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La concezione russa del crimine organizzato russo non sarebbe quella di una deviazione patologica dello Stato, bensì di una componente funzionale, come ricostruito dal report Globsec “Russian Organised Crime and Links to Hybrid War in Europe” che ne analizza il ruolo delle reti criminali come strumenti di finanziamento, copertura operativa e negabilità strategica della guerra ibrida russa in Europa. Secondo l’analisi, Mosca utilizzerebbe attori criminali e imprenditori della chaos come estensione informale della propria politica estera, in particolare nei contesti in cui l’uso diretto dello Stato comporterebbe costi politici o militari elevati.

Dalla frammentazione post-sovietica alla cooptazione statale

Negli anni Novanta, il collasso delle istituzioni sovietiche genera un mercato competitivo della violenza. Gruppi criminali e reti informali colmano il vuoto di regolazione, offrendo protezione, enforcement contrattuale e accesso a risorse. Il report adotta il concetto di violent entrepreneurship per descrivere questi attori: soggetti capaci di convertire l’uso organizzato della forza in capitale economico e politico. E sebbene compagnie private e parastatali di contractors siano nate su scala internazionale, quelle legate a Mosca rappresentano un sistema unico nel suo genere, nel quale lo Stato non elimina i centri di violenza non statali, ma li subordina. Il Cremlino ristabilisce il controllo verticale concedendo spazi operativi in cambio di lealtà politica, contributi finanziari e disponibilità operativa. Il prodotto è quello di un modello di cooptazione, non di cattura, dello Stato nei confronti della criminalità organizzata.

Funzioni operative del crimine organizzato

Nel modello descritto da Globsec, le organizzazioni criminali assolvono a funzioni precise. Dalla generazione di entrate extra-bilancio attraverso traffici leciti e illeciti all’evasione evasione e aggiramento dei regimi sanzionatori, fino supporto logistico e finanziario a operazioni coperte o la disponibilità di manodopera per attività ad alto rischio e bassa tracciabilità.

Sono reti che operano in settori ad alta redditività e bassa trasparenza. Settori come il narcotraffico, la tratta di esseri umani, armi, contrabbando di tabacco e alcol, ma anche microelettronica, beni a doppio uso e servizi cyber.

Wagner come archetipo

Il gruppo Wagner rappresenta probabilmente il caso più strutturato, e più conosciuto, di integrazione tra crimine organizzato, violenza paramilitare e interessi statali. Ibridazione delle modalità per ibridazione degli attori. E, infatti, Il report lo descrive come un attore ibrido: formalmente non statale ed operativamente allineato con gli obiettivi strategici del Cremlino. Wagner combina capacità militari, disinformazione, sfruttamento di risorse naturali e attività economiche opache. In Ucraina, Siria e Africa ha operato come strumento di proiezione di potenza a basso costo politico, garantendo entrate autonome e plausibile negazione dell’attribuzione.

Criminalità transnazionale adattiva

Il report evidenzia la storica integrazione tra criminalità russa e ucraina, sviluppata lungo rotte sovietiche comuni. Il conflitto del 2022 interrompe molte di queste sinergie, ma non elimina il fenomeno. Le reti si riconfigurano geograficamente e funzionalmente.

Il cartello Khimprom, ad esempio, viene analizzato come caso di studio, con una struttura transnazionale capace di operare attraverso criptovalute, dark web, modelli franchising e penetrazione delle forze dell’ordine. La guerra riduce alcune capacità produttive, ma amplia la domanda e le opportunità criminali, con proventi del crimine organizzato che confluiscono in attività di influenza strategica, finanziando partiti e candidati filorussi, media e piattaforme di disinformazione, operazioni di destabilizzazione politica, dalla coercizione economica agli episodi di violenza selettiva e funzionale.

Il contrabbando di tabacco, secondo il report, emerge come una delle principali fonti di liquidità, con hub produttivi e logistici in Bielorussia e nei territori ucraini occupati, e con un impatto diretto sui mercati europei. Lo stesso contrabbando che utilizza i palloni aerostatici utilizzati come metodo di disturbo a basso costo in Lituania.

Cybercrime e proxy operativi in Europa

Le agenzie di intelligence occidentali, come analizzato nel documento, registrano un aumento dell’uso di criminali comuni e cyber–attori come proxy operativi. Incendi dolosi, sabotaggi infrastrutturali, vandalismi mirati e attacchi informatici vengono affidati a soggetti esterni all’apparato statale. Qui, il cybercrime assume una duplice funzione: di profitto e per operazioni politiche. Gli stessi gruppi impegnati in ransomware e frodi vengono mobilitati per campagne di influenza, reclutamento e attacchi Ddos, con livelli variabili di coordinamento da parte di Gru e Fsb.

Mentre prove ufficiali di un finanziamento diretto e sistematico delle operazioni ibride attraverso il crimine restano parziali, la Federazione Russa continua a esternalizzare funzioni critiche a reti criminali e attori non statali, causando per l’Europa, problemi di analisi, deterrenza, repressione e reazione. Nodi tanto operativi quanto concettuali, giuridici, politici, cognitivi.

Sanzioni, sabotaggi e denaro illecito. L’economia nascosta della guerra ibrida russa

Il crimine organizzato russo sostiene alcune funzioni essenziali dello Stato. Finanziamento extra-bilancio, elusione delle sanzioni, manodopera per operazioni coperte e supporto alla disinformazione. Secondo un recente report di Globsec, le reti criminali costituiscono una componente strutturale della guerra ibrida condotta da Mosca contro l’Europa

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