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Il Pentagono prepara un canale finanziario per i materiali critici

Il programma punta a sostenere non solo l’estrazione, ma anche lavorazione e trasformazione dei materiali, riducendo la dipendenza da forniture vulnerabili. Restano però da definire risorse, requisiti e modalità di accesso

Defense tech made in Italy. Costantini Vergallo racconta Veco Robotics

Il settore del defense tech italiano, che fa dell’integrazione tecnologica by design il proprio tratto distintivo, è in crescita. Dallo spazio al quantum, passando per l’AI, l’innovazione si conferma un asset strategico per il sistema Paese. Tra le realtà che stanno guidando questo cambiamento c’è Veco Robotics, azienda pugliese a conduzione familiare specializzata in robotica. L’intervista di Airpress all’amministratore delegato Federico Costantini Vergallo

L'industria ucraina dei robot cresce e cerca alleanze in Europa. Il caso Trinity Robotics

La domanda delle forze armate di Kyiv spinge Trinity Robotics a raddoppiare la produzione di veicoli terrestri senza equipaggio nel 2026. L’azienda sviluppa anche una versione armata del Konyk One e cerca partner europei per avviare joint venture produttive

Defense tech, il caso Helsing spiega perché gli investitori premiano il Nord Europa

Il maxi finanziamento di Helsing è solo l’ultimo segnale di una tendenza ormai consolidata e che vede il defense tech europeo convincere sempre più gli investitori internazionali. Dalla Germania al Regno Unito, passando per il Baltico, sta emergendo un ecosistema innovativo che beneficia di una domanda pubblica stabile e prevedibile

Berlino si prepara alle guerre spaziali. I segnali letti da Spagnulo

Lo Spazio sta diventando uno dei principali campi di competizione strategica tra paesi europei. I segnali, evidenti da tempo, adesso prendono forma reale con la Germania che investe 35 miliardi di euro solo per satelliti militari e lanciatori. L’opinione di Marcello Spagnulo, ingegnere ed esperto aerospaziale

La Nato 3.0 passa dall’industria della difesa. Scrive Luciolli

Di Fabrizio W. Luciolli

Il vertice di Ankara segna il passaggio verso una Nato in cui europei e canadesi assumono maggiori responsabilità nella difesa convenzionale, mentre gli Stati Uniti restano centrali per la deterrenza strategica. Il cuore della nuova fase è però industriale. Investimenti, innovazione, interoperabilità e capacità produttiva diventano parte integrante della deterrenza, dentro un modello Made in Nato che punta a rafforzare insieme la base europea e la cooperazione transatlantica. L’analisi di Fabrizio W. Luciolli, presidente del Comitato atlantico italiano

Oltre i confini dell’Alleanza. Come l’Indo-Pacifico entra nella strategia Nato

Al vertice della Nato ad Ankara, l’Indo-Pacifico è entrato nella conversazione attraverso una serie di incontri e iniziative che mostrano quanto profondamente i due spazi strategici stanno diventando interconnessi. Non si tratta dell’espansione della Nato nel Pacifico. Si tratta di una cooperazione costruita attorno a interessi condivisi, capacità industriali e vulnerabilità comuni

Dietro l’ascesa del nuovo colosso ceco della difesa in Europa. Intervista a David Chour (Csg)

Nata come piccola realtà dell’Est Europa, oggi Czechoslovak Group è uno dei gruppi industriali della difesa in ascesa nel panorama europeo. Dietro questa crescita, miliardaria, una strategia di acquisizioni strategiche tra Europa e Stati Uniti. L’intervista di Airpress a David Chour, Chief operating officer del gruppo

Così gli Stati Uniti si preparano (in anticipo) alla rivoluzione quantistica

Gli Stati Uniti cambiano passo nella corsa al quantum. L’obiettivo non è più soltanto finanziare la ricerca, ma creare l’infrastruttura industriale, normativa e strategica che consentirà di trasformare la leadership scientifica in un vantaggio geopolitico. Prima ancora che la tecnologia sia effettivamente disponibile

La Germania si prepara a diventare la fabbrica del riarmo europeo

L’aumento della spesa militare sta trasformando la Germania in uno dei principali poli industriali della difesa europea. Il possibile trasferimento a Unterlüß di parte della produzione degli Atacms e l’acquisizione di Ffg da parte di Deutz mostrano come Berlino stia attirando tecnologie, investimenti e capacità manifatturiere, andando oltre il semplice rafforzamento della Bundeswehr. Il riarmo tedesco assume così una funzione di politica industriale e tende a spostare verso la Germania una quota crescente della produzione militare continentale 

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