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L’ampia disponibilità di fondi a basso costo messi a disposizione dalla Bce favorirà il processo di sostituzione delle forme di funding più onerose. Complessivamente la raccolta diretta continuerà a ridursi in tutto l’intervallo di previsione (-2.2% in media), soprattutto per il forte calo delle obbligazioni (-10.5% in media). Le famiglie torneranno a orientarsi verso forme di deposito più remunerate rispetto ai conti correnti, sostenendo la ripresa dei depositi con durata prestabilita.

Il credito bancario, grazie alle migliori condizioni economiche e all’effetto delle politiche non convenzionali della Bce, dovrebbe tornare a crescere dalla fine dell’anno in corso (+2.5% in media nel 2015-2017). Non si arresterà invece la crescita dei crediti in sofferenza, pur se a ritmi progressivamente più bassi. È quindi probabile che le politiche di offerta degli operatori rimangano piuttosto selettive, soprattutto verso le imprese, per effetto della rischiosità ancora elevata dei prenditori e dei numerosi e stringenti vincoli imposti dalla regolamentazione.

Nel 2014 gli esiti dell’AQR hanno richiesto la contabilizzazione di un significativo flusso di rettifiche su crediti nei bilanci bancari (circa 30 miliardi di euro). Dal 2015 il venire meno di fattori straordinari e il graduale miglioramento dello scenario macroeconomico permetterà un ridimensionamento dei tassi di ingresso in sofferenza. Conseguentemente sarà favorita una graduale riduzione delle rettifiche su crediti, che saranno tuttavia ancora un elemento di criticità per la redditività bancaria. Complessivamente, nel triennio 2015-2017 il flusso cumulato di rettifiche su crediti scenderà poco sopra i 50 miliardi di euro (dai quasi 86 miliardi del triennio precedente).

L’ampliamento dei margini dell’attività bancaria commerciale sarà ancora limitato dai modesti volumi di in-termediazione e da margini unitari della raccolta ancora negativi, sebbene in progressivo miglioramento grazie alla ricomposizione verso le componenti meno costose. I margini unitari sul credito, seppur in lieve calo, ri-marranno elevati in linea con la rischiosità della clientela. Nel 2015 il margine da clientela continuerà a espandersi (+10.9%), beneficiando soprattutto dei minori costi della raccolta; tuttavia gli effetti del QE compor-teranno una flessione degli interessi su titoli che manterrà modesta la crescita del margine di interesse (+0.4%). Nel biennio successivo il margine di interesse dovrebbe progressivamente migliorare, anche per la ripresa dei volumi di credito, e crescere al 3% nel 2017. Il margine di intermediazione tornerà a crescere dal 2015 (+1.2% medio nel triennio di previsione), sostenuto dal progressivo aumento del margine d’interesse e soprattutto delle commissioni nette.

Gli operatori cercheranno anche nei prossimi anni di mettere in atto strategie di recupero dell’efficienza operativa; tuttavia il processo di forte contrazione dei costi operativi realizzato negli ultimi anni riduce lo spazio per ulteriori aggiustamenti, anche in considerazione delle spese che potrebbero rendersi necessarie per gli adeguamenti prudenziali e il completamento del processo di revisione dei modelli di business. I costi operativi pertanto cresceranno nel triennio (+0.5% in media). In questo ambito saranno rilevanti gli impatti derivanti dalla riforma delle banche popolari, ma i benefici potranno realizzarsi nel medio periodo. Il cost income potrebbe tuttavia ridursi gradualmente nell’intervallo di previsione per raggiungere il 60.2% nel 2017.

Dopo l’ulteriore perdita di esercizio stimata per il 2014 (circa 8 miliardi di euro), nel 2015 il sistema dovrebbe tornare a realizzare utili per poco meno di 4 miliardi di euro. I risultati economici miglioreranno gradualmente nel biennio successivo, sostenuti dalla riduzione del costo del rischio (88 pb nel 2017, dai 200 pb circa stimati per il 2014). Complessivamente, senza considerare effetti straordinari, l’utile del settore si manterrà su livelli deci-samente contenuti (circa 21 miliardi di euro cumulati nel 2015-2017), che non consentiranno di recuperare quanto perduto negli ultimi quattro anni.

Il Roe di sistema rimarrà quindi modesto, arrivando al 3.7% nel 2017 dall’1.4% del 2015.

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