Skip to main content

Il primo Documento di economia e finanza targato Giorgia Meloni e Giancarlo Giorgetti. O meglio, il perimetro della prossima manovra di bilancio, quella che vedrà la luce il prossimo autunno. Come da tradizione, il Consiglio dei ministri ha licenziato il testo contenente i saldi di bilancio e le prospettive di crescita per il 2023. In altre parole, quanto si può spendere, tra rifinanziamento delle misure in essere e sostegno a quelle invece ancora in gestazione. Tutto tenendo ben a mente i movimenti a Bruxelles, a cominciare da quel Patto di stabilità in fase di revisione, diktat tedeschi permettendo.

Ebbene, sul tavolo del governo, in una riunione dei ministri cominciata nel primo pomeriggio, una crescita leggermente migliore di quanto previsto pochi mesi fa, con il Pil che quest’anno salirà dell’1%, contro lo 0,6% fissato come obiettivo nella Nota di aggiornamento al Def dello scorso novembre e una dote da 3 miliardi per quest’anno da usare per ulteriori interventi a favore di famiglie e imprese sul fronte energetico. Il Def, insomma, avrà un profilo di grande prudenza, come nella migliore tradizione di Fratelli d’Italia, e dunque prospetterà una riduzione del deficit e debito.

Per questo nel tagliare, di mezzo punto, la stima del Pil per il 2024 (+ 1,4% invece del + 1,9% previsto nella Nadef) la politica di bilancio rimarrà ispirata a criteri di prudenza con margini di manovra molto limitati. Quest’anno non saranno infatti più di 3 miliardi le risorse da utilizzare, spiegano al ministero dell’Economia, per una sola misura, sia essa contro il caro bollette, se ce ne sarà ancora bisogno, oppure per dare un segnale sul calo del debito pubblico, che resta il fronte sul quale l’Italia è piú esposta sui mercati e nell’Ue. Verosimilmente, però, tali risorse andranno a ridurre il costo del lavoro.

Musica per le orecchie della Germania. Berlino, infatti, chiede che vengano introdotti dei parametri che garantiscano che gli Stati membri non sfuggano ai loro impegni verso la riduzione del debito pubblico. È chiaro che questo discorso è rivolto in primis a Italia e Grecia, ma anche a Portogallo, Spagna, Francia e Belgio. Tradotto, la Germania propone l’obbligo di ridurre il rapporto debito-Pil di almeno un intero punto percentuale l’anno sui Paesi più indebitati, fino al raggiungimento della soglia del 60% del Pil, e di almeno mezzo punto percentuale l’anno per gli stati meno indebitati. Per l’Italia un obbligo simile significherebbe ridurre il debito di circa oltre 19 miliardi di euro l’anno.

Tornando al Def (in cima all’agenda resta il fisco: la legge delega da poco arrivata in Parlamento ha 24 mesi per essere attuata), i 3 miliardi circa deriveranno da un obiettivo di deficit che il Def indica per il 2023 al 4,5% del Pil, come la precedente NaDef, rispetto a un tendenziale, cioè a legislazione vigente, del 4,35%. Si tratta appunto di 0,15 punti percentuali di Pil, cioè poco meno di tre miliardi, di deficit in piú, dopo gli oltre venti giá utilizzati dal governo con la legge di Stabilità per il 2023: un sentiero stretto, dunque, per le politiche di bilancio, che resterá tale anche nel 2024.

“Gli obiettivi prioritari che ispirano e delineano la politica economica del governo possono essere sintetizzati nel sostegno alla crescita e al benessere dei cittadini, con nuovi interventi in favore di famiglie (in particolare per quelle numerose sono previste misure anche nella riforma fiscale) e imprese nonché misure destinate a rilanciare gli investimenti e rafforzare la competitività del Paese; la sostenibilità dei conti pubblici con una graduale riduzione di deficit e debito”, ha fatto sapere a valle del Cdm il ministero dell’Economia. “Le previsioni di crescita del Pil contenute nel documento si collocano nel solco già tracciato dal Documento programmatico di Bilancio di novembre e dalla legge di bilancio, confermando l’approccio prudente e realistico, finalizzato a mostrare serietà e affidabilità sia ai mercati sia all’Unione Europa, e che punta a raggiungere risultati più ambiziosi”.

E lo stesso Giorgetti ha voluto sottolineare la cautela che permea il Def. “La prudenza di questo documento è ambizione responsabile. Abbiamo davanti a noi grandi sfide, dai cambiamenti climatici al declino demografico della popolazione italiana ma anche notevoli opportunità di aprire una nuova fase di sviluppo del nostro Paese. Le riforme avviate intendono riaccendere la fiducia nel futuro tutelando la natalità e le famiglie anche attraverso la riforma fiscale che privilegerà i nuclei numerosi. Inoltre riconoscerà lo spirito imprenditoriale quale motore di sviluppo economico, promuovendo il lavoro quale espressione essenziale dell’essere persona”.

