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Pensioni e scuola sono diventati due incidenti di percorso nel ‘’luminoso’’ procedere del giovane caudillo verso una vittoria smagliante nelle elezioni regionali. Mentre sulle pensioni il governo ha ricevuto una scomoda eredità, le grane sulla riforma scolastica se le è andate a cercare, quanto ha fatto – in tema di assunzione dei precari – più promesse di quelle che è in grado di mantenere. C’era da aspettarselo che tutto il sistema politico e sindacale si sarebbe mosso in quella direzione, nell’intento di attribuirsi o di condividere il merito (altro che meritocrazia!) di un’iniziativa di stabilizzazione degna delle ‘’ope legis’’ in gran voga ai tempi della prima Repubblica.

In proposito noi condividiamo sempre più le valutazioni di  Andrea Gavosto, direttore dell’autorevole Fondazione Agnelli, a commento di una ricerca sulla scuola in Italia: ‘’Assumere tutti e subito i circa 140mila precari avrà effetti molto negativi sulla scuola italiana abbassandone la qualità e ostacolandone il rinnovamento per molti anni a  venire’’. Inoltre – ha aggiunto – la promessa di assunzione di tutti i precari nelle graduatorie ad esaurimento non è stata preceduta da ‘’un’analisi dei profili necessari alla scuola italiana, ma si è adottata una logica capovolta: assumiamo questi insegnanti e poi vediamo che cosa gli possiamo far fare’’.

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Il Governo ha ragione sugli aspetti dell’autonomia scolastica. E’ questa la vera innovazione del provvedimento che rischia, però, di essere smorzata e manomessa per venire incontro alle richieste delle organizzazioni sindacali. Se proprio si dovesse fare delle obiezioni bisognerebbe chiedere all’esecutivo dove e come  pensa di trovare dei dirigenti scolastici in grado di fare i manager.

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