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Si è chiuso ieri, a Ferrara Expo , RemTech, l’hub tecnologico ambientale dedicato al risanamento, alla rigenerazione e allo sviluppo sostenibile dei territori. Tre giornate durante le quali istituzioni, imprese ed enti locali si sono confrontati su “Risanamento e rigenerazione: visione, progresso e competitività, tra ambiente, infrastrutture, territori e salute”, questo il tema scelto per il ventennale della manifestazione.

Come ha avuto modo di ricordare Andrea Moretti, presidente di Ferrara Expo al momento della presentazione  in Senato, “Il ventennale di RemTech è un traguardo importante per noi. È il risultato di un lavoro di squadra che valorizza competenze, relazioni e capacità organizzativa, con ricadute per il territorio e opportunità per le imprese”. E, commentando i risultati di questa ventesima edizione, ha aggiunto: “Abbiamo trasformato RemTech Expo in un luogo riconoscibile, capace di portare a Ferrara imprese, istituzioni, ricerca e competenze di livello nazionale e internazionale”. 

Gli Stati generali del risanamento e della rigenerazione hanno dato avvio a un percorso comune, riunendo i decisori e gli attuatori di queste politiche, dai Ministeri dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica , delle Infrastrutture e dei Trasporti e della Salute, alle Regioni e gli Enti locali, Agenzie tecniche e strutture commissariali si sono confrontati su autorizzazioni, investimenti, qualità dei progetti, legando il risanamento a nuovi usi delle aree, dell’abitare e tutela della salute.  

La riqualificazione urbana e del territorio, prevista dal regolamento europeo sul ripristino della natura,  evidenzia l’importanza degli spazi verdi e degli alberi nel tessuto urbano anche ai fini dell’aumento della biodiversità, della riduzione dell’isola di calore e della mitigazione delle alluvioni.

Il regolamento prevede, tra l’altro la predisposizione di un Piano nazionale di ripristino con lo scopo di fornire una serie di misure per conoscere, pianificare e attuare le azioni necessarie per raggiungere gli obiettivi europei relativi ai due indicatori chiave: “La superficie degli spazi verdi urbani e la copertura della volta arborea urbana”. 

Particolare attenzione e partecipazione ha avuto la Conferenza Nazionale sul dissesto idrogeologico.

Nel nostro Paese le caratteristiche morfologiche, geologiche, sismiche e meteo-climatiche determinano una “vulnerabilità strutturale” dei territori ai fenomeni naturali, resa ancora più fragile dai cambiamenti climatici e dalle pressioni antropiche. Secondo l’ultimo rapporto dell’ISPRA , oltre il 94% dei Comuni italiani è a rischio per frane, alluvioni, valanghe ed erosione costiera.

Le Regioni più esposte sono Emilia-Romagna, Toscana, Veneto, Campania, Lombardia e Liguria. È partita dal primo aprile di quest’anno la programmazione degli interventi contro il dissesto idrogeologico finanziati con oltre 313 milioni di euro da parte del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica.  

I regimi di Responsabilità Estesa del Produttore (EPR) sono oggi l’espressione più avanzata di gestione coordinata dei rifiuti.

Dopo più di trent’anni di esperienze in Europa e in Italia, i cosiddetti “Sistemi collettivi”, cioè i Consorzi,  rappresentano i punti di riferimento economico e organizzativo per la realizzazione di nuove strategie di economia circolare, capaci di conciliare l’interesse pubblico con l’efficienza industriale delle rispettive filiere. Seguendo gli orientamenti normativi e le trasformazioni del mercato, i Sistemi EPR costituiscono un settore di creatività industriale e di soluzioni tecnologiche che sta radicalmente cambiando lo scenario della valorizzazione dei materiali e della qualità ambientale dei prodotti. 

L’Europa sta attraversando una fase decisiva per l’economia circolare. Questi sistemi costituiscono una vera infrastruttura industriale e territoriale: collegano imprese, Comuni, industria del riciclo e mercato delle materie prime seconde. E contribuiscono a creare le condizioni perché quei materiali possano essere avviati a riciclo e reimmesse nei cicli produttivi.

