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C’è un filo sottile che unisce Misurata a Roma, passando per Doha e Ginevra. È un filo fatto di navi, infrastrutture, diplomazia e – soprattutto – ambizioni strategiche. Il nuovo accordo siglato nella città libica tra la Misurata Free Zone (MFZ), la Terminal Investment Limited (Til) del gruppo Mediterranean Shipping Company (Msc) e il fondo infrastrutturale Al Maha Capital Partners del Qatar segna un tassello di peso nella mappa geopolitica del Mediterraneo.
Un investimento da 2,7 miliardi di dollari per ampliare e modernizzare il terminal container di Misurata, con l’obiettivo di raggiungere la capacità di 4 milioni di Teu l’anno e creare oltre 70 mila posti di lavoro diretti e indiretti. Ma dietro le cifre, c’è una visione: trasformare la Libia nel ponte logistico tra Europa e Africa, con l’Italia nel ruolo di interlocutore privilegiato.
Tajani e il “nuovo Mediterraneo”
Alla cerimonia era presente il ministro degli Esteri Antonio Tajani, che non ha nascosto la valenza strategica dell’intesa. “L’Italia non guarda alla Libia solo con la lente della sicurezza e della migrazione, ma come partner economico e industriale”, ha spiegato.
Tajani ha voluto anche rassicurare chi, in Calabria, teme un effetto concorrenza con Gioia Tauro: “Non è un porto alternativo, ma complementare. Rappresenta un’occasione per rafforzare la nostra presenza nel Mediterraneo”.
Nel linguaggio della Farnesina, la missione di Tajani a Misurata suona come un tassello del più ampio Piano Mattei per l’Africa: una strategia che intreccia economia, sicurezza energetica e diplomazia per ridare un ruolo di primo piano all’Italia nella regione.
Geometrie variabili: Italia, Qatar e la nuova Libia
L’accordo riflette anche una geometria diplomatica in evoluzione: Italia, Libia, Qatar e Turchia si trovano oggi ad agire, spesso su piani diversi ma convergenti, per stabilizzare e investire nel Paese nordafricano.
Il premier libico Abdulhamid Dabaiba, presente alla firma con il collega qatariota Mohammed bin Abdulrahman Al Thani, ha colto l’occasione per ribadire il legame con Roma e sollecitare “un sostegno chiaro e diretto” sul fronte migratorio. “La Libia non può essere un campo per migranti o un punto stabile di accoglienza. Abbiamo bisogno di collaborazione per i rimpatri e la sicurezza delle frontiere”, ha dichiarato.
Parole che si intrecciano con la visione di Tajani: affrontare la crisi migratoria alla radice, sostenendo lo sviluppo locale e la creazione di lavoro nei Paesi di transito.
Msc e l’hub mediterraneo del futuro
Per la Msc, guidata da Diego Aponte, l’intesa rappresenta un impegno di lungo periodo e una partita di posizionamento globale. Il gruppo italo-svizzero punta a fare di Misurata un hub strategico capace di connettere Europa, Nord Africa e Medio Oriente.
Da 650 mila Teu l’anno, il terminal libico passerà gradualmente a 1,5 milioni di Teu, con un potenziale di crescita ancora più ampio grazie alle nuove banchine e alla modernizzazione delle infrastrutture.
“È un contributo alla visione italiana di una presenza integrata e propositiva nel Mediterraneo”, ha affermato Aponte. Un modo per coniugare interesse economico e diplomazia industriale – la formula che da tempo Roma cerca di trasformare in motore di politica estera.
Libia, economia e stabilità: la partita aperta
A Misurata, il presidente della Free Zone Mohsen al Saqoutari parla di un accordo “strategico, non solo operativo”, mirato a trasferire competenze e know-how, “senza cedere proprietà su asset libici”. È un’affermazione che riflette la sensibilità di un Paese ancora segnato da divisioni interne, ma desideroso di attrarre investitori senza compromettere la sovranità economica.
Al Saqoutari ricorda che il porto gestisce già il 65% del commercio containerizzato libico e che, con la piena operatività del nuovo terminal, Misurata potrà diventare la porta d’accesso dell’Africa.
“Questa partnership riflette l’impegno della Zona Franca di Misurata nel costruire un’infrastruttura moderna e competitiva a livello globale che supporti nuove industrie, offra opportunità di lavoro a livello locale e rafforzi la posizione della Libia all’interno delle catene di approvvigionamento regionali e internazionali. La Zona Franca di Misurata è stata istituita per essere una porta d’accesso per gli investimenti e la crescita, e oggi stiamo compiendo un passo decisivo verso la realizzazione di questa visione”, ha aggiunto il funzionario libico.
Mentre Eni e Saipem avviano nuove perforazioni nel Golfo di Sirte, la Libia sembra tornare al centro dello scacchiere mediterraneo. Ma perché questa presenza italiana possa consolidarsi nel lungo periodo, serviranno stabilità politica, investimenti coerenti e una diplomazia capace di parlare il linguaggio dell’Africa che cambia.
Abdul Latif Al-Sakir, direttore dell’Ufficio Stampa della Zona Franca di Misurata, ha spiegato in una conversazione con Formiche.net che “l’accordo di partenariato strategico per lo sviluppo, la gestione, l’espansione e la digitalizzazione dei terminal container del porto della Zona Franca di Misurata rappresenta un momento cruciale nel percorso economico e istituzionale della Libia. Si tratta del primo progetto di questo tipo e di questa portata, un partenariato pubblico-privato nel settore delle infrastrutture non petrolifere”. A suo giudizio “il progetto incarna un chiaro messaggio di apertura economica al mondo, rafforza la credibilità istituzionale e dimostra un impegno a lungo termine nello sviluppo di infrastrutture moderne in grado di supportare una crescita sostenibile. Riflette la capacità della Libia di attrarre operatori di livello mondiale, capitali internazionali e partner strategici impegnati nello sviluppo di risorse nazionali vitali. Il progetto è concepito secondo il modello di partenariato pubblico-privato, con la Zona Franca di Misurata che mantiene il suo ruolo istituzionale di primo piano e le responsabilità di supervisione strategica”.
Il progetto si concentra esclusivamente sui terminal container, mentre “la Zona Franca di Misurata gestirà le restanti attività portuali, tra cui cereali, automobili e merci varie. L’obiettivo principale della partnership è aumentare la capacità di movimentazione del porto a 1,5 milioni di Teu all’anno nella prima fase e a 2,5 milioni di Teu nella seconda. Lo scorso anno abbiamo movimentato circa 700.000 Teu, rendendo questa partnership un significativo impulso alla nostra crescita, al nostro sviluppo e alla nostra efficienza operativa. Puntiamo inoltre a sviluppare i talenti nazionali libici integrandoli con le competenze dei nostri partner globali in questo progetto. Stiamo parlando di Msc, la più grande compagnia di navigazione al mondo, che rappresenta oltre il 20% del commercio globale di container e possiede oltre 1.000 navi. La loro presenza in questo progetto rappresenta un supporto strategico e apre orizzonti più ampi per il suo successo, attraendo importanti compagnie di navigazione e investimenti significativi durante le fasi di implementazione del progetto”, ha concluso.
Il porto della zona franca di Misurata svolge un ruolo fondamentale per l’economia nazionale, gestendo circa il 65% del commercio container e non petrolifero della Libia. Questa partnership rafforzerà la posizione del Paese come gateway marittimo affidabile e competitivo nel Mediterraneo.

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