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Le elezioni legislative dell’11 marzo per il rinnovo del Parlamento monocamerale della Groenlandia hanno posto l’isola più grande del mondo — oltre due milioni di chilometri quadrati per 56 mila abitanti — e il suo futuro politico al centro dell’attenzione geopolitica globale. 

La Groenlandia, infatti, è un tassello cruciale nello scacchiere geopolitico dell’Artico, che vede la polarizzazione degli interessi dei maggiori attori internazionali: Stati Uniti,  Russia, Cina ed Europa. Interessi esplicitati dalla nuova amministrazione statunitense sin dall’insediamento e giustificati per motivi di sicurezza nazionale. 

I cambiamenti climatici e lo scioglimento dei ghiacci hanno prodotto l’apertura di nuove rotte artiche marittime e commerciali, ambite sia dalla Cina sia dalla Russia — la cui dottrina marittima, nata nel 2022, mira allo sviluppo di una rotta nordica sicura e navigabile tutto l’anno e quindi alternativa e competitiva rispetto a quelle tradizionali.

Gli interessi economici sulla regione artica sono legati all’enorme disponibilità di materie prime strategiche e terre rare, risorse fondamentali nell’industria hi-tech. È la presenza di tali giacimenti a rendere la regione artica una nuova frontiera politica ed economica. 

Tutte sfide ed argomenti che saranno al centro dell’Arctic Forum – Dolomites 2025, evento internazionale che si terrà il 13 marzo a Dobbiaco, nell’ambito dell’esercitazione Volpe Bianca dell’Esercito, al quale parteciperò nell’ambito della delega ricevuta dal ministro della Difesa, Guido Crosetto, su “Artico, Subartico e Antartide”.  L’esito del voto groenlandese esprime una volontà di cambiamento nella direzione dell’indipendenza dalla Danimarca e pone interrogativi sul futuro. I groenlandesi potranno indire infatti un referendum per l’indipendenza grazie a un accordo del 2009 con la Danimarca. Nelle prossime settimane potremo valutare le decisioni prese dalla nuova Coalizione di Governo sullo svolgimento del referendum e sulle sue tempistiche, graduali o veloci. Il partito liberale di centrodestra Demokraatit, che sostiene un approccio graduale verso l’indipendenza, ha ottenuto una netta vittoria con circa il 30% dei voti, conquistando 10 seggi su 31 nel parlamento insulare.

Il partito nazionalista Naleraq, che promuove una secessione più rapida dalla Danimarca, si è posizionato invece al secondo posto, con un rilevante 24,5% dei voti, pari ad 8 seggi. I partiti tradizionali di governo, Inuit Ataqatigiit (IA) e Siumut, hanno subito un calo significativo, ottenendo rispettivamente il 21,4% (7 seggi) e il 14,7% (4 seggi).

L’indipendenza dalla Danimarca avrebbe importanti ricadute economiche sull’isola, che necessita di aiuti finanziari e sostegni politici. Sullo sfondo, le dichiarate intenzioni della presidenza Trump di acquistare l’isola e annetterla agli Usa. Il cammino per l’indipendenza della Groenlandia dalla Danimarca ora è una partita davvero aperta.

Dopo il voto in Groenlandia, si apre la partita per l’Artico. Cosa significa per l'Italia secondo Rauti

Di Isabella Rauti

L’esito delle elezioni in Groenlandia apre la partita geopolitica per il destino dell’isola e delle future rotte artiche. Mentre le urne incoronano le forze di centrodestra, pro-secessioniste, ci si interroga sul futuro dei preziosi giacimenti di terre rare della Groenlandia. Su questi temi, e sulla loro importanza per gli interessi nazionali italiani, si discuterà domani in occasione dell’Arctic Forum – Dolomites 2025. Il punto del sottosegretario alla Difesa Isabella Rauti

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