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Ci sono nuove informazioni su movimenti di forze straniere in Ucraina che la Russia potrebbe spostare per sostenere la propria campagna militare. Ferma a un punto morto, tale che da Mosca iniziano a uscire informazioni sul ridimensionamento degli obiettivi — si parla di un focus sull’Est.

La più affascinante arriva dalla Novaya Gazeta, giornale di opposizione russo, noto al mondo per gli articoli di inchiesta sulle brutalità russe in Cecenia firmati da Anna Politkovskaja, giornalista uccisa a Mosca nel 2006 dopo aver fatto uscire molte altre indagini scabrose che sono state utilissime per delineare i contorni di quella commistione corrotta di funzionari dei servizi segreti e oligarchi che costituisce il sistema putiniano.

Secondo la Gazeta, nel tempo ridimensionata dalle purghe di Vladimir Putin, la compagnia militare privata Wagner ha avuto colloqui con la milizia sciita libanese Hezbollah per l’invio di combattenti in Ucraina. Stando a quanto pubblicato, avrebbero accettato di inviare 800 combattenti del Partito di Dio dal Libano all’Ucraina per operazioni di combattimento. Duecento dovrebbero arrivare entro la fine di marzo.

Non è possibile confermare indipendentemente certe ricostruzioni, che vanno inquadrate anche con l’infowar del conflitto. I combattenti di Hezbollah sono miliziani formati e armati dai Pasdaran, considerati terroristi dagli Stati Uniti, che hanno relazioni con la Russia e con il Wagner Group sviluppate sopratutto in Siria, dove hanno condiviso il fronte contro i ribelli per salvare la vita (non solo politica) al rais Bashar el Assad. Evocarli sul contesto ucraino serve anche a ricostruire un’internazionale del male alle spalle della guerra di Putin.

Un modo per comunicare quanto Mosca sia in pessima compagnia. Serve per altro anche a mettere in crisi i tentativi russi di agganciare in qualche modo il consenso, tramite il mondo della produzione petrolifera, i Paesi del Golfo — che Hezbollah detesta perché rubano spazi di influenza in Libano e perché sono le monarchie di riferimento del sunnismo, contro cui hanno odio ideologico. E anche per mettere in difficoltà Mosca davanti a Israele, mediatore e interlocutore che con Hezbollah è in guerra aperta dal 2006.

Ora, detto che questa di Hezbollah potrebbe facilmente essere una storia affascinante ma non troppo reale, più realistica sembra la ricostruzione del New York Times sui movimenti della Wagner. Prima di andare avanti va detto che, secondo molte affidabili analisi, il Wagner Group è una società che il Cremlino usa per il lavoro sporco — ossia per compiere attività senza insegne a plausible deniability. Mosca nega legami.

Ora quel lavoro sporco potrebbe servire in Ucraina orientale, che la Russia ha individuato come priorità in un apparente focalizzazione al ribasso che potrebbe essere un bluff oppure un modo per trovare la via di raccontare una campagna militare disastrosa come una vittoria — o entrambi. I mercenari russi con esperienza di combattimento in Siria e Libia si stanno preparando ad assumere un ruolo sempre più attivo in questo schema.

Il numero dei paramilitari russi dovrebbe più che triplicare fino ad almeno mille combattenti da circa 300 un mese fa, poco prima dell’invasione, ha detto un funzionario statunitense al Nyt. Il funzionario ha aggiunto che i mercenari si concentreranno sulla sconfitta delle forze ucraine nella regione del Donbas, dove i separatisti sostenuti dalla Russia stanno combattendo una guerra dal 2014, ma saranno schierati anche altrove in Ucraina orientale.

Gli effetti di questi schieramenti sono tutti da valutare. Innanzitutto potrebbero aumentare le violenze, compiendo operazioni che le forze regolari non possono compiere perché andrebbero incontro a denunce per crimini di guerra (per altro già arrivate comunque). L’aumento delle attività della Wagner potrebbe anche portarsi dietro l’avvio di attività ibride trasformando l’invasione in una campagna meno convenzionale. Potrebbero aumentare i false flag, che la Wagner ha specializzazione nell’organizzare (in questo la preoccupazione è nell’uso di armi chimiche).

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