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Intesa Sanpaolo da tempo si è aggiudicata la palma di maggiore banca italiana, sia perché ha una capitalizzazione ormai molto più importante di Unicredit (35 contro 19 miliardi circa: quasi il doppio), sia perché il bilancio, dopo anni di testa a testa con la principale corrente, oggi appare più solido.

I NUMERI DEL TRIMESTRE

Il 6 maggio la banca guidata dall’amministratore delegato Carlo Messina (nella foto) ha annunciato i numeri del primo trimestre chiuso al 31 marzo: l’utile netto si è attestato a 806 milioni, dato robusto ma in calo rispetto al miliardo abbondante dello stesso periodo del periodo precedente. Colpa principalmente di interessi netti minori, scesi da 1,97 a 1,88 miliardi, ma soprattutto della contrazione dei proventi operativi netti, passati da quasi 4,7 a 4 miliardi, mentre a contribuire al risultato di quest’anno sono state minori imposte sul reddito dell’operatività corrente (ridimensionatesi da 648 a 399 milioni). Nella nota, il gruppo di Ca’ de Sass ha tenuto a sottolineare che “nel primo trimestre del 2016 ha registrato un significativo miglioramento della redditività rispetto al quarto trimestre 2015, nonostante gli accentuati riflessi negativi della volatilità dei mercati finanziari che ha contraddistinto i mesi di gennaio e febbraio”.

I CONTRIBUTI AI FONDI

E’ lo stesso comunicato con cui Intesa ha dato notizia dei numeri trimestrali a precisare che, “se si escludono i contributi al fondo di risoluzione, con l’intero contributo ordinario stimato per il 2016 spesato nel primo trimestre, l’utile netto è risultato pari a 902 milioni di euro, rispetto a 263 milioni del quarto trimestre 2015 e a 1.118 milioni del primo trimestre 2015”. Il fondo di risoluzione è lo strumento, finanziato soprattutto dai gruppi maggiori e più solidi tra cui appunto Intesa, che lo scorso autunno ha consentito il salvataggio di Banca Marche, Etruria, Carichieti e Cariferrara.

Ma la banca guidata da Messina è di nuovo sul punto di mettere mano al portafogli, per finanziare un altro fondo necessario per garantire la stabilità del sistema del credito italiano: Atlante, gestito dalla sgr Quaestio, a sua volta presieduta da Alessandro Penati. A questa operazione, che di fatto serve per garantire il successo degli aumenti di capitale più complessi e per comprare i crediti deteriorati in pancia alle banche a un prezzo maggiore di quello (molto basso) offerto dal mercato, Intesa contribuirà con 845 milioni di euro. “Noi useremo Atlante anche per la riduzione dei nostri crediti non performanti”, ha tuttavia affermato Messina, come a sottolineare che Ca’ de Sass non dovrà solo sborsare soldi ma dovrebbe anche ottenere qualche vantaggio dal fondo.

LA QUESTIONE DIVIDENDI

C’è un’altra questione toccata dal comunicato stampa di Intesa sulla trimestrale che merita un approfondimento: “L’utile netto – si legge nella nota – è già superiore al 50% di 3 miliardi di euro di dividendi indicati per l’esercizio 2016, se si considera anche la plusvalenza netta di circa 895 milioni derivante dalla cessione di Setefi e Intesa Sanpaolo Card, il cui contratto di compravendita è stato firmato nei giorni scorsi”. Sì, perché nel piano industriale per il periodo 2014-2017 la banca si era impegnata a distribuire 3 miliardi di dividendi in contanti nel 2016. Una cifra che la banca si può permettere alla luce dei profitti che realizza (grazie anche alla cessione di attività come Setefi) e nonostante il monito giunto ancora a dicembre dalla Bce, che ha messo in guardia gli istituti italiani sull’opportunità di mettere fieno in cascina anziché distribuire maxi cedole agli azionisti.

L’AZIONARIATO

Ma Intesa non può certo ignorare il suo azionariato, composto per oltre il 20% da quelle Fondazioni, tra cui spiccano la Compagnia di San Paolo e la Cariplo di Giuseppe Guzzetti, che quando c’è stato bisogno (cioè negli aumenti di capitale) non le hanno mai fatto mancare il loro appoggio. Insomma, con un sistema esterno del credito che scricchiola e ha bisogno sempre di più di operazioni di sistema e con le Fondazioni dentro casa che chiedono dividendi cospicui, la vera sfida di Intesa è di continuare a fare bene.

Veneto banca, CARLO MESSINA, banca intesa

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