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Sta succedendo, per davvero. Fino ad oggi erano stati solo dei sussulti, delle piccole ma percettibili scosse telluriche. Adesso, invece è realtà, allo stato puro. I russi stanno svuotando i propri conti correnti, non più convinti della tenuta di un’economia il cui modello, quello militare-bellico, non sembra più funzionare.

Mosca boccheggia, non è un mistero. Non vende più petrolio e se lo fa, è a prezzi scontati, come nel caso della Cina, alleata del Cremlino ma fino a un certo punto. Non stupisce che, parola del Fondo monetario internazionale, quest’anno l’economia della Federazione non vada oltre un anemico 0,8%. In più l’Europa è ormai prossima a staccare il tubo del gas da Mosca, dopo l’approvazione dei regolamenti propedeutici alla fine della dipendenza energetica dall’ex Urss.

Insomma, l’ora della paura sembra essere arrivata. Ed è stata la stessa Banca centrale russa ad ammetterlo. Nel 2025, il deflusso di fondi dal settore bancario è ammontato a 12,8 miliardi di dollari. Di conseguenza, il deficit di liquidità strutturale negli istituti è aumentato a 14,7 miliardi di dollari, una cifra che riflette direttamente la perdita di fiducia dei depositanti nel sistema finanziario dell’ex Urss. C’è di più. Dall’inizio del 2022, la disponibilità di contante in Russia è aumentata del 40%, con la crescita più significativa registrata tra luglio e settembre 2025. Questo vuol dire che c’è stata nei mesi scorsi un’impennata di prelievi allo sportello o ai bancomat.

E quest’anno non andrà meglio. Secondo le previsioni della stessa Bank of Russia guidata dalla mai troppo allineata Elvira Nabiullina, nel 2026 il deficit di liquidità strutturale presso le banche non solo non diminuirà, ma continuerà a crescere, raggiungendo i 32-45 miliardi di dollari. Ciò indica che il sistema bancario sta entrando in una fase di dipendenza prolungata dal rifinanziamento di emergenza da parte dell’autorità di regolamentazione, perdendo la capacità di accumulare risorse in modo indipendente.

Tradotto, dal momento che ogni banca degna di questo nome si finanzia con la raccolta di denaro e con le commissioni ad essa applicate, questo non sta più accadendo in Russia. I correntisti portano via i propri soldi senza depositarne altri. Era lo scorso luglio quando, come rivelato da questo giornale, tre banche russe di importanza sistematica discussero privatamente della possibilità di chiedere un salvataggio statale entro pochi mesi. La sensazione, però, è che possano a questo punto essere ben più di tre.

2026, fuga dalle banche. I russi rimettono i soldi nel materasso

Lo scorso anno, per stessa ammissione della Banca centrale russa, sono defluiti dagli istituti quasi 13 miliardi di dollari, prelevati dai correntisti allo sportello o al bancomat. E quest’anno il deficit di liquidità del sistema finanziario potrebbe raggiungere i 45 miliardi

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