non significa che non vi siano vincoli da rispettare e debito pubblico da tenere sotto controllo.

Urlare al complotto internazionale non risolve i problemi di finanza pubblica (oggettivi) e non aiuta a trovare le coperture per riforme, che, se attuate con la stessa superficialità di come sono state promesse, produrrebbero un ulteriore aumento del debito perché fatte in deficit. Che significa? Significa che a prescindere dal “cambiamento” urlato nelle piazze, le riforme si fanno avendo sotto mano i conti dello Stato; significa che per fare Flat Tax e Reddito di cittadinanza insieme il governo ha bisogno di spazi per interventi ad alto costo che l’Italia non può permettersi.

Finché trattiamo di vaccini, immigrazione, omeopatia, leva obbligatoria (flessibile) possiamo anche dibatterne da un punto di vista meramente ideologico. Ma attenzione, se parliamo di fondamentali economici, di borse in affanno, di mercati incerti, di rapporto deficit-Pil rivisto al rialzo, di rapporto debito-Pil oltre il 130%, deviare l’attenzione degli italiani su finte alleanze Forza Italia-Pd, o su lobby e sette carbonare all’opera per non far lavorare il governo, non farà comunque quadrare i conti che non tornano, a prescindere da tutto. Per fortuna, almeno la matematica, non è un’opinione che può essere affidata alla spazio di un tweet. Non possiamo inseguire il populismo, perché non ci appartiene e sconterà nel medio periodo la sua stessa approssimazione. Servono infrastrutture per crescere e serve riqualificare la spesa pubblica, non sono temi che vanno e fanno ‘tendenza’ ma sono l’architrave che sorregge il Paese. E al netto della propaganda è questo quello in cui Forza Italia crede.

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Di Alessandro Cattaneo

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