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Nella foga di disegnare una Cina vittima dell’assedio americano pronto a determinare chissà quale golpe il Global Times, quotidiano in lingua inglese della propaganda del Partito comunista cinese, rievoca il passato glorioso della Center Intelligence Agency e menziona niente di meno che l’Operazione Gladio e pure la notizia – questa inedita – di elezioni truccate da parte dell’Office of Strategic Services, predecessore della Cia.

Il giornale ha rilanciato le critiche del ministero della Sicurezza alla nuova National Intelligence Strategy diffusa nelle scorse settimane dagli Stati Uniti. Nel documento di Washington ci sono quattro pensieri “pericolosi, inadatti e parassitari” secondo Pechino: la mentalità da Guerra Fredda di prendere di mira la Cina, il pensiero a somma zero, il pensiero egemonico e il pensiero conflittuale.

Oltre all’Operazione Gladio, il Global Times cita l’Operazione Ajax per rovesciare il governo iraniano di Mohammad Mossadeq e le rivoluzioni colorate del nuovo millennio in Georgia, Ucraina e Kirghizistan, in cui l’intelligence statunitense è stata “considerata importante attore dietro le quinte”.

Nel 2006 il dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha pubblicato un comunicato confermando l’esistenza di reti stay-behind della Nato e la presenza dell’unità Gladio in Italia per far fronte a possibili aggressioni sovietiche ma respingendo le accuse di atti terroristici sostenuti o autorizzati dal governo di Washington. La diplomazia americana aveva definito le accuse di operazioni false flag come una riedizione della disinformazione ex-sovietica, basata su documenti falsificati dai sovietici, in particolare il Westmoreland Field Manual.

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Nella foga di dipingersi come vittima dell’assedio di Washington, Pechino e i suoi media rievocano il passato glorioso dell’intelligence americana menzionando l’Operazione Gladio e pure la notizia (inedita) di voto truccato

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