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La spesa per la difesa cresce, la cooperazione no. Il dilemma europeo

La spesa per la difesa dell’Unione europea continua a crescere e potrebbe raggiungere 454 miliardi di euro nel 2026, con una quota sempre maggiore destinata agli equipaggiamenti. L’aumento dei bilanci, però, non si traduce automaticamente in capacità comuni, perché gli acquisti restano soprattutto nazionali, la cooperazione è limitata e ricerca e sviluppo crescono più lentamente. La sfida sarà trasformare più risorse in programmi condivisi, interoperabilità e innovazione

Così il Pentagono vuole portare l’IA a bordo della US Navy

Trasformare i dati in un vantaggio operativo è l’obiettivo della nuova strategia con cui il Dipartimento della Marina degli Stati Uniti punta a costruire una forza AI-enabled. Il documento individua sei priorità per accelerare l’impiego dell’Intelligenza artificiale, coinvolgendo industria e alleati, mentre sullo sfondo pesa la competizione con la Cina e la necessità di ridurre i tempi decisionali

Nato 3.0 e Mediterraneo al centro del Med-Or Day con l’ammiraglio Cavo Dragone

Il vertice di Ankara apre una fase in cui europei e canadesi dovranno assumere maggiori responsabilità nella sicurezza collettiva, trasformando l’aumento della spesa in capacità militari e industriali. Al Med-Or Day, Giuseppe Cavo Dragone ha richiamato anche la crescente centralità del Mediterraneo, dove l’Italia può valorizzare relazioni regionali, cooperazione flessibile e Piano Mattei

La sfida tra Usa e Cina si gioca sulle reti oceaniche. Scrive Preziosa

La crisi di Hormuz e la crescente centralità dello Stretto di Malacca mostrano come il potere geopolitico dipenda sempre meno dal controllo di singole rotte e sempre più dalla capacità di governare reti fisiche, digitali e informative. Sensori, satelliti, cavi sottomarini, sistemi autonomi e capacità di calcolo trasformano così la potenza marittima in Network Power, al centro della competizione strategica tra Stati Uniti e Cina. La riflessione del generale Prezioisa

Un soldato robot che sbarca da una nave senza equipaggio. Cos'è successo in Ucraina

Un drone navale e un robot terrestre armato realizzano la prima azione anfibia senza partecipazione umana. Un segnale di come Kyiv stia integrando sistemi unmanned di domini diversi, mirando a realizzare operazioni sempre più complesse

Il Pentagono prepara un canale finanziario per i materiali critici

Il programma punta a sostenere non solo l’estrazione, ma anche lavorazione e trasformazione dei materiali, riducendo la dipendenza da forniture vulnerabili. Restano però da definire risorse, requisiti e modalità di accesso

Defense tech made in Italy. Costantini Vergallo racconta Veco Robotics

Il settore del defense tech italiano, che fa dell’integrazione tecnologica by design il proprio tratto distintivo, è in crescita. Dallo spazio al quantum, passando per l’AI, l’innovazione si conferma un asset strategico per il sistema Paese. Tra le realtà che stanno guidando questo cambiamento c’è Veco Robotics, azienda pugliese a conduzione familiare specializzata in robotica. L’intervista di Airpress all’amministratore delegato Federico Costantini Vergallo

L'industria ucraina dei robot cresce e cerca alleanze in Europa. Il caso Trinity Robotics

La domanda delle forze armate di Kyiv spinge Trinity Robotics a raddoppiare la produzione di veicoli terrestri senza equipaggio nel 2026. L’azienda sviluppa anche una versione armata del Konyk One e cerca partner europei per avviare joint venture produttive

Defense tech, il caso Helsing spiega perché gli investitori premiano il Nord Europa

Il maxi finanziamento di Helsing è solo l’ultimo segnale di una tendenza ormai consolidata e che vede il defense tech europeo convincere sempre più gli investitori internazionali. Dalla Germania al Regno Unito, passando per il Baltico, sta emergendo un ecosistema innovativo che beneficia di una domanda pubblica stabile e prevedibile

Berlino si prepara alle guerre spaziali. I segnali letti da Spagnulo

Lo Spazio sta diventando uno dei principali campi di competizione strategica tra paesi europei. I segnali, evidenti da tempo, adesso prendono forma reale con la Germania che investe 35 miliardi di euro solo per satelliti militari e lanciatori. L’opinione di Marcello Spagnulo, ingegnere ed esperto aerospaziale

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