“Con il nuovo Regolamento sugli imballaggi (PPWR) e il prossimo Circular Economy Act l’Europa può compiere un ulteriore salto di qualità – ha ricordato Simona Fontana, direttrice generale del CONAI – Accanto a questo serve un impegno più forte dei Comuni nel migliorare quantità e, soprattutto, qualità delle raccolte differenziate, insieme a un’attenzione crescente alla dotazione impiantistica.

La sfida è costruire un Mercato europeo della circolarità, nel quale i materiali riciclati possano circolare facilmente e trovare una domanda stabile. Solo così economia circolare e politica industriale possono procedere insieme, rafforzando competitività e autonomia strategica dell’Europa”.  

Un momento particolarmente intrigante e suggestivo ha riguardato l’utilizzo dell’intelligenza artificiale nei temi ambientali, strumento indiscusso a supporto dei procedimenti concessivi, autorizzativi e di controllo.

Gli esperti concordano sul fatto che l’intelligenza artificiale possa rappresentare, nel prossimo futuro, un “contesto propulsivo” fondamentale per migliorare rapidità e affidabilità delle analisi ambientali per prevedere il verificarsi di eventi futuri.

Non è un caso, infatti, se lo scorso anno la Commissione Europea ha presentato la Strategia per l’intelligenza artificiale nella scienza, proprio“per consentire all’Europa di rafforzare la propria produzione economica e la propria competitività”, in un contesto in cui l’IA sta ridisegnando le nostre società e le nostre economie, anche per quanto riguarda la scienza e l’ambiente. 

Particolarmente apprezzato il contributo e la partecipazione delle Forze Armate che hanno messo le proprie competenze operative al servizio della sicurezza ambientale.

Il contributo dell’Esercito e dell’Aeronautica Militare, insieme all’esperienza dei Carabinieri Forestali ha rafforzato il legame tra protezione del territorio e innovazione.

Una prospettiva nella quale si inseriscono il progetto Mamba per il monitoraggio ambientale delle basi aeronautiche e gli approfondimenti sulla bonifica bellica, punti di incontro tra competenze militari, ricerca ed esigenze degli operatori del risanamento. 

A dare sostanza all’incontro è stata l’integrazione tra esposizione e programma congressuale: 300 imprese, 500 esperti e 200 appuntamenti hanno composto un’offerta che ha attraversato tutte le tematiche. Il filo conduttore è stato il passaggio dalla messa in sicurezza alla rigenerazione, restituire le aree a nuovi usi, governare gli impianti lungo l’intero ciclo di vita e trasformare materiali ed energia in risorse.

Come ha dichiarato al nostro giornale Silvia Paparella, general manager RemTech Expo – “La ventesima edizione segna un passaggio importante: è cresciuta non solo la manifestazione, ma una vera comunità di istituzioni, imprese, ricerca e professionisti. Le sfide del territorio – dal dissesto alle bonifiche, dalle infrastrutture alla rigenerazione urbana – richiedono una visione sempre più integrata. Vogliamo rafforzare il dialogo tra istituzioni, imprese e ricerca, investendo su innovazione, formazione e internazionalizzazione. Da Ferrara ripartiamo con una responsabilità e un’ambizione ancora maggiori. L’obiettivo è di fare di RemTech una piattaforma sempre più autorevole e concreta per accompagnare la trasformazione e la sicurezza dei territori”. 

Bonifiche, risanamento e rigenerazione. Il bilancio di RemTech

RemTech celebra a Ferrara il suo ventennale mettendo al centro risanamento, rigenerazione e innovazione: dal dissesto idrogeologico all’economia circolare, fino all’intelligenza artificiale e alla sicurezza ambientale. Tre giornate che hanno riunito istituzioni, imprese e ricerca per delineare nuove strategie di sviluppo dei territori. La lettura di Illomei

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