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È da circa venti anni che ho iniziato ad concentrarmi, capire, studiare e approfondire anche questa , anzi la meravigliosa fonte di esistenza che è l’acqua e il suo incommensurabile valore, sempre dato per scontato. Essa è una delle risorse più preziose e strategiche del pianeta, ma sta diventando sempre più scarsa, la crescita demografica, il cambiamento climatico, l’urbanizzazione e l’aumento dei consumi industriali stanno aggravando una situazione già critica. Ora è emergenza. In Europa salgono sempre di più le temperature e si surriscalda la crisi energetica, con una produzione più bassa e prezzi dell’elettricità che si impennano. I grandi incendi, il  grande caldo, e la siccità che ne consegue stanno impattando fisicamente sulla generazione elettrica e questo perché l’abbassamento dei livelli dei grandi fiumi, in Italia ad esempio il Po e nell’Europa centro orientale il Danubio, sta costringendo allo stop alcune centrali elettriche e nucleari raffreddate ad acqua.

A questo scenario si aggiunge un fenomeno relativamente nuovo, che è l’enorme fabbisogno di acqua dei data center che alimentano l’Intelligenza Artificiale.

La IA oltre a riscrivere l‘economia intesa come distribuzione stessa della ricchezza, la cultura intesa quale senso della conoscenza, dell’apprendere, la mente intesa quale strumento per capire, pensare, interi settori produttivi  e  milioni di posti di lavoro, è spesso percepita come una tecnologia “immateriale”, ma  dietro ogni interrogazione a un algoritmo, un chatbot, un video, ogni immagine generata e ogni modello addestrato si nasconde una massiccia infrastruttura fisica composta da numerosi server, sistemi di raffreddamento e centrali elettriche che consumano quantità crescenti di acqua. L’elaborazione di enormi quantità di dati richiede calcoli intensivi e veloci con il conseguente consumo energetico e di calore. Per raffreddare dunque i data center si utilizza acqua in torri di raffreddamento esterne. Siamo già in una crisi idrica globale, infatti secondo le Nazioni Unite, circa 4 miliardi di persone, quasi due terzi della popolazione mondiale, sperimentano condizioni di grave scarsità idrica per almeno un mese all’anno. Inoltre, oltre 2,5 miliardi di persone vivono in Paesi con risorse idriche insufficienti.

La pressione sulle risorse idriche continua ad aumentare, basti pensare che il settore agricolo utilizza circa il 72% dei prelievi mondiali di acqua dolce. Circa il 10% della popolazione mondiale vive in aree con stress idrico elevato o critico. Il cambiamento climatico sta riducendo la disponibilità di acqua in molte regioni del pianeta e aumentando frequenza e intensità delle siccità.

In questo contesto, qualunque nuova attività economica ad alto consumo idrico deve essere attentamente valutata in termini di sostenibilità, come, appunto, l’Intelligenza artificiale e il suo lato nascosto. L’esplosione dell’IA generativa sta provocando una corsa globale alla costruzione di nuovi Ced, modelli linguistici di grandi dimensioni richiedono infatti enormi quantità di potenza di calcolo e generano un intenso calore durante il loro funzionamento.

Per evitare il surriscaldamento, molti data center utilizzano sistemi di raffreddamento evaporativo che impiegano ingenti quantità di acqua dolce e in tali sistemi, una parte significativa dell’acqua evapora nell’atmosfera e non può essere immediatamente recuperata.

Secondo la Iea (International Energy Agency), il consumo globale di acqua associato ai data center è attualmente stimato in circa 560 miliardi di litri all’anno e potrebbe raggiungere 1.280 miliardi di litri entro il 2030.  Ma quanta acqua consumano i data center? Le cifre sono impressionanti, un data center di grandi dimensioni può consumare fino a 5 milioni di galloni d’acqua al giorno (circa 19 milioni di litri), equivalenti ai consumi di una città compresa tra 10.000 e 60.000 abitanti. Negli Stati Uniti, uno studio ha stimato che i data center consumino oltre 163 miliardi di galloni all’anno (circa 620 miliardi di litri). L’espansione dell’IA sta ulteriormente accelerando questa crescita, diverse analisi indicano che nel 2025 i data center dedicati all’intelligenza artificiale in Nord America abbiano raggiunto circa 1 trilione di litri di consumo idrico annuo.

Le grandi aziende tecnologiche, le Big Tech, stanno registrando un significativo aumento dei consumi idrici.

