Skip to main content

I francesi direbbero Les jeux sont faits. E forse è proprio così. L’Europa stacca ufficialmente il tubo del gas russo, scrivendo la parola fine su quattro anni di minacce più o meno reali sulla volontà di fare a meno del metano di Mosca. Dopo un primo sì della Commissione europea, lo scorso dicembre, è arrivato l’accordo politico. Con i 27 Paesi membri che hanno adottato ufficialmente (Slovacchia e Ungheria hanno votato contro, mentre la Bulgaria si è astenuta) i regolamenti per la graduale cessazione delle importazioni russe nell’Ue sia di gas naturale da gasdotto che di gas naturale liquefatto. Le nuove norme prevedono anche “misure per monitorare e diversificare efficacemente gli approvvigionamenti energetici”, afferma in una nota il Consiglio Ue, sottolineando che il regolamento rappresenta “una pietra miliare fondamentale per il raggiungimento dell’obiettivo di porre fine alla dipendenza dall’energia russa”.

Insomma, da oggi il mercato dell’energia europeo entra in una nuova dimensione. Fatta, essenzialmente, di gas liquefatto importato per gran parte dagli Stati Uniti (discorso che vale soprattutto per l’Italia), di forniture di metano dall’Africa, anche e non solo grazie alle teste di ponte come Eni e di rincorsa al nucleare, come, ancora, nel caso dell’Italia. D’altronde, ad eccezione della Francia, senza il gas russo e con la domanda di elettricità in aumento complice la sempre maggiore presenza della tecnologia nell’industria e nella vita quotidiana, l’Europa dovrà per forza di cose procacciarsi nuove fonti.

Tornando all’accordo tra i 27 “da oggi, il mercato energetico dell’Ue sarà più forte, più resiliente e più diversificato”, ha affermato il ministro dell’Energia, del Commercio e dell’Industria cipriota, Michael Damianos. “Stiamo abbandonando la dannosa dipendenza dal gas russo e compiendo un passo importante, in uno spirito di solidarietà e cooperazione, verso un’Unione Energetica autonoma”. Nello specifico il regolamento, che a differenza di una direttiva è obbligatorio in tutti i suoi elementi ed è direttamente applicabile in tutti gli Stati membri dal momento dell’entrata in vigore, prevede che l’importazione nell’Ue di gas dalla Russia, sia via tubo che sotto forma di Gas naturale liquefatto venga proibita, con una certa gradualità.

Il divieto si applicherà sei settimane dopo l’entrata in vigore del regolamento, mentre i contratti in essere godranno di un periodo di transizione. Uno stop totale alle importazioni di Gnl avverrà dall’inizio del 2027 e, nelle more, secondo il regolamento, prima di autorizzare l’ingresso di gas nel proprio mercato, gli Stati europei dovranno dunque verificare dove è stato prodotto. In caso di violazione, il regolamento, prevede multe particolarmente salate. Infatti, nella nota, il Consiglio ricorda che il mancato rispetto delle nuove norme può comportare sanzioni massime pari ad almeno 2,5 milioni di euro per le persone fisiche e ad almeno 40 milioni di euro per le aziende, pari ad almeno il 3,5% del fatturato annuo mondiale totale dell’azienda o al 300% del fatturato stimato delle transazioni.

Non è finita. Entro il primo marzo 2026, i Paesi dell’Unione dovranno predisporre piani nazionali per diversificare le forniture di gas e identificare le potenziali sfide nella sostituzione del gas russo. A tal fine, le aziende saranno tenute a notificare alle autorità e alla Commissione eventuali contratti di fornitura di gas russo rimanenti. Tutto bene allora? Sì, ma attenzione perché la partita non è definitivamente chiusa. La Slovacchia, insieme all’Ungheria, presenterà un ricorso contro la Commissione europea. Si vedrà.

