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Oggi è la Giornata mondiale del riciclo e non poteva essere celebrata meglio, visti i risultati comunicati dal Conai per quanto riguarda il riciclo degli imballaggi: quest’anno si prevede che verrà raggiunto l’obiettivo del 75% dell’immesso al consumo, 11 milioni di tonnellate di packaging avviati a riciclo. Un risultato che supera di ben dieci punti percentuali quel 65% che l’Unione europea ha fissato per gli Stati membri da raggiungere entro il 2025. Nel dettaglio, in questo 2023 dovrebbero essere riciclati il 77% degli imballaggi in acciaio; il 67% di quelli in alluminio; più dell’85% degli imballaggi in carta e cartone; circa il 63% di quelli in legno; il 59% degli imballaggi in plastica e bioplastica e l’80% di quelli in vetro.

“Dobbiamo continuare a impegnarci, soprattutto in vista dei nuovi obiettivi di cui Conai è garante per l’Italia”, ha commentato Luca Ruini, presidente del Conai. “Il nostro Paese è già leader in Europa in questo settore, con un pro-capite di riciclo degli imballaggi che ci vede al primo posto. Un primato che va difeso. Le nostre città devono essere viste come miniere urbane che producono risorse, non scarti. E dobbiamo continuare a lavorare per promuovere l’ecodesign: immettere sul mercato imballaggi sempre meno impattanti”.

Tutto bene, quindi, sul fronte nazionale. Meno su quello comunitario. La proposta del Regolamento sugli imballaggi, presentata della Commissione europea lo scorso novembre e oggetto di discussione del Consiglio Ambiente di due giorni fa, va nella direzione opposta. Nel metodo e nel merito. Nel metodo perché preferisce utilizzare lo strumento del regolamento anziché la solita direttiva, non lasciando in questo modo facoltà agli Stati membri di intervenire a seconda delle diverse situazioni locali. Nel merito perché privilegia deposito cauzionale e riutilizzo rispetto al riciclo. L’impressione generale è quella di una proposta improvvida, ispirata e supportata con pervicace miopia da un vice presidente della Commissione che vuole lasciare un qualche ricordo di sé a Bruxelles, avendo poche o nulle possibilità di essere rieletto al Parlamento europeo il prossimo anno.

Ben ha fatto, dunque, Gilberto Pichetto Fratin, ministro italiano dell’Ambiente e della sicurezza energetica, in sede di Consiglio Ambiente dello scorso 16 marzo, a ribadire la sua contrarietà al provvedimento. L’Italia, ha detto, “è d’accordo con l’adozione di un approccio ambizioso. Riteniamo, allo stesso tempo, che prescrivere metodi e soluzioni valide per tutti gli Stati membri, senza differenze, non sia la soluzione migliore. È necessario lasciare agli Stati membri le giuste flessibilità. Consideriamo adeguate le soluzioni che si basano sulle esperienze nazionali di successo e che sono frutto di investimenti pubblici e privati”. “La raccolta differenziata in Italia”, ha concluso, “ha dato risultati molto promettenti per l’economia circolare. Questi risultati non sono sufficientemente valorizzati nel Regolamento proposto dalla Commissione. Facendo cambiare metodi e soluzioni rivelatisi efficaci si rischia di generare incertezza nei cittadini e negli operatori economici, oneri amministrativi e costi sociali, senza ottenere benefici ambientali sufficienti”.

A supportare la posizione del governo italiano sono intervenuti un po’ tutti gli operatori del settore, a cominciare da Confindustria che in un suo documento ricorda che “questo nuovo Regolamento non dovrebbe né promuovere, né obbligare ad adottare un modello europeo unico di EPR (Extended Producer Responsibility) basato sul deposito cauzionale, ma consentire, come è avvenuto fino ad ora, che vi sia un’articolazione di differenti sistemi nazionali, valorizzando i diversi modelli già esistenti e operativi, modificati eventualmente con misure integrative e flessibili, adottate dai singoli Paesi, che risultassero necessarie per raggiungere i nuovi obiettivi”.

La presidenza di turno svedese si è ritenuta soddisfatta della discussione che c’è stata in seno al Consiglio e prenderà atto delle diverse posizioni espresse dai ministri. Ritiene comunque una priorità l’approvazione del regolamento perché esso è parte integrante del Green Deal europeo. Riconosce, d’accordo con la Commissione, che l’applicazione della direttiva non ha avuto gli stessi risultati negli Stati membri e quindi pensa sia opportuno stabilire regole uguali per tutti per raggiungere gli obiettivi ambientali che l’Unione si è posta.

Peccato che con questo ragionamento si penalizzano proprio quei Paesi che si sono dimostrati in questi anni più efficienti ed efficaci nella raccolta differenziata e nel riciclo degli imballaggi. E l’Italia è in prima fila tra questi. Un approccio così verticale e uguale per tutti i 27 Stati membri, si fa notare negli ambienti imprenditoriali di casa nostra, “rischia di penalizzare maggiormente chi in questi anni ha prodotto maggiori sforzi per trovare soluzioni adatte rispetto al proprio tessuto produttivo e alla regolamentazione locale, con il rischio di vanificare anni di innovazioni e investimenti”.

Va inoltre considerato, si fa notare in Conai, “che nella direzione di promuovere lo sviluppo del riciclo dei materiali di imballaggio sono andate anche le priorità di intervento per l’utilizzo dei fondi europei del Next Generation EU e del Pnrr a livello nazionale, con riferimento agli investimenti per l’economia circolare, improntati allo sviluppo di infrastrutture e tecnologie per il riciclo che, laddove venissero confermate le indicazioni sui requisiti di immesso al consumo previsti dal Regolamento, rischierebbero di divenire già obsolete”. La sentenza, da parte italiana non prevede appello: la proposta di Regolamento della Commissione rappresenta un veicolo normativo inadeguato rispetto alla sua portata di impatto e alla luce anche dei numerosi rinvii ad atti delegati.

Tutto il Paese, politica e imprenditori, sono compatti nel criticare e respingere la proposta del Regolamento imballaggi imposto da Bruxelles. Penalizza gli sforzi che sono stati fatti in questi ultimi anni da un comparto che è diventato eccellenza in Europa. Significativa e di forte impatto la posizione espressa da Vanna Gava, viceministro all’Ambiente, in un articolo apparso in questi giorni su un quotidiano nazionale. “Il sistema italiano”, scrive, “pur non utilizzando il deposito cauzionale, è riuscito a superare tutti i target europei di Avvio a riciclo dei rifiuti di imballaggio. Non si condivide la scelta di disciplinare la materia con un regolamento, piuttosto che una direttiva: tale strumento, pur avendo il vantaggio di armonizzare più rapidamente le legislazioni nazionali, rischia, come si è visto, di non tenere conto delle specifiche situazioni nazionali”.

Tra le tante iniziative previste in occasione della Giornata del Riciclo ricordiamo quella di Glovo, la piattaforma di consegne a domicilio, che vede in prima linea i principali Consorzi italiani del riciclo – Corepla, Coreve, Cial e Comieco – con l’obiettivo di sensibilizzare tutti gli attori coinvolti nella filiera del delivery, dagli esercenti commerciali fino al consumatore finale, sul corretto avvio a riciclo dei diversi materiali di imballaggio (plastica, vetro, alluminio e carta). Il progetto prevede il supporto di Glovo ad azioni di ricerca per misurare la diffusione di materiali riciclabili all’interno dei prodotti e del packaging utilizzati per l’asporto e la consegna.

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