Google, secondo i dati pubblicati dall’azienda nel 2023 i propri data center hanno utilizzato circa 29 miliardi di litri d’acqua. Oltre l’80% dei consumi idrici aziendali è collegato ai data center, un solo data center Google a Council Bluffs, Iowa, ha consumato circa 1,3 miliardi di galloni d’acqua in un anno, pari a circa 4,9 miliardi di litri. Microsoft, ha registrato un aumento del 34% del consumo di acqua in seguito alla crescita delle attività legate all’AI e alla partnership con OpenAI, raggiungendo circa 6,4 miliardi di litri già nel 2022. Amazon (Aws) è tra i principali consumatori emergenti, la crescita di Aws e dei nuovi data center ha attirato l’attenzione di investitori e comunità locali per il fabbisogno idrico. Diverse nuove installazioni in regioni aride hanno acceso un dibattito sulla sostenibilità dell’uso dell’acqua. Amazon è indicata tra le aziende che stanno ampliando più rapidamente la capacità computazionale richiesta dall’AI.

Poi c’è Meta (Facebook, Instagram, WhatsApp), che ha utilizzato oltre 2,6 milioni di metri cubi d’acqua (circa 697 milioni di galloni), principalmente per i data center, i suoi report ambientali mostrano un crescente focus sulla gestione dell’acqua a causa dell’espansione delle infrastrutture digitali e AI. E ancora, Nvidia che non gestisce tanti data center quanto gli hyperscaler, ma è sempre più coinvolta nel dibattito. Gli investitori hanno iniziato a chiedere trasparenza sugli impatti ambientali dell’espansione dell’ecosistema IA, inclusi energia e acqua legati ai sistemi che utilizzano i suoi chip.

Uno degli aspetti più sorprendenti è che anche una semplice interazione con un modello AI ha una propria impronta idrica. Ricercatori dell’Università della California hanno stimato che una richiesta di circa 100 parole a un sistema di AI possa richiedere indirettamente circa 500 millilitri di acqua, considerando sia il raffreddamento dei server sia la produzione dell’energia utilizzata.

Considerato che ogni giorno vengono effettuati milioni di interazioni con chatbot e strumenti generativi, l’effetto cumulativo diventa estremamente rilevante.

Dal punto di vista Esg (Environmental, Social e Governance), il consumo idrico dei data center rappresenta un rischio sempre più importante, le principali criticità includono innanzitutto:

  • rischio operativo, la disponibilità d’acqua potrebbe limitare la costruzione e l’espansione di nuovi data center in aree soggette a siccità;
  • rischio reputazionale, le comunità locali potrebbero opporsi a infrastrutture che consumano milioni di litri d’acqua mentre cittadini e agricoltori affrontano restrizioni idriche.
  • rischio normativo, in diversi Paesi stanno emergendo richieste di maggiore trasparenza sui consumi idrici e di limiti all’utilizzo di acqua potabile per attività industriali non essenziali.

Allora quali possono essere le possibili soluzioni.

Per ridurre l’impatto idrico dell’AI, le aziende tecnologiche stanno esplorando diverse strategie come il raffreddamento ad aria ad alta efficienza, i sistemi di raffreddamento a circuito chiuso, l’utilizzo di acque reflue trattate anziché acqua potabile, le tecnologie di immersion cooling e direct-to-chip cooling, la localizzazione dei data center in aree con minore stress idrico e la maggiore trasparenza nella rendicontazione ESG delle performance idriche.

L’Intelligenza Artificiale rappresenta una straordinaria opportunità di innovazione e crescita economica, ma il suo sviluppo comporta rischi antropologici e costi ambientali spesso invisibili. È inutile e direi sciocco, negarlo o far finta di nulla. Tra questi, il consumo di acqua emerge come una delle sfide più critiche dei prossimi anni.

In un mondo in cui miliardi di persone soffrono già di scarsità idrica, l’utilizzo di centinaia di miliardi di litri d’acqua per raffreddare infrastrutture digitali pone interrogativi etici, ambientali e strategici. La vera sfida della transizione digitale non sarà soltanto sviluppare IA sempre più potenti, ma farlo in modo compatibile con la disponibilità delle risorse naturali, a partire dall’acqua.

Solo attraverso innovazione tecnologica, investimenti per la protezione delle infrastrutture idriche per mettere finalmente riparo alla immensa dispersione, la gestione sostenibile delle stesse, una rinnovata coscienza collettiva davvero seria, etica ed altruistica, sarà possibile conciliare la crescita dell’economia digitale con gli obiettivi di vero sostentamento globale delle comunità a partire da quelle piu fragili che vivono in aree geografiche meno fortunate della nostra.

Altrimenti, con i latini, “Frustra sapiens qui sibi non sapit”.

Rischio risorse idriche e spreco dell’acqua. La sfida nascosta dell’AI secondo Costanzo

In un mondo in cui miliardi di persone soffrono già di scarsità idrica, l’utilizzo di centinaia di miliardi di litri d’acqua per raffreddare infrastrutture digitali pone interrogativi etici, ambientali e strategici. La vera sfida della transizione digitale non sarà soltanto sviluppare IA sempre più potenti, ma farlo in modo compatibile con la disponibilità delle risorse naturali, a partire dall’acqua

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