Divieto al gas russo e piani nazionali entro il 2026. L'Ue entra nella fase post‑Mosca

Il Consiglio Ue approva il definitivo sganciamento dalle forniture del Cremlino, aprendo la strada a una riassetto continentale degli approvvigionamenti che potrà includere anche il nucleare, oltre a spostare il baricentro su Africa e Stati Uniti. Slovacchia e Bulgaria votano contro e annunciano di voler impugnare la decisione

L’Europa guarda a Delhi. Dalla festa nazionale indiana all’accordo di libero scambio

La visita dei vertici europei a Nuova Delhi segna un passaggio cruciale nel rilancio del partenariato Ue-India, con l’obiettivo di sbloccare un accordo di libero scambio strategico per l’autonomia economica europea. In un contesto di tensioni transatlantiche e riallineamento globale delle catene del valore, l’intesa con l’India emerge come leva politica, economica e geopolitica di lungo periodo

Pasdaran terroristi. L'Italia al lavoro in Ue mentre la Lincoln arriva in Medio Oriente

L’Italia vuole che l’Unione Europea prenda una posizione più dura sulla brutale repressione dell’Iran sulle proteste a livello nazionale, proprio mentre gli Stati Uniti stanno posizionando una grande forza navale vicino al Medio Oriente in risposta ai disordini

L'abbraccio Forza Italia-Azione può arginare gli estremismi. Segatori spiega perché

Il dialogo tra Forza Italia e Azione, emerso all’incontro di Milano, segnala, secondo Roberto Segatori, la necessità di ridefinire il posizionamento politico dell’Italia in un contesto internazionale instabile e di superare le attuali imperfezioni dei partiti. Forza Italia occupa oggi lo spazio più centrale, mentre Azione intercetta una domanda liberale e riformista ancora incompiuta. L’operazione può rafforzare il centro e fare da argine agli estremismi, ma richiede meno personalismi e una maggiore laicità politica 

Rotte polari e interessi nazionali, vi spiego la posizione italiana sull’Artico. Parla Rauti

Lo scioglimento dei ghiacci sta trasformando l’Artico da margine geografico a snodo centrale degli equilibri globali. Rotte polari, competizione tra grandi potenze e sicurezza delle infrastrutture ridisegnano il legame tra Grande Nord, Mediterraneo ed Europa. Intervistata da Airpress, la sottosegretaria alla Difesa Isabella Rauti ha illustrato la strategia italiana in questo teatro

Con Pax Silica la politica industriale torna al centro della politica estera. L'analisi di Torlizzi

Di Gianclaudio Torlizzi

La sicurezza nazionale nel XXI secolo passa dalla sicurezza economica e industriale, denunciando il divario tra analisi strategica tradizionale e realtà delle supply chain e delle tecnologie critiche. Pax Silica viene letta come il segnale che gli Stati Uniti stanno integrando definitivamente politica industriale e politica estera, costruendo alleanze fondate sulla capacità produttiva condivisa. L’analisi di Torlizzi

Cosa c'è dietro l'addio di General Motors alla Cina

Il costruttore americano ha spostato parte della produzione dal Dragone al Kansas, essenzialmente per due motivi. Primo, le pressioni della Casa Bianca sulle case automobilistiche e, secondo, il caos tutto cinese sui sussidi alle auto elettriche che ha reso la permanenza in Cina quasi impossibile. Il richiamo al caso Pirelli

Isis, Russia, Cina. Quale convivenza oltre la tregua in Siria

Pechino non resterà fuori dalla partita, come dimostra la storica visita del ministro degli Esteri siriano Asaad al Shaibani a Pechino. Ma se tutti lavoreranno, come sembra, in Siria allora come sarà possibile evitare lì i riverberi delle tensioni fra i singoli stati coinvolti?

Abu Dhabi non basta a fermare la guerra. (Poche) novità sul negoziato

Da Vilnius Zelensky conferma che i colloqui di Abu Dhabi hanno ridotto alcune distanze tecniche, ma non quelle politiche. La trattativa procede in parallelo a una nuova ondata di attacchi russi contro le città ucraine, evidenziando la distanza tra diplomazia e realtà del conflitto

Fuori i cinesi da Panama. Lo scenario che può cambiare la partita per il Canale

Dopo mesi di braccio di ferro tra il governo di Pechino e la cordata americana guidata da BlackRock, che vuole rilevare gli scali panamensi subentrando al gruppo cinese Ck Huthcinson, la Corte suprema locale potrebbe decidere di far decadere la concessione in mano al Dragone. Fornendo ai potenziali nuovi acquirenti un assist non da poco

×

Iscriviti alla newsletter