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Se ne è andato Jean Paul Fitoussi. Ci mancherà molto. Non solo per la sua straordinaria capacità di ragionare di economia senza dimenticare mai società ed uguaglianza ma anche per quel suo continuo guardare avanti alla ricerca del nuovo. E, poi per la grande capacità di stabilire rapporti personali in cui la sua naturale simpatia trasformava la discussione accademica in amicizia e solidarietà di lunga durata.

La sua curiosità verso il nuovo e la ricerca di strade diverse è stato un modo di essere sia della sua attività di professore a Sciences Po, che della direzione dell’OFCE, Osservatorio francese della congiuntura economica nonché della sua attività di ricerca che si è sviluppata in giro per il mondo e che ha visto in Ned Phelps e nella Columbia University di New York il principale punto di riferimento.

Emblematico del suo atteggiamento è stato l’impegno assieme ai Nobel Stiglitz e Sen, nella Commissione per le perfomance economiche ed il progresso sociale, verso una rivisitazione degli indicatori, che nel superare lo strumento del Pil fossero i più adatti a definire il livello di benessere delle popolazioni. Altrettanto vale per il suo impegno di europeista convinto ma allo stesso tempo critico di un’Europa assai poco capace di integrare a livello macroeconomico la politica monetaria con una politica fiscale capace di influenzarne lo sviluppo, così come di provvedere ai cittadini i beni pubblici necessari a migliorarne il benessere.

È stato per questa ragione, e non solo perché keynesiano convinto, una strenuo oppositore delle politiche di austerità. Ne vedeva i limiti, poi confermati dai loro stessi sostenitori a cominciare da Fondo monetario internazionale e Banca Mondiale. La sua grande attenzione agli equilibri sociali gli ha fatto dire di recente che l’inflazione in atto può rischiare di far esplodere la bolla della pace sociale ed è per questo che, a fronte delle crescenti disuguaglianze, occorre una grande politica redistributiva capace di spostare risorse dai ricchi ai poveri.

Ma quello che mi ha sempre colpito in lui, nelle tante occasioni di confronto che abbiamo avuto, è stata la sua maniera di mettersi a guardare il mondo dal buco della serratura, in maniera originale e diversa. Basta pensare al suo libro sul “teorema del lampione”, che dice molto della sua personalità di uomo e di studioso. Benessere e sostenibilità piuttosto che le politiche di austerità, diceva Jean Paul, dovrebbero essere in cima agli obiettivi dei policy maker. L’ubriaco che cerca di trovare, alla luce del lampione, le chiavi che gli sono cadute di tasca non le troverà se la luce del lampione non illumina l’area dove sono cadute.

Occorre, perciò, concentrare la luce del lampione sui temi giusti se si vuole rispondere alle sfide che vanno affrontate oggi nel mondo. Si tratta di un importante lascito di Jean Paul che con esso ci ammonisce a non essere schiavi di idee precostituite e si coniuga con la grande apertura del suo carattere e la sua disponibilità ad interagire con tutti con grande intelligenza e cordialità. Ciao Jean Paul.

Cosa ci lascia l'amico Fitoussi. Il ricordo di Paganetto

Luigi Paganetto ricorda l’economista francese, uomo intelligente e cordiale, il suo modo di guardare il mondo in maniera sempre originale e diversa dagli altri. Basta pensare al suo libro sul “teorema del lampione”, che dice molto della sua personalità. Uno studioso che metteva benessere e sostenibilità prima di tutto

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