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Con qualche giorno di ritardo sulla scadenza prevista dalla legge, questa settimana è arrivato in Parlamento lo “Schema di decreto del Presidente del Consiglio dei ministri di adozione del Piano strategico Italia-Africa: Piano Mattei”. Basta guardare le commissioni a cui il documento di 99 pagine è stato assegnato al Senato per farsi un’idea della portata dal Piano Mattei: Affari esteri e Difesa; Politiche dell’Unione europea; Bilancio, Cultura; Ambiente; Industria; Affari sociali.

Gli obiettivi

“Ogni giovane africano che recide le proprie radici, perché non ha l’opportunità di restare dove è nato e cresciuto, è una sconfitta per tutti”, si legge nell’introduzione. È sulla base di questo che il governo italiano di Giorgia Meloni si pone due obiettivi con la formula “Ascoltare, rispettare, costruire insieme”: “da una parte portando avanti un impegno risoluto contro scafisti e trafficanti; dall’altra, lavorando per offrire ai popoli africani un’alternativa di opportunità, lavoro, formazione, sviluppo e crescita duratura”. Serve, spiega il governo, “imprimere un cambio di paradigma nei rapporti con il Continente africano e costruire un partenariato su base paritaria, che rifiuti tanto l’approccio paternalistico e caritatevole quanto quello predatorio, e che sia capace di generare benefici e opportunità per tutti”. Sei le direttrici del Piano Mattei: istruzione/formazione; sanità; acqua; agricoltura; energia; infrastrutture (fisiche e digitali). 

I fondi

Nella sua prima fase il Piano Mattei, che prevede come noto una cabina di regia e una struttura di missioni, potrà contare, si legge, su una dotazione iniziale di 5 miliardi e 500 milioni di euro tra crediti, operazioni a dono e garanzie, di cui circa 3 miliardi dal Fondo Italiano per il clima e 2,5 miliardi dei fondi della Cooperazione allo sviluppo. Inoltre, potrà anche contare su: risorse dell’aiuto pubblico allo sviluppo destinate all’Africa sia in forma di dono stanziate presso la Farnesina per interventi di cooperazione, soprattutto bilaterali, sia in forma di linee di crediti concessionali sovrani finanziate tramite il Fondo rotativo per la cooperazione allo sviluppo presso il Tesoro e gestito da Cassa depositi e prestiti; risorse messe a disposizione da istituzioni finanziarie internazionali e banche multilaterali di sviluppo per progetti di sviluppo economico negli Stati africani selezionati come beneficiari prioritari del Piano; partecipazione a programmi finanziati nell’ambito del Global Gateway Africa-Europe dell’Unione europea e delle altre iniziative europee (Connecting Europe Facility; Horizon Europe), nonché tripartite (come Piano di cooperazione tripartito per l’Africa tra Unione europea, Unione africana e Nazioni Unite); compartecipazione finanziaria di altri Stati donatori a iniziative e progetti del Piano (gli Stati Uniti hanno avviato una collaborazione con l’allocazione di risorse finanziarie per specifici progetti nel quadro della Partnership for Global Infrastructure and Investment); ulteriori risorse finanziarie provenienti da Fondi pubblici nazionali già operativi che possono finanziare iniziative coerenti con i pilastri e le finalità del Piano; parte delle risorse finanziarie impiegate dalla Cassa depositi e prestiti nello svolgimento del suo ruolo di Istituzione finanziaria italiana per la Cooperazione internazionale allo sviluppo; operazioni di conversione del debito; ulteriori fondi e piattaforme di co-investimento, in fase di costituzione, dedicate al sostegno sotto qualsiasi forma di iniziative nel Continente africano attraverso la combinazione di risorse pubbliche e private.

Le sinergie

Questo vuol dire, si legge ancora, “individuare insieme i progetti su cui collaborare e stabilire insieme le priorità da condividere, per generare benefici per tutti. E per scongiurare, inoltre, il rischio che alcune nazioni possono essere più vulnerabili a shock endogeni ed esogeni o all’influenza di attori e soggetti ostili”. È uno dei tanti riferimenti impliciti a Cina e Russia presenti nel testo, pubblicato a metà di un anno iniziato con il Vertice Italia-Africa organizzato a Roma e proseguito con la presidenza italiana del G7. Proprio sul summit dei leader del G7 è stata sottolineata, come auspicato dall’amministrazione statunitense, la sinergia del Piano Mattei con la Partnership for Global Infrastructure and Investment, la piattaforma promossa in ambito G7 per sostenere lo sviluppo e la crescita economica delle nazioni più fragili, in particolare in Africa e in Asia. Non è l’unica sinergia sottolineata nel documento: c’è anche quella con il Global Gateway dell’Unione europea, la strategia sostenuta dalla Commissione europea per mobilitare investimenti pubblici e privati di alta qualità nei collegamenti infrastrutturali tra l’Unione europea e i suoi partner.

I progetti pilota

Citati nel documento figurano i progetti pilota del Piano Mattei in Costa d’Avorio (salute e istruzione), Algeria (agricoltura e formazione), Egitto (agricoltura e istruzione), Mozambico (agroalimentare), Tunisia (agricoltura ed energia), Etiopia (acqua e istruzione), Repubblica del Congo (acqua e agricoltura), Kenya (agricoltura) e Marocco (energia e salute). Per esempio, l’iniziativa con l’Università Mohamed VI in Marocco prevede la creazione di un Centro di eccellenza per la formazione nel settore delle energie rinnovabili e della transizione energetica, con l’obiettivo principale di rafforzare le capacità manageriali e professionali.

Presentato alle Camere il Piano Mattei. Ecco cosa c’è dentro

Il dossier è arrivato questa settimana in Parlamento. Due gli obiettivi: l’impegno contro scafisti e trafficanti; il lavoro per offrire ai popoli africani un’alternativa di opportunità, lavoro, formazione, sviluppo e crescita duratura. Forti sinergie con Ue e G7. Tutti i dettagli

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