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“Non è possibile” per l’intelligence rimanere nell’ombra. “Non più”. A dirlo è Kyrylo Budanov, 37 anni, capo dell’intelligence militare ucraina, intervistato dall’agenzia Reuters. “E tutte le prossime guerre assomiglieranno a questa. In qualsiasi parte del mondo. Possiamo dire che qui si sta delineando una tendenza”, ha aggiunto.

Le parole pronunciate da Budanov, così come l’intervista in sé, raccontano come l’Ucraina abbia compreso l’importanza dello spazio informativo. Ormai è uno dei campi di battaglia. È quello su cui Kyiv stava perdendo dopo l’invasione della Russia nel 2014 e su cui dai mesi precedenti l’invasione iniziata il 24 febbraio 2022 ha deciso di essere sempre in prima linea. “Abbiamo perso completamente la guerra dell’informazione nel 2014”, ha aggiunto Budanov. “E ora i russi stanno perdendo la battaglia dell’informazione”, ha aggiunto.

In questi mesi di guerra certe dichiarazioni di Budanov hanno alimentato anche tensioni tra il governo ucraino e i principali sostenitori di Kyiv, a partire dagli Stati Uniti. A volte ha negato, come nei casi di sabotaggi, droni, infiltrazioni ed eliminazioni di chi collabora con l’invasore nei territori occupati. Altre volte ha alimentato la propaganda del Cremlino delle “provocazioni” dopo attacchi che con buona probabilità sono stati attribuiti all’intelligence ucraina. Altre volte ha rivendicato gli omicidi di alcune figure di spicco della propaganda russa: “Siamo già arrivati a molti, comprese personalità pubbliche e dei media”, aveva risposto a maggio a una domanda se Kyiv possa colpire giornalisti come Vladimir Solovyov e Margarita Simonyan o l’ideologo Alexander Dugin.

Il ruolo pubblico dell’intelligence occidentale è stato molto importante in questo conflitto, sin dai mesi che l’hanno preceduto: come ha spiegato durante un recente evento romano Sir Alex Younger, ex capo del Secret Intelligence Service britannico, è servito a rafforzare la coalizione a sostegno dell’Ucraina e a tentare di far desistere Vladimir Putin (ma l’intelligence non è mica un esercito). Avril Haines, capo della comunità d’intelligence degli Stati Uniti, e William Burns, direttore della Cia, hanno avuto un ruolo di primo piano assieme a Richard Moore, capo del Secret Intelligence Service britannico. Soltanto pochi giorni fa Burns ha spiegato che la disaffezione della popolazione russa verso la leadership di Putin per l’invasione dell’Ucraina “crea un’opportunità che capita una sola volta in una generazione per noi della Cia, che siamo un servizio di human intelligence”.

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