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“Il debito della Grecia è intorno al 175% del Pil, più o meno quello di 5 anni fa, quando è iniziato il programma di aiuti della Troika. È chiaro che il nuovo governo abbia buon gioco nel dire che le misure non funzionano. E che quindi bisogna cambiare le carte in tavola”.

A parlare è Andrea Montanino, economista, dirigente generale del Tesoro in aspettativa ed ex direttore esecutivo dell’Fmi. Formiche.net lo ha raggiunto al telefono a Washington, nella sede dell’Atlantic Council dove oggi ricopre il ruolo di direttore del Global Business and Economics Program.

Cambiare le cose. Ma è davvero possibile?
Sì, lo è. E ci sono tre strade strade percorribili: la prima è che la Grecia rimanga nel programma di aiuti e continui con le politiche della Troika sperando di vedere riassorbito il debito pubblico. Ma è un’ipotesi improbabile, perché è proprio ciò che il governo appena insediatosi ha promesso di cambiare. La seconda strada è l’uscita dall’euro…

Che però è lo spauracchio di tutta l’Eurozona…
Direi che è più lo spauracchio di Atene. Se la Grecia decidesse di uscire dall’euro, di non ripagare il debito, si suiciderebbe. Sarebbe una scelta che porterebbe al collasso del Paese ma, paradossalmente, alla salvezza di Europa ed Eurozona. Mi creda, uscire dall’euro non è conveniente per gli ellenici: li porterebbe al disastro, alla povertà e renderebbe per le aziende locali e il governo del tutto inaccessibili i mercati internazionali per moltissimi anni. In più sarebbe il fallimento di Tsipras con il rischio che alle successive elezioni vinca Alba Dorata, già oggi il terzo partito del Paese.

Improbabile dunque anche questa seconda ipotesi. Però, se per assurdo si verificasse, non ritiene che la moneta unica sarebbe a rischio? Che si creerebbe un precedente all’uscita di altre economie in difficoltà, ben più “pesanti” della Grecia nell’Eurozona?
L’euro non è fallito quando alcuni Paesi hanno scelto di non aderirvi, e parlo di economie come il Regno Unito e la Danimarca. Non fallirà se un Paese decide di uscirne. Ci sono fasi di aggiustamento, soprattutto in progetti come l’euro pensato per durare per sempre. Ripeto: la Grecia fallisce se esce dall’euro, ma non l’euro. Paradossalmente per l’Europa potrebbe essere un fattore positivo. Ma io auspico che si trovi un accordo e che tutti gli altri Paesi accettino una perdita per aiutare Atene. L’Europa costruita dai padri fondatori ha alla base solidarietà e mutuo rispetto.

La terza strada per salvare Atene?
La più papabile è quella dell’accordo. Il 60% del debito pubblico ellenico è in mano ai governi europei. Si può decidere in una notte. Il problema è che ancora si è lontani da una comunione di intenti. La Troika potrebbe decidere di abbonare parte di questo 60%, ma di farlo all’interno di un programma e sempre tenendo il Paese sotto controllo. I greci vorrebbero invece un taglio del debito senza condizioni.

E la discussione infatti sta durando ben più di una notte… alla fine chi deve cedere?
Dovrebbero cedere entrambe le parti in causa. I greci devono trovare i soldi per fare le cose. La Grecia non ha mai avuto un avanzo primario e ha sempre speso più di quello che entrava al netto degli interessi. Ora, l’idea di ripulire il debito e fare grandi spese, che è quella di Tsipras, non sta in piedi: puoi riprendere a spendere solo se hai entrate sufficienti o qualcuno che ti presta i soldi. Nessuna delle due condizioni è attuale. Certo, potrebbe arrivare un salvatore esterno, come la Cina in Venezuela o forse la Russia a Cipro. Ma in quel caso si aprirebbero scenari completamente diversi.

Lei ha detto che l’euro non è a rischio. Ma facilitare l’uscita di Atene non minerebbe le basi della stessa Unione?
Quando gli americani hanno lanciato il piano Marshall lo hanno fatto nonostante fosse finanziato con i soldi dei contribuenti americani: hanno scelto di perdere qualcosa per un obiettivo, per un’ideale. Dobbiamo porci in questa ottica. L’Europa esiste in quanto area di pace unita e unica. Io sono disposto a pagare qualcosa per tenere i greci dentro. Io spero che i tedeschi adottino questo atteggiamento, perché finché considerano solo quanto costa al cittadino tedesco il salvataggio greco non si va lontani. Dobbiamo essere pronti a essere solidali. Non facendo un regalo alla Grecia, ma trovando un accordo politico.

Anche la Germania, e probabilmente anche la Troika, devono un po’ ripensare se stesse…
La Troika è un organo super partes che non è mossa da interessi particolari. Tuttavia qualche errore c’è stato. Il principale è stato di aver trattato democrazie mature come la Grecia e il Portogallo alla stregua di Paesi in via di sviluppo. Nelle democrazie mature i processi decisionali sono complessi, mentre nei Paesi in via di sviluppo l’Fmi tratta con la manciata di persone che davvero prendono decisioni e avviava i programmi. La Troika ha chiesto alla Grecia troppo e troppo rapidamente. Si sarebbe dovuto immaginare un programma di 15 anni, anziché di 3-4 anni – che è la durata massima dei programmi dell’Fmi – più soft all’inizio con un percorso in cui la comunità internazionale avrebbe accompagnato il Paese verso la modernità, creando le condizioni per crescere.

Montanino (ex Fmi): "Sulla Grecia anche la Troika ha commesso errori"

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