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Denis Verdini si trova in una posizione invidiabile: conosce i giochi parlamentari come pochi altri e in più è amico e consulente fidato sia di Silvio Berlusconi sia di Matteo Salvini. In più, può vantare un ottimo rapporto anche con Matteo Renzi, che col suo gruppetto di Italia Viva si trova in una posizione determinante per far pendere la bilancia da una parte e dall’altra.

Per tutte queste ragioni, una lettera aperta di Verdini a Fedele Confalonieri e Marcello Dell’Utri, pubblicata su un quotidiano locale, Il Tirreno, ha fatto rapidamente il giro delle redazioni e ha messo in subbuglio il mondo (e il sottomondo) politico in questa convulsa vigilia pre-elettorale. Il ragionamento di Verdini è logico sicuramente, ma soprattutto evidenzia con precisione il pericolo che la candidatura di Berlusconi porta con sé per l’intero centrodestra. E quindi anche per Matteo Salvini, che rischia di perdere una partita politica per lui importantissima senza nemmeno aver giocato. Di qui la supplica che, tramite i suoi due amici storici, Verdini fa al leader azzurro di pretendere sì lealtà dai suoi alleati ma non quella cieca fedeltà che potrebbe portarli a schiantarsi con lui. Il che, per il centrodestra, potrebbe significare una sconfitta le cui conseguenze durerebbero per anni.

Sgombriamo subito il campo dagli equivoci: Salvini e compagni non potevano sottrarsi alla richiesta di Berlusconi di appoggiarlo. E ciò non solo per gratitudine e non certo per sudditanza o “sottomissione”, come qualcuno ha pure scritto, ma per un semplice motivo politico: senza Forza Italia, pur nelle sue esigue dimensioni attuali, il centrodestra difficilmente diventerebbe maggioranza un domani. Oltre che, fra l’altro, una Forza Italia che decidesse di passare allo “schema Ursula” anche in Italia, chiuderebbe probabilmente le porte alla destra lo stesso per molti anni a venire. L’arma di ricatto, diciamo così, che ha in mano Berlusconi non è perciò irrilevante.

Verdini chiede un atto di generosità al Cavaliere: lasciare a Salvini le mani libere qualora, accorgendosi di non avere i numeri, decidesse di fare marcia indietro. E cioè di fugare subito le voci che si rincorrono e che vorrebbero un piano B del Cavaliere già pronto, e tenuto in segreto agli alleati (i nomi che circolano sono quelli di Mattarella, Draghi, Amato). Si può perciò dire che Verdini abbia messo il dito nella piaga, toccato il vero punto di attrito fra i leader del centrodestra. Molto più scettici bisogna però essere sul risultato della sua richiesta.

Anche in questo caso, non essendo la generosità categoria politica, bisognerebbe che il Cavaliere si rendesse conto che seguire il consiglio o la “via Verdini”, cioè fare un passo indietro qualora l’“operazione scoiattolo” non giungesse a buon termine, sia per lui più conveniente, se non politicamente, almeno da un punto di vista storico, cioè dell’immagine che lascerà. A che serve fare il king maker di un Presidente della Repubblica da solo, con il risultato di tener fuori i suoi alleati? Che senso ha appoggiarsi alla sinistra e sconfessare in questo modo tutta una storia politica giocatasi a destra, quasi che una destra senza di lui semplicemente non possa esistere in Italia?

In sostanza, Verdini propone un patto fra gentiluomini fra Cavaliere e Capitano: l’uno, come azionista di maggioranza dell’alleanza,  promette pieno appoggio alla sua candidatura; l’altro, qualora essa per un motivo e per l’altro naufragasse, si impegna a lasciare al leader della Lega l’onore e l’onore di giocarsi la sua partita.

Vediamo come andrà a finire, ma è qui davvero che si gioca il futuro di una destra di governo in Italia. Quella destra che proprio di Berlusconi è stata, ormai trent’anni fa, invenzione. E che non può essere oggi da lui stesso uccisa in una sorta di “Muoia Sansone con tutti i filistei”.

Un patto per il Quirinale. La proposta di Verdini nella bussola di Ocone

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