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L’asse Cina-Russia solleva interrogativi sul futuro dell’Italia e dell’Europa

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La solida alleanza Cina/Russia evoca prospettive inquietanti per il futuro dell’Italia e dell’Europa. La riflessione di Marco Mayer a partire dall’intervista di Vittorio Emanuele Parsi a Formiche.net

Nei giorni scorsi Vittorio Emanuele Parsi ha acceso i riflettori sulle perduranti ambiguità e divisioni del “campo largo” in materia di politica estera.

Parsi ha ragione quando afferma che si tratta di un problema “enorme” per il centrosinistra perché rischia di minarne alle radici la credibilità come alternativa di governo. In un passaggio della sua intervista a Formiche.net Parsi si chiede le ragioni della persistente ambivalenza rappresentata non solo dalle recenti uscite di Conte e Patuanelli, ma anche dai silenzi di Elly Schlein.

Un primo fattore esplicativo è che anche il centrosinistra è vittima della diffusa sindrome dell'”eterno presente” ovvero dell’incapacità di cogliere i processi che legano in profondità i singoli accadimenti.

Uno dei casi più evidenti è l’incapacità di prendere atto dell’involuzione autoritaria che ha caratterizzato la Russia nell’ultimo ventennio. Cito un solo esempio tra i tanti. Nel 2013 Alexei Navalny ha potuto candidarsi alle elezioni per il sindaco di Mosca ed è arrivato secondo con il 27% dei voti. Undici anni più tardi è morto in circostanze sospette mentre era rinchiuso in un’area artica della Siberia in una colonia penale di massima sicurezza. Nel corso di alcuni anni i pochi spazi che esistevano per l’opposizione nella Federazione Russa si sono completamente chiusi.

Negli ultimi anni il regime di Putin si è sempre più caratterizzato come un regime del terrore, ma il centrosinistra in Italia sembra non essersene accorto. Dove sono finite le storiche battaglie per i diritti umani e in difesa dei giornalisti indipendenti e dei dissidenti poltici? Ma il punto centrale che viene eluso è a mio avviso un altro.

L’involuzione sempre più autoritaria del regime politico della Federazione è alla radice del riarmo e delle aspirazioni imperiali di cui l’invasione dell’Ucraina è l’espressione più eclatante.

Negare come ha fatto Giuseppe Conte la minaccia russa è inoltre una posizione insostenibile perché l’asse Mosca/Pechino si presenta sempre più inquietante.

Forse è in ultima analisi proprio la Cina il tema su cui il centrosinistra e il Pd mostrano il massimo della ambiguità politica (per esempio per fare un nome mi vengono in mente le posizioni di Goffredo Bettini).

Sappiamo bene che per la rilevanza di alcune interdipendenze l’Europa deve mantenere un certo grado di cooperazione con la Cina. Proprio in questi giorni la Ue ha autorizzato l’Ucraina ad usare una parte dei finanziamenti accordati, comprare alcune componenti per la produzione di droni da aziende del Dragone.

Ma la domanda che intendo porre è un’altra. Cosa pensa il centrosinistra della potente macchina di sorveglianza digitale di massa costruita dai vertici del Partito Comunista Cinese? Cosa pensa del riarmo cinese? Cosa pensa della politica predatoria che Pechino ha messo in atto in Africa? L’elenco potrebbe continuare parlando di Corea del Nord, di Birmania e di Cambogia, ecc

Ma tenendo conto dell’appello alla cooperazione globale lanciato dal Presidente Xi Jinping concentrerò l’attenzione sull’intelligenza artificiale. Non so quanti lettori di Formiche.net utilizzino Deepseek, il sottoscritto sì, di tanto in tanto.

La notizia dominante sui media internazionale è che il suo fondatore e proprietario è il più ricco del mondo tra gli imprenditori di Intelligenza Artificiale più di Open AI e di Anthropic.

Per me viceversa la notizia su cui accendere i riflettori è ben diversa. È davvero impressionante il numero di domande a cui Deepseek non può rispondere per effetto della censura effettuata dal governo cinese. Si va dal Covid alle minoranze etniche, dall’arte alla burocrazia per non parlare di molti apetti della politica interna e internazionale.

La domanda che pongo ai dirigenti del centrosinistra a partire da Elly Schlein è: “È accettabile una alleanza globale per l’Intelligenza Artificiale che rinunci al valore della libertà di informazione?”. Tutti per motivi ampiamente condivisibili mettiamo nel mirino i Big Tech americani per non parlare delle politiche di Trump. Niente da dire, anzi.

Ma in Cina le criticità sono sistemiche sia sul piano economico che tecnologico. La Cina nega da sempre libertà di iniziativa alle imprese straniere in nome di una politica protezionistica nonostante i proclami sul libero mercato. Ma con la rivoluzione digitale e più recentemente con l’uso mirato di AI ha instaurato una dittatura sofisticata, una inedita combinazione tra sorveglianza e censura, una vera e propria forma di totalitarismo tecnologico. Quanto dobbiamo aspettare ancora perché il centrosinistra prenda coscienza di cosa rappresenta oggi il Dragone? Quanto tempo per capire che il solido asse Cina/Russia evoca prospettive inquietanti per il futuro dell’Italia e dell’Europa?


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