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“La guerra ucraina dimostra che la guerra convenzionale non funziona più” e Vladimir Putin “passerà presto alla guerra non convenzionale”. E una guerra non convenzionale per il presidente russo “assomiglia a Grozny e Aleppo”. Ne è convinto Sean McFatesenior fellow all’Atlantic Council, esperto di politica estera, un passato da paracadutista e ufficiale nella 82° Divisione aviotrasportata dell’Esercito degli Stati Uniti, poi da contractor privato. “Nessuno usa la guerra convenzionale perché è più costosa” rispetto a strumenti come “disinformazione e negabilità plausibile sul terreno usando Spetsnaz e mercenari”, continua parlando con Formiche.net.

Quello che dipinge è un prossimo futuro sul campo in Ucraina, qualcosa che ricorda situazioni “nefaste” come quelle viste in Cecenia e in Siria. Si parla in effetti di sirianizzazione del conflitto, che per molti aspetti significa l’arrivo sul terreno di forze straniere, l’inizio di combattimenti urbani, l’aumento dell’infowar e delle brutalità (qualcosa già visto in Cecenia).

Come più volte raccontato su queste pagine, le intelligence americane e inglesi avevano previsto l’invasione russa dell’Ucraina e aveva lanciato messaggi inequivocabili e ad alta voce. “La condivisione dell’intelligence buona cosa”, osserva McFate. “Viviamo nell’era dell’informazione”, quindi, “l’informazione è lo strumento dominante del potere”. Il campo dell’information warfare è particolarmente attivo nella guerra di Putin: è parte dell’impegno tattico russo, seguendo la narrazione strategica putiniana, ma anche in questo teatro la Russia ha trovato un’opposizione consistente nelle capacità comunicative del presidente ucraino Volodymyr Zelensky.

È fondamentale, spiega McFate, rispondere alla Russia, che “è una superpotenza della disinformazione”. Come? “Quello che il Regno Unito e gli Stati Uniti hanno fatto è affrontare la disinformazione usando la loro intelligence, una sorta di spoiler dei nefasti attacchi russi. Questo è un esempio delle nuove regole della guerra. È l’informazione, stupido! Non soltanto le bombe”, aggiunge citando il titolo del suo ultimo libro, The new rules of war.

Secondo McFate le sanzioni servono ma non bastano. “La guerra che possiamo fare contro Putin dovrebbe essere subdola, per creare tensioni, sfiducia e far preoccupare la Russia sulla sua sicurezza interna”, dice. “Per esempio, Putin odia le rivoluzioni di colore, quindi iniziamo a farne qualcuna. Ci sono Stati ai confini della Russia che storicamente odiano l’impero russo, sosteniamoli. Ci sono molte cose che potremmo mettere in piedi per farlo preoccupare della sicurezza del suo regime, in modo che si ritiri volontariamente dall’Ucraina”, aggiunge. I recenti toni duri del presidente statunitense Joe Biden – Putin “un macellaio”, “per l’amor di Dio, quest’uomo non può rimanere al potere” – sembrano confermare il tentativo di indebolire la leadership russa, già in difficoltà per via dell’isolamento internazionale a cui l’Occidente ha costretto la Russia con le sanzioni e per l’alto numero di soldati morti nell’invasione.

Infatti, “bisogna ricordare che la Russia è una società che molto allergica ai morti, odia vedere i suoi soldati tornare a casa in sacchi di plastica”, continua McFate. “Putin vuole nascondere i costi della guerra in termini di sangue. E l’Ucraina è intelligente, perché sta cercando di rendere ciò pubblico. Noi possiamo aiutarla”. Il Cremlino ha un problema con i morti: non può giustificare le vittime perché ha raccontato alle sue collettività che si trattava di un’“operazione speciale” rapida e indolore. Allo stesso non può farlo per non sembrare debole. E però il numero delle vittime potrebbe essere altissimo, alcune valutazioni parlano di oltre 10.000 morti russi in un solo mese di guerra, e molti di loro sono stati abbandonati sul campo.

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