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C’è spazio per l’Ucraina all’interno dell’escalation in corso nella regione mediorientale? Apparentemente sì, almeno secondo Volodymyr Zelensky. Parlando durante il suo rituale messaggio serale, il presidente ucraino ha infatti avanzato la disponibilità a condividere con i partner occidentali il prezioso expertise nel contrasto ai droni iraniani, sviluppato a caro prezzo dall’Ucraina nel corso dei lunghi anni di conflitto contro la Russia, che ha usato in modo estensivo (le stime si aggirano intorno alle 57.000 unità) loitering munitions di progettazione iraniana come gli oramai celebri Shahed-136.

Un’offerta che sembra essere già stata accettata, almeno da alcuni attori. Il primo ministro britannico Keir Starmer ha infatti annunciato che esperti ucraini collaboreranno con quelli britannici per assistere i partner del Golfo nell’intercettazione dei droni iraniani, proprio poche ore dell’attacco di droni iraniani contro la base britannica sita nell’isola di Cipro.

Una dinamica che, al di fuori dei giochi di retorica, si inserisce in un più ampio schema di interdipendenza tra l’escalation mediorientale e la guerra in Europa Orientale. È sempre Zelensky ad evidenziare alcuni dei fattori principali di questo schema, all’interno di un’intervista rilasciata al Corriere della Sera. Il presidente ucraino evidenzia come le ultime tensioni possano influenzare la fornitura al suo Paese di sistemi di difesa anti-aerea come i Patriot, sulla stessa linea di quanto avvenuto in occasione della crisi dello scorso giugno, anche se per il momento non è stato registrato nessuno sviluppo in questo senso. “Naturalmente, la questione ci preoccupa. Finora non abbiamo ricevuto alcun segnale in tal senso né dagli americani né dagli europei. Tutti comprendono che le armi giuste sono la nostra ancora di salvezza”.

Una logica che però si applica anche dall’altra parte della barricata: dopo aver ricevuto per molto tempo carichi di droni per sostenere il suo sforzo bellico, forse adesso sarà la Russia a rifornire l’Iran con gli stessi sistemi, che nel frattempo ha iniziato a produrre su licenza in almeno due complessi produttivi all’interno dei confini della Federazione.

Altra questione è quella della “perdita di attenzione” degli attori euroatlantici verso il conflitto in Ucraina, un rischio strettamente legato al protrarsi della crisi mediorientale. Ma contro questa retorica, Zelensky ribadisce come l’Ucraina rappresenti una prima linea di difesa dei Paesi europei (e non solo). “Lo vedete adesso in Medio Oriente: non bastano aerei e missili contro i droni iraniani. Chi investe da noi, nelle nostre industrie di droni, avrà in cambio le nostre conoscenze ed esperienze sul campo”.

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