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Il protrarsi del conflitto in corso in Ucraina drena risorse alla proiezione del Cremlino nel grande Nord. È nell’Artico, infatti, che il conflitto iniziato nel febbraio del 2022 sta producendo conseguenze tanto poco visibili quanto rilevanti per la postura russa nella regione. Questa è la conclusione tratta nell’Annual Threat Assessment 2026 dell’intelligence statunitense, che sottolinea come questo non si traduca tanto in un disimpegno generale, ma piuttosto in una tensione crescente tra priorità operative immediate e gli obiettivi strategici di lungo periodo.

Il documento sottolinea come Mosca abbia negli ultimi anni rafforzato la propria capacità operativa nell’Artico, migliorando la prontezza delle forze e facendo ampio uso di infrastrutture e tecnologie dual use. Tuttavia, l’impegno richiesto dalla guerra in Ucraina (probabilmente non previsto al momento dell’avvio dell’invasione nel febbraio del 2022) avrebbe ridotto le risorse disponibili per portare avanti in maniera completa tali ambizioni.

Nonostante questi vincoli, l’Artico continua però a rappresentare un pilastro della sicurezza nazionale russa. Con circa metà della linea costiera artica sotto il proprio controllo, la Federazione considera la regione essenziale sia sotto il profilo economico che militare. Da un lato, vi è l’interesse per lo sfruttamento delle risorse energetiche, in particolare petrolio e gas; dall’altro, la prospettiva di un incremento dei traffici marittimi lungo le rotte polari, sempre più accessibili a causa della riduzione dei ghiacci.

A questa dimensione si affianca un profilo strategico particolarmente sensibile. L’Artico rappresenta per Mosca un’area di relativa sicurezza per il dispiegamento dei sottomarini lanciamissili balistici, elemento centrale della deterrenza nucleare. In questo contesto, la penisola di Kola concentra circa due terzi della capacità di secondo colpo russa e ospita la Flotta del Nord, inclusi sette sottomarini strategici a propulsione nucleare armati con testate balistiche. La presenza militare nella regione è stata ulteriormente rafforzata con l’introduzione di sistemi missilistici a lungo raggio e con l’impiego di piattaforme unmanned, sia aeree che subacquee (anche di manifattura occidentale, come svelato di recente).

Parallelamente, la Russia continua a investire nella propria flotta di rompighiaccio, la più grande al mondo, composta da unità a propulsione nucleare e diesel-elettrica. In questa direzione si inserisce anche l’annuncio del lancio, previsto entro il 2030, del primo rompighiaccio nucleare della classe Leader, progettato per operare in condizioni estreme.

L’attenzione di Mosca è rivolta alla crescente presenza occidentale, e in particolare statunitense, nella regione. Secondo il rapporto, le attività russe sono in parte direttamente orientate a contrastare quella che viene percepita come un’espansione dell’influenza americana nell’Artico, considerato dal Cremlino uno spazio di rilevanza primaria per i propri interessi di sicurezza. Per contrastare la penetrazione Usa sono necessarie risorse di cui al momento Mosca non dispone. Ma è presumibile che, quando il conflitto in Ucraina andrà ad esaurirsi, la regione artica tornerà ad essere prioritaria nella ripartizione delle risorse del Cremlino.

Così l'Ucraina toglie risorse alle ambizioni artiche del Cremlino

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