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Se è vero che le sanzioni alla Russia stanno sgretolando un poco alla volta l’economia della Federazione, allora qualcuno a Mosca avrà pensato che non c’è un minuto da perdere. “Le nostre sanzioni funzionano, il Pil crollerà del 11%, un crollo maggiore che quello prodotto durante il crollo dell’Urss”, aveva spiegato due giorni fa il direttore esecutivo del Servizio esterno dell’Ue, Luc Pierre Devigne, durante la sua audizione alla commissione Esteri dell’Eurocamera. “Inoltre la Russia è sempre più isolata, partner come Cina e India hanno espresso le loro preoccupazioni all’intervento militare. Riteniamo perciò che la strada scelta dall’Ue funzioni e che dobbiamo essere ancora più risoluti, non è questo il momento di cedere”.

Tra le concause del crollo dell’economia russa, l’estromissione dai circuiti occidentali dei sistemi di pagamento dell’ex Urss, con conseguente perdita di un’altissima quantità di transazioni. Anche e non solo per questo Mosca ha allestito a tempo di record un network alternativo a quelli stranieri, il Mir, basato su carte elettroniche con microchip cinesi ma che, almeno per il momento, come dimostra il caso della Turchia, non sta riscuotendo successo. Dunque è arrivato il momento di stringere i bulloni, magari proprio con quella Cina, un po’ alleata e un po’ no e calare un asso.

D’altronde, la stessa guerra in Ucraina non sta andando benissimo e, nonostante il prezzo del gas abbia generato guadagni record per il Cremlino, l’embargo finanziario di Usa e Europa sta facendo il suo dovere. Da questi presupposti nasce l’accelerazione nei confronti del rublo digitale, il cui sviluppo potrebbe incoraggiare altre collaborazioni economiche oltre a quelle con la Cina e costituirebbe una sorta di nuova valuta. L’obiettivo è quello di creare un circuito tutto digitale tra rublo e yuan, su cui peraltro Pechino ha compiuto passi da gigante negli ultimi mesi.

Anatoly Aksakov, il legislatore russo a capo della commissione finanziaria della Duma, la camera bassa del parlamento russo, ha affermato pochi giorni fa che dopo il lancio del rublo digitale all’inizio del prossimo anno, Mosca intende utilizzarlo per diminuire la sua dipendenza dalla finanza occidentale. “Il tema delle risorse finanziarie digitali, del rublo digitale e delle criptovalute è in forte espansione poiché i Paesi occidentali stanno imponendo sanzioni e creando problemi per i bonifici bancari, anche negli accordi internazionali”.

Aksakov ha anche sottolineato che il progetto è fondamentale perché i flussi finanziari possano aggirare i sistemi controllati dai Paesi che mantengono relazioni gelide con la Russia. La Banca di Russia, la banca centrale del Paese e il governo, non sono riusciti a raggiungere un consenso sulla regolamentazione delle criptovalute ma ha affermato di sperare che una legge in merito possa finalmente essere pronta entro la fine del 2022. “Se lo lanciamo altri Paesi inizieranno a usarlo attivamente in futuro e il controllo dell’America sul sistema finanziario globale finirà”.

Sanzioni, Mosca gioca la carta del rublo (digitale)

Le sanzioni occidentali in sei mesi hanno eroso l’11% del Pil russo, devastando l’economia. Per tentare di aggirare i circuiti di pagamento stranieri e creare un blocco monetario antagonista al dollaro, il Cremlino punta a una valuta digitale da mettere a sistema con lo yuan

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