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La levata di scudi all’ipotesi, ventilata dal presidente francese Emanuel Macron, di un impegno diretto degli eserciti occidentali qualora la situazione in Ucraina degenerasse fa riflettere. A manifestare una violenta contrarietà non è stata solo la coppia Conte-Salvini, ormai arroccata su un pacifismo di maniera denso di demagogia: dal ministro della Difesa Crosetto a quello degli Esteri Tajani, passando per tutti i capi partito, compreso il “macroniano” Matteo Renzi, la reazione è stata corale. Un No secco, indiscutibile. Un No analogo a quello risuonato in tutte le capitali europee e persino a Washington.

Si intravede, in tale apparente fermezza, la necessità di non alimentare le già consistenti paure dei cittadini ad un mese dalle elezioni europee e a meno di sei mesi dalle presidenziali americane. Ma il calcolo politico, forse associato al sincero timore che un conflitto regionale si trasformi in una guerra mondiale, mal si concilia con le premesse che hanno giustificato l’impegno della Nato, dell’Unione europea e di tutti i governi occidentali in favore del popolo ucraino. La teoria era, è fino ad oggi è stata, che, spinto dalla mai sopita ambizione imperiale russa, Vladimir Putin abbia mosso guerra non solo a uno Stato sovrano, l’Ucraina, ma all’intero Occidente in quanto liberale e democratico. In ballo, dunque, sono tanto la libertà del popolo ucraino quanto la nostra. Come si fa ad escludere di difenderle qualora fossero davvero sul punto di soccombere?

Se, da “fredda” che era, la “guerra” tra l’Unione Sovietica e le liberaldemocrazie occidentali non divenne mai “calda” fu grazie a principio della dissuasione. Principio analogo al Terzo principio della Dinamica, in base al quale ad ogni azione ne corrisponde una uguale e contraria. Nel fondamentale “Pace e guerra tra le nazioni”, Raymond Aron la spiegò così: “La dissuasione dipende tanto dai mezzi materiali di cui dispone lo stato che vuol fermarne un altro, quanto dalla risolutezza che lo stato oggetto di dissuasione attribuisce allo stato che lo minaccia di una sanzione”. La risolutezza, dunque, fu l’elemento decisivo.

Screditando l’ipotesi Macron, l’Occidente si mostra irresoluto. Atteggiamento che non potrà che incoraggiare Vladimir Putin ad alzare il livello dello scontro. Giova, in tale contesto, ricordare le parole di Norberto Bobbio: “Rinunciare alla forza in certi casi non significa mettere la forza fuori gioco, ma unicamente favorire la forza del prepotente”.

La guerra di Macron e l’irresolutezza dell’Occidente. Il commento di Cangini

Screditando l’ipotesi Macron, l’Occidente si mostra irresoluto. Atteggiamento che non potrà che incoraggiare Putin ad alzare il livello dello scontro. Giova, in tale contesto, ricordare le parole di Norberto Bobbio: “Rinunciare alla forza in certi casi non significa mettere la forza fuori gioco, ma unicamente favorire la forza del prepotente”. Il commento di Andrea Cangini

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