Intanto il Fondo monetario internazionale ha ritoccato al rialzo di un decimale di punto percentuale la previsione di crescita economica dell’Italia di quest’anno, ora indicata allo 0,7%. E nell’ultimo World Economic Outlook ha limato in misura analoga la stima di crescita del 2024 allo 0,8%. Sempre per la Penisola, il Fmi prevede che l’inflazione, dall’8,7% dello scorso anno, rallenti sull’insieme del 2023 al 4,5% e prosegua la dinamica di calmieramento il prossimo anno a una media del 2,6%. Il tasso di disoccupazione dall`8,1% del 2022 salirebbe all’8,3% quest`anno e all’8,4% il prossimo.

Il (primo) Def di Giorgia Meloni nel segno della prudenza

Il sì del Consiglio dei ministri al documento che fissa il perimetro della prossima manovra e fa della cautela il suo credo. Priorità alla crescita (+1% nel 2023) e alla riduzione del debito. E non più di tre miliardi per il taglio del cuneo. Intanto il Fmi rivede la crescita italiana. Al rialzo

Si può essere filoeuropei senza essere antiamericani. Il corsivo di Cangini

Macron coltiva gli interessi francesi e con tutta evidenza il suo viaggio in Cina è servito ad accreditare una cinquantina di aziende del suo Paese più che la politica estera di Biden. Ma Macron è all’ultimo mandato, sogna pertanto di passare alla Storia. Ed è in questa chiave che va letto il suo disperato appello agli Stati europei. Il commento di Andrea Cangini

Cosa (non) sappiamo della fuga di notizie dal Pentagono

“Non sappiamo se i documenti trapelati negli ultimi giorni siano gli unici”, ha spiegato la Casa Bianca. Da dove arrivano? Cosa contengono?

Cosa si nasconde dietro la nuova rete satellitare cinese. La versione di Spagnulo

L’esercito cinese vuole lanciare una rete satellitare per contrastare la Starlink di Elon Musk, ma la partita geopolitica è molto più ampia. Il punto dell’ingegnere esperto aerospaziale, Marcello Spagnulo

Una prova di analfabetismo strategico. Patalano legge le parole di Macron sulla Cina

Di Alessio Patalano

La visita a Pechino del presidente francese ha sminuito i valori e la capacità di azione dell’Europa e ha travisato l’ordine internazionale. Non c’è da stupirsi che molti non siano stati contenti. Il thread su Twitter di Alessio Patalano, professore al King’s College London e direttore del King’s Japan Programme

Quando Berlusconi disinnescò la mina leghista della secessione. Scrive De Tomaso

Il Cavaliere resta un leader divisivo e controverso, ma gli va riconosciuto di aver svolto un ruolo fondamentale, con la sua discesa in campo, a difesa dell’unità nazionale. Ecco perché secondo Giuseppe De Tomaso

No tassi, no party. La Pboc tiene a secco le banche cinesi

La Banca centrale del Dragone continua a tenere da oltre sei mesi il costo del denaro inchiodato al 3,6%. Questo impedisce agli istituti di realizzare quei margini di cui avrebbero una gran bisogno

La scomparsa dei partiti e la crisi dei media mainstream. La versione di Proietti

Una comunicazione che “non raffigura più l’opinione pubblica” e che quindi lascia sul terreno migliaia di copie. Il rapporto fra media e politica è sempre più complesso, complice la crisi dei partiti che si sono trasformati in tribune per i leader. L’ex cronista del Corriere: “La personalizzazione della politica ha provocato un anche uno scadimento del sistema dei media tradizionali (e non). Tant’è che sono stati abbandonati in massa dai propri lettori”

Chatbot

Chatbot, il dilemma regolatorio tra diffamazione e copyright

Meglio sostenere che un testo generato sia “nuovo” (assumendosi la responsabilità editoriale) o rigurgitato da internet (offrendo il fianco a problemi di diritti d’autore)? Ecco il grande irrisolto dell’intelligenza artificiale generativa e chi lo potrebbe affrontare presto

Somalia. Il presidente lancia l’attacco finale contro al Shabaab. Perché è importante?

La Somalia sta per sconfiggere al Shabaab? Il presidente Hassan Sheikh ha dichiarato che quella in corso sarà l’offensiva che poterà il gruppo jihadista alla sconfitta, forse a una resa negoziale. Cosa cambierebbe nel quadro regionale e internazionale

×

Iscriviti alla newsletter